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 2026  gennaio 16 Venerdì calendario

"La lettura non è in crisi, però si pubblica troppo": intervista a Stefano Mauri, Ad del gruppo editoriale Gems

Stefano Mauri, milanese, classe 1961, lei è laureato in Lettere, ma a capo di Gems – che comprende 11 case editrici tra cui Longanesi e Garzanti – ha dimostrato di saper mantenere i conti in ordine.
Sin da ragazzo ho sempre avuto l’hobby della programmazione. Mi è stato utile per inquadrare i problemi con logica. Non dimentichi poi che sono figlio di Luciano, patron storico di Messaggerie, che mi ha istruito sulla gestione finanziaria. E quando approdai alla Longanesi nel 1988 – in una crisi generalizzata di svariati editori, non ultimo il commissariamento della Einaudi –, l’attenzione per l’equilibrio economico era un imperativo per noi giovani manager.
A ottobre ha festeggiato i vent’anni da amministratore delegato. Oggi siamo a 20 milioni di copie vendute all’anno per un fatturato di 200 milioni di euro.
Sono orgoglioso di non avere mai preso decisioni contrarie ai miei principi così come di avere scoperto nuove voci della nostra narrativa. Altrettanto di avere co-fondato Bookcity a Milano o di avere contribuito alla nascita del Fatto: mi sovviene quando, ricevuto da Napolitano, il presidente tentò di sondarmi sui rilievi che allora gli muoveva il giornale. Tenni cordialmente il punto salutando come una benedizione che un quotidiano svolgesse il suo compito: criticare il potere. Niente di personale.
Molti lamentano che gli editori puntino solo al profitto e che non ci sia più spazio per ricerca e sperimentazione.
Se è vero che ci sono meno testi iper-letterari, è altrettanto vero che ne è calata drasticamente la domanda. Noi comunque pubblichiamo libri importanti che prevediamo già in perdita, ma certo occorre contingentarli per non compromettere i bilanci.
Diversi editori scelgono di pubblicare meno.
Noi abbiamo l’11% come quota di mercato con duemila novità ogni dodici mesi. Significa che l’editoria potrebbe stare in piedi con 20 mila titoli l’anno, anziché 80 mila. Nel mare magnum ci sono titoli che non rispondono alle logiche di mercato, magari propiziati da enti, fondazioni o peggio ancora, da scambi di favori.
Dal suo osservatorio la crisi esiste oppure siamo alle solite lagnanze?
La crisi non c’è perché il desiderio di leggere libri è inalterato. Il calo temo sia dovuto all’abolizione della 18App. Concedere ai maggiorenni un bonus di 500 euro aveva favorito la voglia di libri, rivitalizzato editori e librerie. Ha consentito in pochi anni alla Generazione Z di orientare nuovi gusti, di incidere sulle classifiche.
Benedetti i giovani, dunque.
Con i social hanno modificato il passaparola sui libri. Dopo la pandemia si sono create comunità che prima non esistevano. Tanti adolescenti hanno di fatto espresso le loro identità attraverso i libri letti e condivisi. È cool leggere!
Sono perlopiù le donne a tenere in piedi il mercato.
Vero. Cercano emozioni, cercano romanzi di intrattenimento capaci di farle sognare. Ed è calato il bisogno dei saggi, complice internet.
Così come sono le scrittrici a scalare le classifiche: avete pubblicato tra gli altri i successi di Stefania Auci ed Erin Doom.
Ci piace fare scouting, portare alla luce nuovi talenti: sono per lo più nostre le esordienti best-seller degli ultimi anni. Peraltro prevalentemente meridionali: il Mezzogiorno resta un serbatoio di storie.
Ha tempo per leggere i libri che pubblica?
Donato Carrisi è una mia scoperta. Luigi Bernabò, noto agente letterario purtroppo scomparso, affidò a me e non agli editor Il suggeritore che poi uscì nel 2009. Lo lessi in un weekend e contattai subito l’autore per il contratto. A marzo pubblichiamo Love Mom di Iliana Xander, thriller conteso alla fiera di Londra. L’ho letto, mi ha rapito e ho offerto più di tutti gli altri per acquisirlo.
Ci sono autori che avrebbe voluto nei vostri cataloghi e che le sono sfuggiti?
Certo che sì. Il fiuto può fare cilecca. Pur avendo offerto per comprarli, ci è mancato il coraggio di fare l’offerta vincente per Dan Brown, la saga di Twilight, Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson…
A fine mese c’è il tradizionale appuntamento con la Scuola dei librai a Venezia con un focus su Intelligenza artificiale e Intelligenza editoriale. L’IA è una risorsa o un pericolo?
Penso che IA possa essere un utile strumento in più nelle mani di traduttori e illustratori che padroneggiano la materia e sono in grado di evitare i grossolani errori di cui IA è capace.
Se invece vi ricorressero scrittori e scrittrici del suo gruppo?
Non credo affatto che l’IA mortifichi la creatività. Può fornire spunti utili, idee interessanti. L’importante è riuscire a usarla anziché esserne usati.