repubblica.it, 16 gennaio 2026
Afghanistan, spaccatura al vertice dei talebani. Colpa dello scontro sul blackout internet
"Come conseguenza delle nostre divisioni, l’emirato crollerà e finirà”. A pronunciare queste parole in un discorso segreto in una madrassa, nel gennaio 2025, era Hibatullah Akhundzada, leader supremo dell’Afghanistan. L’audio del suo intervento, registrato clandestinamente e fatto pervenire alla Bbc, ha messo in moto un’inchiesta della radiotelevisione britannica durata un anno che, attraverso più di cento testimonianze anonime di dirigenti e comandanti afghani, conferma l’esistenza di una profonda spaccatura al vertice dei talebani. Se ciò causerà o meno la fine dell’emirato islamico resta da vedere, ma è una insolita rivelazione di dissenso all’interno dell’apparentemente monolitico governo che nel 2021 ha ripreso il potere, dopo il ritiro delle forze americane e vent’anni di guerra.
Un sintomo evidente di contrasti era venuto nel settembre scorso, quando improvvisamente il leader supremo aveva messo al bando internet e telefonini in tutto il Paese, ma appena tre giorni dopo il web e le comunicazioni cellulari erano state reinstaurate, senza che fosse data alla popolazione o alla comunità internazionale alcuna spiegazione di cosa era successo. A rivelarlo è ora la Bbc.
Lo scontro sul digitale, afferma un ampio servizio del network pubblico britannico, è stato l’effetto più recente delle divisioni a cui alludeva il discorso segreto del numero uno dei talebani. In pratica, in Afghanistan esistono due fazioni: una diretta dal leader supremo Akhundzada, con base a Kandahar; l’altra, di cui fanno parte importanti ministri, che rimane nella capitale Kabul. La prima fazione vuole tagliare fuori completamente l’Afghanistan dal mondo, creando una rigida forma di islamismo medievale.
La seconda fazione, pur predicando a sua volta una versione fondamentalista dell’Islam, ritiene necessario avere rapporti economici e politici con il resto del pianeta. Per questo, e per gli affari privati con cui si arricchisce, Kabul ha naturalmente bisogno di internet. E mentre la corrente di Kandahar rimane assolutamente contraria a qualsiasi ruolo per le donne nel campo dell’istruzione (al di sopra della scuola elementare) e del lavoro, quella di Kabul sembra favorevole a ripristinare lo studio e l’impiego per le donne.
Da un lato c’è Akhundzada, un leader politico-religioso che sostiene di prendere ordini soltanto da Allah e che ha spostato a Kandahar servizi di sicurezza ed armi per consolidare la propria posizione. Dall’altro ci sono potenti ministri, non esattamente dei moderati ma perlomeno descritti come “pragmatici”, quali il premier Mohammad Akhund e il vicepremier Abdul Barada (il negoziatore capo della pace con gli Usa).
Un dettaglio significativo del duello fra le due fazioni, afferma la Bbc, è che due uomini inizialmente vicini al leader supremo, il temuto comandante militare Sirajuddin Haqqani e Yakub Mujahid, figlio del Mullah Omar (il fondatore dei talebani, colui che diede ospitalità a Osama bin Laden prima dell’attacco terroristico di al Qaeda all’America l’11 settembre 2001), sono stati successivamente da lui allontanati e sminuiti. Ora potrebbero entrambi appoggiare la fazione governativa di Kabul. Forse per questo l’Fbi ha recentemente tolto la taglia da 10 milioni di dollari che aveva messo sulla testa di Haqqani.
Ufficialmente, i talebani smentiscono ogni divisione, ribadendo che unità e obbedienza al leader supremo sono nel Dna del loro regime islamico. Se esiste qualche diversità di opinione, assicurano, si tratta di normali “dissidi in famiglia”. Ma altre fonti parlano di una lotta “tra l’Afghanistan di Kandahar e quello di Kabul”. E c’è il monito del leader supremo fatto arrivare alla Bbc: “Queste divisioni faranno crollare l’emirato”. Parole tanto più rare in bocca a un uomo che solitamente preferisce esprimersi soltanto a gesti.