Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  gennaio 16 Venerdì calendario

Trump cancella la missione per portare i campioni di roccia di Marte sulla Terra: potrebbero confermare (o smentire) la vita sul Pianeta Rossa

E alla fine, l’amministrazione Trump ha tolto ogni speranza a chi ambiva a esaminare i campioni raccolti dai rover su Marte, così da comprendere se il passato del Pianeta Rosso nascondesse qualche forma di vita. La missione della Nasa, la Mars Sample Return, è stata infatti cancellata dalla Legge di Bilancio statunitense, che non prevede alcun finanziamento in tal senso. «Sebbene il provvedimento debba essere approvato da entrambe le Camere del Congresso e trasformato in legge, di fatto segna la fine dell’Msr», si legge sul sito dell’agenzia spaziale.
Lo scorso settembre nel corso di quella che si è rivelata una delle conferenze più avvincenti degli ultimi tempi della Nasa, è stata annunciata la scoperta «più vicina mai ottenuta» su un’eventuale presenza passata di vita su Marte. Gli scienziati hanno affermato: «Non troviamo altre spiegazioni per chiarire l’origine di queste rocce». Per avvalorare (o confutare) questa teoria, era dunque necessario, anzi, fondamentale, portare sulla Terra gli esemplari della roccia, Cheyava Falls, per rispondere a molte domande. Ma tutto è rimandato a data da destinarsi.
Il secondo mandato di Trump non ha lesinato tagli ai vari reparti scientifici, dallo spazio al clima. Forse anche per questo motivo, nel corso della conferenza di settembre, il Segretario dei Trasporti e all’epoca amministratore ad interim della Nasa Sean Duffy ha sottolineato che il rover Perseverance che ha raccolto i campioni, è stato inviato alla volta di Marte nel 2020, nel corso del primo mandato di Donald Trump. E buona parte del successo della missione dipende proprio dal comandante in capo attuale della Casa Bianca.
Tuttavia, nonostante il taglio alla missione per consegnare agli scienziati sulla Terra i campioni, non è stato previsto quanto ipotizzato dall’amministrazione statunitense, che anziché subire un taglio dei finanziamenti del 50%, ha visto decurtare il budget dell’1%, per un totale di 7,25 miliardi di dollari. Dei quali 110 milioni erano previsti per future missioni marziane. 
Parte dei campioni raccolti avrebbero potuto dipanare molti dubbi. Restano ora custoditi all’interno di un sistema di raccolta e stoccaggio di Perseverance. La comunità scientifica non era ottimista su quella battezzata come la missione Mars Sample Return (MSR). L’amministrazione Trump ha infatti mantenuto la promessa dello scorso maggio di annullare proprio questa parte della missione. 
Come riporta Scientific American, l’Office of Management and Budget (OMB) della Casa Bianca ha proposto di tagliare di un quarto i finanziamenti principali della Nasa, dimezzare il budget scientifico dell’agenzia ed eliminare il MSR. Secondo l’OMB il budget per la missione è elevato e gli obiettivi di ritorno dei campioni saranno «conseguiti da missioni umane su Marte». Futuri finanziamenti permettendo.
«Abbiamo lavorato per decenni per cercare di far sì che ciò accadesse» ha affermato la geologa planetaria del Southwest Research Institute in Colorado, Vicky Hamilton. Ma anche se la missione non fosse stata cancellata, l’arrivo a Terra dei campioni potrebbe essere complicato. Sono diverse le opzioni che sono state vagliate dalla Nasa, ma non esistono ancora proposte concrete. Anche se sono almeno 25 anni che l’agenzia spaziale ha intensificato gli sforzi che hanno portato alla missione MSR. 
Nel 2000 Scott Hubbard, quello che viene anche chiamato “lo Zar di Marte” aveva l’incarico di risollevare le sorti del programma Mars, di cui era direttore e che negli anni ‘90 aveva subito la perdita di due orbite e un lander. «Ho portato il programma esistente alle radici, quasi un foglio di carta», dice Hubbard. La priorità assoluta, dice, era scoprire: «La vita è mai esistita su Marte, e potrebbe esserci ancora oggi?».
La roccia di Cheyava Falls «contiene la nostra prima rilevazione certa di materia organica», ha affermato a Scientific American Kenneth Farley, scienziato del progetto Perseverance, del California Institute of Technology. Le macchie presenti sulla roccia, parte di una collezione di 43 campioni, «potrebbero essere associate all’antica vita marziana» e questo le rende «il campione più interessante di tutta la nostra collezione». Briony Horgan, scienziata planetaria della Purdue University e parte del team scientifico di Perseverance ha spiegato che i campioni «contengono potenziali firme biologiche» che li rendono così preziosi.
Ma se la vita fosse presente su Marte, seppur in forma microbica, non è l’unica domanda a cui questi campioni potrebbero rispondere. Ad esempio si potrebbe scoprire il motivo per cui Marte è privo di campo magnetico e quasi nessuna atmosfera. E ancora, le informazioni potrebbero anche supportare la ricerca di altri mondi abitabili nel sistema solare. Le domande e le incertezze sono molte, ma le risposte possono arrivare solo con l’approdo a Terra della missione, che porterebbe alla conclusione di decenni di studi e sforzi. Tra a separare la Terra e Marte non ci sono solo milioni di chilometri, ma anche miliardi di dollari (dai 5 agli 11). Anche tra gli scienziati c’è chi considera l’impatto economico eccessivo. L’ex senatore ed ex amministratore della Nasa Bill Nelson nell’aprile del 2024 ha fatto così che il MSR fosse posticipato al 2040, con dieci anni di ritardo rispetto al previsto e con la comprensibile delusione di chi aspettava l’arrivo dei campioni con impazienza.
Ma se budget e politica si mettono di traverso, c’è anche una finestra di tempo da considerare. Ora la possibilità che va a configurarsi è che non sia la Nasa a portare a Terra gli esemplari, dal momento che, nel corso dell’amministrazione Biden, si sono inserite con delle proposte (segrete) anche SpaceX e Blue Origin per portare a termine la missione. Proposte che sono coincise con il termine dell’esecutivo Biden e che comunque annovera razzi, come Starship, che non sono ancora pronti. Rocket Lab ha fatto la sua proposta: con i suoi 4 miliardi di dollari di “preventivo” sarebbe stata la soluzione più “economica”. Ma c’è anche la Cina in corsa per aggiudicarsi il merito, con la missione Tianwen-3, che vede la possibilità di ammartare nel 2028 e portare i campioni sul suolo terrestre nel 2031. Ci sono altri problemi, però.
La cancellazione della missione “ha colpito” anche l’Europa. L’Esa (Agenzia Spaziale Europea) avrebbe infatti dovuto fornire il veicolo Earth Return Orbiter per recuperare i campioni e portarli a Terra. Secondo l’astrobiologo John Robert Brucato, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e collaboratore associato degli strumenti Sherloc e SuperCam a bordo del rover Perseverance, la cancellazione equivale a «perdere un’occasione estremamente importante per la ricerca scientifica e vanificare tutte le conoscenze e le attività sviluppate negli anni. Si tratterebbe di una grossa perdita dello slancio che gli Stati Uniti, insieme all’Europa, avevano intrapreso». «La ricerca di segni di vita su altri pianeti è uno dei temi fondamentali della ricerca scientifica; centinaia di ricercatori di tutto il mondo sono coinvolti in questi studi e si stanno preparando da anni ad accogliere i campioni marziani e a condurre analisi in laboratorio molto accurate, in grado di decifrare i segni di una vita microscopica».

Perseverance ha inoltre poco meno di 10 anni di autonomia. Se la missione non fosse stata cancellata, sarebbe servito un lander, che avrebbe richiesto quattro o cinque anni di costruzione
. Le provette con i campioni invece, possono durare anche 50 anni, con l’eventualità che Perseverance li lasci cadere sul suolo marziano, in attesa di una raccolta umana o dell’intervento di una missione di un’altra nazione. Possibilità accolta con favore dall’ex capo scienziato della Nasa Jim Green, già direttore della Divisione di Scienze Planetarie della Nasa dal 2006 al 2018. Nel caso in cui fosse onere e onore della Cina, Green ha affermato che non c’è nulla che indichi che siano «Proprietà degli Stati Uniti».