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 2026  gennaio 16 Venerdì calendario

Se l’illegalità di stato va a bilancio

In politica, nell’informazione, e a maggior ragione all’incrocio tra politica e informazione, comanda chi impone l’agenda. Dunque non deve sorprendere il daltonismo che impone la (giusta) considerazione di alcuni dati, ma che eclissa la considerazione altrettanto impellente di dati analoghi.
Uno dei numeri che va per la maggiore in questo periodo, soprattutto da parte dei fautori del Sì al referendum che lo ritengono pertinente appunto alla modifica dello status del Csm e dell’assetto ordinamentale di pm e giudici, è ad esempio 32.263: il numero delle persone che in 33 anni, dal 1992 a oggi, con 253 euro per ogni giorno di carcere o 118 euro per ogni giorno di domiciliari sono state indennizzate dallo Stato a ristoro di una loro ingiusta detenzione.
In numero quasi analogo, e non in 33 anni ma solo negli ultimi 7 anni dal 2018 a oggi, 28.971 persone sono state indennizzate dallo Stato (con 1 giorno di riduzione della pena ogni 10 giorni trascorsi in cella, o con 8 euro al giorno in caso di pena già espiata) a ristoro del fatto che lo Stato li abbia detenuti nelle carceri in «condizioni inumane o degradanti», secondo i parametri della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che nel 2013 condannò l’Italia che non rispettava l’indispensabilità di almeno 3 metri quadrati a testa. Eppure questo numero di indennizzi, diversamente dall’altro così baldanzosamente impugnato dalla politica, sembra non esistere. Come se queste altre persone – i detenuti – non fossero anch’esse, e prima di tutto, appunto persone. O come se eclissare questo numero servisse a sorvolare su altre evidenze statistiche: a cominciare dal numero di interviste date, di piani carceri proclamati, e di leggi risolutive annunciate, largamente superiore in questa legislatura all’incremento nelle carceri di soli 375 posti regolamentari teorici in più (e addirittura al decremento di 700 posti realmente disponibili in meno) rispetto all’insediamento nel 2022 del governo Meloni-Nordio, a fronte però di un contemporaneo aumento di 9.000 detenuti.