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 2026  gennaio 16 Venerdì calendario

Servizi di pulizie e ristorante. Battaglia di cifre sulla buvette

Guerra di numeri intorno alla buvette della Camera (e non solo). Il caso politico riguarda i conti della Cd-Servizi Spa, la società interamente partecipata dalla Camera dei deputati costituita nel 2024 per la gestione interna, appunto, dei servizi prima appaltati a ditte private: dalla ristorazione alle pulizie fino al facchinaggio. Presto si occuperà anche del supporto esecutivo con l’assunzione di più di 90 persone in servizio nelle sedi della Camera. Martedì un incontro a Montecitorio in cui il Segretario generale della Camera, Fabrizio Castaldi, ha illustrato i numeri di Cd Servizi. Numeri lusinghieri che hanno però catturato le attenzioni di due membri dell’ufficio di presidenza della Camera il dem Stefano Vaccari e Benedetto Della Vedova di +Europa, che hanno chiesto agli uffici una «rendicontazione puntuale e precisa» in una lettera di richiesta di chiarimenti. «Sono stati pubblicati articoli relativi alle dichiarazioni rilasciate dal segretario generale della Camera sulla situazione finanziaria e gestionale della società Cd Servizi. Nel periodo che va da gennaio ad agosto 2025 Cd Servizi – si legge nella missiva anticipata dal Fatto – avrebbe registrato minori stanziamenti per circa 300 mila euro rispetto alle precedenti gestioni con ditte esterne e raggiunto un utile consolidato di oltre 1,2 milioni di euro». Da qui, i dubbi sui numeri elevati e la richiesta, con le «entrate giornaliere afferenti all’area dei servizi di ristorazione» di tutto il 2025 (ossia ristorante, buvette, self service e catering). La deadline per fornire la documentazione è fissata «entro e non oltre il 21 gennaio». Inoltre vengono chiesti i dati dei «costi sostenuti dalla società in house in tutte le linee di servizio: oltre alla ristorazione, anche per il supporto esecutivo, le pulizie e il facchinaggio». Sulla questione interviene anche il questore d’opposizione Filippo Scerra (M5S): «Abbiamo detto dall’inizio che la creazione di una società in house della Camera era un errore. Da un lato c’è il tema dei costi che possono lievitare, dall’altro quello della trasparenza e del rischio che diventi un poltronificio».