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 2026  gennaio 16 Venerdì calendario

«Striano come sotto copertura». Caso dossieraggi, è scontro sulla relazione dell’Antimafia

Pasquale Striano perno e al contempo terminale di una enorme operazione di delegittimazione delle forze politiche oggi al governo. Il tenente della Guardia di finanza distaccato alla Direzione nazionale antimafia «come un agente undercover» dei cui servizi illeciti (l’esfiltrazione di dati riservati su politici e non solo tramite l’accesso abusivo ai sistemi informatici) avrebbero beneficiato i suoi superiori in carriera, i giornalisti amici, i vertici della stessa Dna con l’unico intento di «influenzare il corso della storia politica italiana». È l’interpretazione che la presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, dà del materiale raccolto nei due anni di lavoro sul caso dei dossier illeciti, già al centro di una indagine della Procura di Perugia prima e Roma poi, conclusa due mesi fa con 23 indagati. Una lettura, questa, duramente contrastata dai parlamentari M5S della stessa commissione, che, in una nota, parlano di «killeraggio politico» e di «cortine di fumo alzate dalla maggioranza per confondere e spostare l’attenzione. Ma i loro scheletri sono tanti: dai rapporti diretti con esponenti del terrorismo neofascista alle vergognose vicende Santanchè e Delmastro».
Pomo della discordia, nella relazione depositata ai capigruppo, è il presunto ruolo di De Raho, oggi vicepresidente pentastellato della Commissione antimafia, che sarebbe sfuggito anche all’indagine penale. Questa, secondo Colosimo, «non ha valutato la gravità intrinseca dei comportamenti del procuratore nazionale (...) questo deficit istruttorio ha di fatto lasciato in ombra il ruolo centrale del vertice dell’ufficio e ha impedito di cogliere appieno la portata sistemica della gestione tossica, e complice, che aveva caratterizzato la Dna in quegli anni». «Non è indagato – ha precisato ieri la stessa Colosimo a Il Giornale – ma le sue responsabilità istituzionali sono evidenti». Dal canto suo, l’ex procuratore capo di Reggio Calabria e Napoli denuncia su La Stampa, una «vendetta politica, la peggiore che potessero fare nei miei confronti. I Casalesi hanno mandato varie volte i killer a uccidermi, oggi qualcuno in politica prova ad abbattermi. Non ci riusciranno». «La virulenza del M5S non fermerà la verità», ribatte Maurizio Gasparri di Forza Italia.
La relazione, pur senza individuare i mandanti in modo esplicito, rimanda a un piano ben più ampio delle iniziative di un finanziere infedele: «Le azioni di Striano sono state rese possibili da un ambiente che lo ha messo nelle condizioni migliori per compierle e che lascia persino intravedere il sospetto che qualcuno avesse interesse a che ciò si verificasse esattamente in questi termini (...) prende corpo l’ipotesi secondo cui Striano non sia stato semplicemente un militare che operava nell’ombra, quanto piuttosto un soggetto collocato nella Dna con una funzione precisa».