Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  gennaio 15 Giovedì calendario

Troppe aggressioni ai gate: all’aeroporto Marconi arrivano le bodycam per i dipendenti

“C’è il passeggero che inveisce contro gli addetti perché il suo bagaglio è in eccedenza rispetto ai limiti della compagnia. Quello che dà in escandescenze contro il plexiglass che lo divide dall’addetto alla sicurezza. Ma c’è anche chi ha rotto con un pugno il monitor, dietro cui lavora il dipendente dell’aeroporto, o chi si presenta agli imbarchi in stato di alterazione”. Dino Tedesco è supervisore alla sicurezza dell’aeroporto Marconi di Bologna, dov’è anche delegato della Filt Cgil.
Ed è anche uno dei funzionari che ha materialmente lavorato, assieme all’azienda e alle altre sigle, all’accordo che prevede l’introduzione delle bodycam per i dipendenti del Marconi, che è il primo aeroporto d’Italia a dotarsi di questo sistema di sicurezza. Perché così come succede per i ferrovieri, che infatti hanno già introdotto da tempo su più territori le bodycam per i capitreno, o anche per gli autisti degli autobus, sempre più presi di mira dai passeggeri, anche gli addetti degli aeroporti vengono aggrediti.
Un fenomeno in calo, ma molto sentito dai lavoratori. Le aggressioni sono infatti esplose durante il periodo del Covid, a causa dei controlli più pressanti, delle code più lunghe e degli obblighi aggiuntivi introdotti per frenare l’epidemia, ma non sono affatto finite con l’emergenza. I casi denunciati sono stati infatti 142 nel 2024 al Marconi, e sono poi scese ai 96 casi del 2025, con un calo del 23% frutto probabilmente dei lavori completati nello scalo, che ha reso più ampi gli spazi, e anche di un protocollo sicurezza firmato tre anni fa coi sindacati, che prevede un numero di emergenza diretto da chiamare per evitare che la situazione degeneri.
Le zone più critiche dentro lo scalo bolognese
Da allora infatti i lavoratori che operano nei vari settori del Marconi possono chiamare un numero diretto specifico per segnalare una situazione di pericolo attivando direttamente le forze più vicine all’evento, in modo da velocizzare l’intervento. Ma il problema delle aggressioni è ancora sentito e si concentra soprattutto su due aree: gli imbarchi, col 49% delle denunce del 2025, e i check-in, col 38%. Meno casi, ma comunque presenti, agli autonoleggi (5%) e ai parcheggi (4%).
Per questo dalla prossima settimana inizieranno i primi test delle bodycam ai dipendenti di varie aree: inizialmente sette e a regime fino a 40 apparecchi, pronti a essere attivati dai lavoratori in caso di aggressioni, molestie o danneggiamenti alle infrastrutture. Le registrazioni poi potranno essere visionate solo dal personale autorizzato della società, tramite un sistema criptato di sicurezza. “Ci risulta di essere il primo aeroporto ad aver sottoscritto un protocollo di questo tipo”, sottolinea Marco Verga, responsabile del personale al Marconi, mentre secondo l’ad Nazareno Ventola il sistema consente di “dare delle risposte concrete rispetto a un tema che sta diventando sempre più rilevante”. Soddisfatti anche i sindacati, che hanno approvato la sperimentazione. “È un ulteriore passo per monitorare la situazione e limitare le aggressioni”, spiega Daniela Modonesi, della Filt Cgil.
"Le telecamere potranno essere attivate volontariamente dai lavoratori – continua Tedesco – avviando così la registrazione video e audio. L’avvio della registrazione sarà visibile all’esterno grazie a una lucina rossa, in modo che la persona davanti sappia che sta registrando, e la registrazione verrà mantenuta per sette giorni. Si tratta di un sistema molto utile per la deterrenza, ma che può essere utile anche in alcune tipologia di lavorazioni, dove non arrivano le tante telecamere già attive all’aeroporto”.