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 2026  gennaio 15 Giovedì calendario

Venezuela-Groenlandia, dilemma per l’ultradestra tedesca Afd: e alla fine sceglie Putin e non Trump

Per settimane sono stati in silenzio dopo il blitz americano in Venezuela. Adesso i vertici dell’Afd hanno deciso da che parte stare. Nel dubbio, sempre con la Russia. E con i Maga che storcono il naso dinanzi al neo interventismo della Casa Bianca. Scissi tra il recente innamoramento per Trump e la passione storica per Putin, Tino Chrupalla e Alice Weidel hanno scelto di condannare la Casa Bianca per l’incursione in Venezuela e le minacce di annessione della Groenlandia.
“I metodi da far west sono da condannare”, ha dichiarato Chrupalla. Weidel è stata anche più esplicita, solleticando quella fetta dei Maga americani che hanno sempre spinto per l’isolazionismo americano e rumoreggiano contro le azioni militari del loro presidente: “Trump ha rotto una promessa elettorale elementare, quella di non immischiarsi più negli affari di altri Stati. È una cosa che dovrà spiegare ai suoi elettori”.
L’unica cosa che ha strappato un sorriso a Chrupalla è stata la possibile spaccatura dell’Alleanza atlantica: nel caso di un’invasione della Groenlandia, ha sorriso, “ci troveremmo dinanzi a una minaccia di un membro della Nato alla Nato. E se persino i britannici parlano adesso di mandare truppe in Groenlandia, anche il nuovo obbligo di leva sarà valido?”. Il riferimento è all’introduzione in Germania della leva semiobbligatoria, partita proprio questo mese.
Non tutta l’Afd sembra essere tormentata come Weidel e Chrupalla su quale autocrate scegliere. Poco dopo l’invasione americana in Venezuela il parlamentare Maximilian Krah ha postato ad esempio su X un messaggio di tronfia soddisfazione: “Trump ci regala la svolta che abbiamo sempre descritto, chiesto e auspicato. I grandi spazi al posto dell’ordine dei perdenti basato sulle regole”. Krah cita esplicitamente la teoria dei grandi spazi del più importante giurista del Terzo Reich, Carl Schmitt, che nel 1941, in piena dittatura nazista e in piena Seconda guerra mondiale, teorizzò un mondo diviso in grandi poli d’influenza controllati da potenze egemoni.
Ma c’è chi si è schierato invece, e da subito, sul fronte opposto. Torsten Braga, fedelissimo del leader dell’ala estremista Bjoern Hoecke, ha tuonato contro l’azione militare americana contro Maduro: “La sovranità degli Stati è indivisibile e non negoziabile”. Il suo mentore, il leader della Turingia Hoecke, teorizza da tempo che gli Stati Uniti sono un “egemone estraneo” mentre la Russia è “un alleato naturale”. E in questa cacofonia, è chiaro perché i capi del partito hanno impiegato qualche settimana a sviluppare una posizione coerente.