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 2026  gennaio 15 Giovedì calendario

Umberto Tozzi: “Cerco la mia Gloria e realizzerò il sogno, un musical per chiudere la carriera”

Per questa volta, la musica non è finita. Umberto Tozzi ha annunciato l’addio ai concerti live, ma non è ancora il momento di spegnere le sue canzoni. Il tour prosegue con una serie di nuove date (5 marzo – Eboli, Salerno (Palasele), 7 marzo, Bari (Palaflorio); 11 marzo, Roma (Palazzo dello Sport); 14 marzo, Firenze (Nelson Mandela Forum), 18 marzo, Milano (Unipol Forum); 19 marzo, Torino, (Inalpi Arena); 21 marzo, Padova (Kioene Arena) e in seguito Zurigo, Graz, Bruxelles, Parigi e ultima data a Londra), ma il re del pop aveva ancora un sogno chiuso nella scrivania: un musical fatto con le sue canzoni. Con quella più famosa, Gloria, a dare il titolo allo spettacolo. Breve sinossi: Gloria è una giovane donna talentuosa e determinata con un grande sogno: diventare una cantante, nonostante la famiglia e altri problemi. Attraverso amori, contrasti, cadute e rinascite, con la sua passione e la sua tenacia vivrà una grande avventura. Il musical arriverà in scena dal prossimo ottobre (debutto il 23 al Teatro degli Arcimboldi a Milano) e intanto si cerca la protagonista: tra i 20 e i 35 anni, ottime capacità vocali e attoriali, predisposizione al movimento e una forte presenza scenica.
Tozzi, Gloria la considera un po’ la sua Mamma mia?
“Magari! Gli Abba hanno avuto un successo clamoroso. L’idea che quella canzone diventi un musical, a fine carriera, è veramente gratificante. Anche se mi allontano dalle scene, resterà. Non so se avrà la stessa fortuna di Mamma mia, ma certo è una grande gioia”.
Com’è nata l’idea?
"Ho sempre detto che mi sarebbe sempre piaciuto. Cercavo un pazzo che lo producesse, l’ho trovato in Andrea Maia. Una persona entusiasta, ha parlato con mio figlio, ci siamo parlati, abbiamo già lavorato sullo storyboard insieme ai suoi autori. Hanno creato un collegamento narrativo con i miei titoli, ce ne sono 21, alcuni solo da 30 secondi o 1 minuti. È un racconto romantico, con la protagonista che lavora in una fabbrica della sua famiglia e ha ambizioni canore ma i genitori non sono d’accordo. Ha una rivale, c’è un discografico che ha una storia d’amore con lei, poi ci sono dei lati umoristici. Saranno 21 persone in scena. Io, come direttore artistico, sceglierò Gloria e la sua rivale”.
Come se l’è immaginata la protagonista?
"Non me la sono immaginata, vorrei che mi stupisse. Non vogliamo personaggi famosi o reduci dai talent. Cerchiamo persone che magari vengano dalla strada, con la stessa grinta e fame che avevamo noi da giovani. Serve un viso espressivo, ma non necessariamente una modella”.
Con le ultime date del tour cresce la nostalgia? Il musical sarà un modo per restare in scena?
"La fine dei live sarà molto emozionante, ho passato oltre 50 anni sul palco, ma prima ho suonato con tanti artisti. Non avere più quel momento in cui condividevo con altri sarà complicato, mi mancherà l’incontro con i colleghi amici, gente con cui stavo bene. Però mi intriga molto di riuscire a trovare un cast giovane con ragazzi che magari riusciranno a fare carriera. Non è come fare il giudice in un talent, lo dico senza polemiche, ma qui si tratta di consigliare un giovane su come muoversi sul palco”.
Si è per caso confrontato con Riccardo Cocciante?
"Sì, l’ho chiamato subito l’incontro con Maia perché per me il musical è un territorio nuovo. Gli ho chiesto quali fossero le cose più importanti da fare per lavorare. Mi ha detto di cercare di ottenere la direzione artistica, di poter scegliere io i protagonisti, mi ha raccontato tutta la sua avventura”.
I suoi numeri sono impressionanti. Per anni ha fatto su e giù per il mondo. Anche lei, come tante star globali, hai frequentato modelle e donne inarrivabili?
"Il mondo femminile l’ho sempre frequentato, anche prima di diventare famoso. Però non credo di aver fatto cose speciali. Ho sempre avuto una considerazione importante sul mondo femminile, le donne sono molto più avanti, ne sono sempre stato affascinato. Modelle no, a parte mia moglie. Ovvio che la fama aiuta, chi lo nega è stupido.
Ho vissuto momenti esclusivi: sono stato al matrimonio di Alberto di Monaco, per dire”.
Suo fratello Franco (morto nel 2024, ndr), negli anni 60, è stato il primo Tozzi a affacciarsi sulle scene. Quanto è stato importante per lei? Che rapporto avevate dopo il suo boom?
“In caso il capostipite è stato il papà di mamma, che era caporchestra di una banda. Poi invece Nino (a casa lo chiamavamo così) prese lezioni di violini per 8 anni, poi iniziò a suonare il basso in un gruppo e infine arrivò il successo con Penso ai tuoi occhi verdi a metà anni 60. A livello personale non abbiamo mai avuto nessuna disputa, avevamo gusti diversi. E poi aveva otto anni di più. Ho sensi di colpa perché non ho mai frequentato la mia famiglia, a 14 anni andai via, ero a Milano, ci siamo un po’ persi di vista anche con lui”.
Come si è sentito quando il Mestro Von Karajan dichiarò che era un grande musicista?
“Un’emozione pazzesca. Me lo raccontò un giornalista molto famoso che mi aveva sempre sputtanato. Durante un’intervista, il maestro sentì alla radio un riff di Gloria e disse “questo sarà un grande protagonista”. Quando me l’ha raccontato gli ho detto “hai visto che non erano solo canzonette”? Ma non si può piacere a tutti”.
A proposito, per anni è stato contrapposto ai cantautori impegnati.
"Siamo sempre rimasti in mondi separati. Sono nato nel post battisti, poi è arrivata la generazione dei cantautori, tutti grandissimi, gente che ha scritto cose che mi piacciono ancora oggi. Io avevo una cultura musicale più inglese, anche a livello metrico, il che potrebbe avermi aiutato nel successo internazionale. Il pop è ovviamente diverso. Col tempo ho cercato di variare, ma sempre con quel modo lì, ma non mi ha riavvicinato al cantautorato. Però, per dire, con De Gregori ci siamo incontrati tardi, a casa di Bobo Craxi, abbiamo anche suonato insieme, ci siamo raccontati delle cose. All’epoca eravamo su due mondi diversi. La stampa mi ha sempre criticato perché facevo canzonette per l’estate, sarei un ipocrita a dire che non mi sia dispiaciuto, ma capivo che facevo parte di un altro mondo. Ma ho avuto una grande compensazione con il successo mondiale”.

E pensare che da ragazzo era guardato male perché aveva i capelli lunghi e rossi.
"Sì, considerando la cattiva fama dei rossi non ero visto tanto bene. Noi giocavamo in strada e quando succedeva qualcosa la polizia veniva subito a casa mia. Ero il più riconoscibile. Il capello lungo però mi piaceva”.