la Repubblica, 15 gennaio 2026
Walter Crane. C’era una volta l’ultimo preraffaellita
Le fiabe e le immagini. Due splendidi volumi, editi dalla Yale University Press, raccontano il mondo delle fiabe e la percezione infantile dei Books in Colour illustrati da Walter Crane, artista immaginifico dell’Inghilterra vittoriana negli anni di William Morris, John Ruskin, Oscar Wilde, Edward Burne-Jones. Sono gli ultimi fuochi del sogno preraffaellita, nella sua ambiguità magica e perturbante.
Illustrazioni bellissime che per la prima volta si aprono sulla doppia pagina. Xilografie colorate, sperimentali e d’avanguardia (matrici di legno, una per ogni tinta), a conferma del primato tecnologico conquistato in quegli anni dal mondo anglosassone, proiettato su obiettivi diversi da quelli pedagogici della grande tradizione letteraria italiana, da Collodi a De Amicis. L’imprinting britannico – parliamo di fiabe – è invece più ludico (da Alice a Harry Potter, da Lewis Carroll a J. K. Rowling) se non addirittura trasgressivo, come accadrà poi salendo più a Nord fino all’isola di Gotland abitata da Pippi Calzelunghe, creazione selvaggia e irregolare di Astrid Lingren.
Su quelle premesse libertarie, l’artista Walter Crane (1845-1915), pittore, scultore, teorico, designer, scopre e lavora per il lettore-bambino, schivando la mediazione dell’adulto e quel timbro educativo di molti libri per l’infanzia. Quel lettore-bambino, «che sa leggere le immagini prima delle parole», che ama le forme ben definite, la dismisura, le fiammate di colore. E che nel labirinto decorativo coglie le figure nascoste, i dettagli simbolici, gli indizi al confine fra inconscio e razionalità. Quel bambino che Crane raffigura seduto per terra o sistemato sulla sua seggiolina intento a cercare l’intruso, l’indizio allarmante, il dettaglio nascosto, come in un gioco enigmistico che sfugge all’adulto.
Per fare un esempio, nelle illustrazioni di Crane, il lupo cattivo di Cappuccetto rosso mostra sul bavero i teschi e le ossa dipinti di blu, e lascia impronte inquietanti sulla soglia di casa della nonna. Premonizioni dell’agguato che il lettore-bambino avverte da subito, catturato da quel “testo ombra” (shadow text) che, senza precedenti, l’artista ha disegnato per lui. Lui, piccolino, all’improvviso destinatario di un’editoria che appaga il suo desiderio di gioco e lo seduce con sorprese nascoste, dribblando così il controllo dei grandi. Un “testo ombra” figurativo che è un racconto visivo parallelo al racconto scritto, a volte in sintonia, a volte dissonante, in grado sempre di creare rimandi, rifrazioni, orizzonti spalancati. Ipnotico, di rapinosa bellezza.
Francesca Tancini, la giovane autrice del libro, per anni ha condotto una ricerca avventurosa negli archivi di Manchester, Londra, Liverpool, Harvard, Yale: ha restituito 274 nuovi titoli al catalogo di Crane. Un catalogo che oggi ne conta 445 fra libri, yellow backs (le edizioni popolari a basso costo dalla tipica copertina gialla), albi tascabili venduti a soli 6 pence, belli e accessibili. È sulla base di questa ricognizione a tutto campo, esaltata dalla splendida edizione di Yale, che il ruolo pionieristico di Walter Crane s’impone su molti versanti, dalla qualità artistica delle illustrazioni alla distribuzione di massa.Cambiano radicalmente i libri per bambini, prima costosi, di grande formato, stampati in bianco e nero. Crane li produce a colori, in formato ridotto per essere maneggiati dai piccoli (toys books, libri-gioco). Si vendono a pochi pence, raggiungono altissime tirature. Funzionano un po’ come la pubblicità, avendo individuato un linguaggio simbolico, intelleggibile al volo da tutti.
Sull’onda di una tendenza giocosa dal timbro per niente didattico, l’artista li riempie di allusioni, filastrocche, indovinelli entro un ordito figurativo che attinge alla verità smaltata dei Preraffaelliti e apre alle preziosità traslucide della Secessione viennese. Libri accattivanti eppure saturi di cultura e di acquisizioni delle nuove rivoluzionarie tecniche di stampa: «inquadrature disassate e tagli diagonali derivati dalle stampe giapponesi, figure e animali stralciati dal Rinascimento italiano (frammenti da Botticelli, Michelangelo, Tiziano...), vertiginosi canocchiali prospettici e dettagli preraffaelliti inseriti negli anfratti dell’immagine... l’uso del nero come colore, del bianco come tinta reattiva, del cliché che permette la ripetizione senza limiti dell’immagine...» (Tancini). Grande Walter Crane, precursore anche nella vita: socialista utopico, antimperialista, pacifista, coraggiosamente in appoggio alle donne e perfino a Garibaldi in Italia!