corriere.it, 14 gennaio 2026
Wikipedia, l’enciclopedia libera, compie 25 anni: Jimmy Wales e la sindrome rara della figlia neonata che ha lanciato il progetto
C’è una storia che solo negli ultimi tempi sta diventando pubblica. E che riassume lo spirito di Wikipedia, l’enciclopedia online che è nata un quarto di secolo fa, il 15 gennaio 2001. I protagonisti sono Jimmy Wales – il fondatore che oggi vediamo spesso nella prima pagina, a chiedere di donare per tenere in vita il progetto – e la sua allora moglie Christine, che nel giorno di Santo Stefano del 2000 aveva dato alla luce una bambina, Kira. Ma, a detta dei medici, la neonata soffriva di una condizione nota come «sindrome da aspirazione di meconio». Sono attimi comprensibilmente concitati e difficili mentre il dottore chiede a Wales se acconsente a un trattamento sperimentale per la bambina. E in quel momento il neopapà si è trovato nelle stesse condizioni di milioni di genitori in tutto il mondo. Cioè con la sensazione di non sapere come fare una scelta, di non avere gli strumenti adatti per prenderla. Siamo agli albori dell’uso diffuso di Internet. E allora il trentacinquenne Wales, navigando sul Web, aveva trovato solo i racconti confusi di altri genitori o testi scientifici iperspecialisti e impossibili da decifrare.
Le origini
«Era come setacciare macerie in una biblioteca bombardata», ricorda Wales in un’intervista al Guardian. Si potrebbe dire che in quel momento ha inventato Wikipedia, ma non sarebbe corretto. Il seme dell’idea l’aveva già avuto e realizzato. Si chiamava Nupedia e avrebbe dovuto portare alla creazione di un’enciclopedia «libera» (oggi conosciamo bene questa definizione) realizzata con il contributo di volontari. Era stata immaginata inizialmente a ottobre del 1999 e poi lanciata ufficialmente a marzo dell’anno successivo. Ma presto si era scontrata con una dura realtà: per pubblicare appena due articoli interi ci hanno messo da marzo a novembre. Il processo di «revisione fra pari» (peer review), tipico del mondo accademico e difficile da portare online, aveva rallentato in modo significativo il sogno di Wales e del suo socio Larry Sanger.
Da Nupedia a Wikipedia fino alle nuove sfide
La svolta, lo abbiamo detto, è stata la vicenda personale di Jimmy Wales (e, per la cronaca, alla fine la figlia Kira è stata operata e si è salvata). Ma dal punto di vista tecnico la svolta si ha grazie a un sistema che lo scorso anno ha compiuto trent’anni: wiki. Da cui arriva il nome Wikipedia. Il sistema è ufficialmente definito come «un’applicazione Web che permette la creazione, modifica e illustrazione collaborativa di pagine all’interno di un sito». La parola viene dall’hawaiano «wiki wiki», che significa «rapido». Rapida come la conoscenza creata, controllata e modificata sull’enciclopedia che abbiamo imparato a usare (e amare) anche noi negli ultimi 25 anni.
Oggi, con le sue 65 milioni di voci sparse per le 300 lingue in cui è redatta Wikipedia, si tratta di un progetto che ha cambiato il modo in cui conosciamo il mondo. Una visione forse un po’ utopica di Internet come mezzo di diffusione della conoscenza, ma un’utopia che ancora resiste.
Nonostante questa capacità di durare nel tempo sempre fedele all’idea originaria, con poche modifiche sostanziali rispetto al suo sviluppo nei primi anni Duemila – quando ha dovuto crearsi uno spazio di credibilità e affidabilità nel panorama della conoscenza globale – non è stato un percorso privo di sfide.
A partire dalle critiche mosse sulla base di nuove sensibilità. Per esempio in tema di parità di genere e rappresentazione (o, in questo caso, sottorappresentazione) di voci non bianche, non euro-americane. Insomma, realizzare che una visione positivista della conoscenza non appartiene alla contemporaneità. Ma anche l’intuizione che la complessità del mondo contemporaneo è ulteriormente aggravata da un Internet sempre più caotico, sempre più affollato da notizie difficili da verificare, fake news e disinformazione di ogni genere. Ed è qui che la solidità dei pilastri di WIkipedia ha mostrato la sua forza.
Una solidità che, però, è nuovamente minata dai cambiamenti nell’universo digitale. Questa volta si tratta dell’intelligenza artificiale. Da un lato i wikipediani hanno rifiutato l’esperimento dei riassunti delle voci generati da un chatbot. È successo la scorsa estate, quando la Wikimedia Foundation ha provato a proporre appunto delle sintesi degli articoli generate da un’AI e disponibili solo tramite un’estensione su Chrome. Scelta particolarmente impopolare che ha fatto naufragare il progetto.
Ma questo non ha allonato l’AI da Wikipedia. Anzi. A ottobre Wikimedia Foundation ha spiegato come il traffico sull’enciclopedia online sia aumentato del 50% non perché è cresciuto il numero di utenti umani, ma perché è cresciuto a dismisura il numero di bot che sono arrivati sulle pagine. E non si può escludere che sia avvenuto per estrarre contenuti da dare in pasto proprio all’AI. «Accogliamo con favore nuovi modi per acquisire conoscenze», si legge nel blog ufficiale. «Tuttavia, gli LLM, i chatbot basati sull’intelligenza artificiale, i motori di ricerca e le piattaforme social che utilizzano i contenuti di Wikipedia devono incoraggiare un maggior numero di visitatori a visitare Wikipedia, affinché la conoscenza libera da cui dipendono così tante persone e piattaforme possa continuare a fluire in modo sostenibile». E quindi in modo tale che l’idea di un’enciclopedia libera sopravviva al cambiamento dei tempi. Con l’obiettivo questa volta di festeggiare mezzo secolo di vita nel 2051.