corriere.it, 15 gennaio 2026
Il Trentino-Alto Adige vuole annettere Cortina: «Ce lo chiede la gente, solo la nostra Autonomia può tutelare la cultura ladina»
Nello scacchiere internazionale le grandi potenze si contendono territori come giocassero un’estenuante partita a Risiko. Seduti a un tavolo virtuale, muovono le loro armate spingendole verso aree d’interesse politico ed economico per modificare equilibri e prospettive generando tra i comuni mortali un diffuso senso di incertezza, e di paura, per il prossimo futuro del pianeta. Groenlandia, Venezuela nuove frontiere in bilico, per non parlare di Ucraina e dell’infuocato Medio Oriente. Probabilmente, al di là delle responsabilità dei leader di turno, è un fenomeno che accompagna il genere umano e a volte si traduce in devastanti conflitti. Pur senza tragiche conseguenze e in un microcosmo dai confini ben più contenuti, molte analogie si riscontrano in due distinti disegni di legge presentati a palazzo Madama dal senatore Svp Meinhard Durnwalder. In questi ddl si chiede il distacco nonché la contestuale aggregazione al Trentino-Alto Adige dei comuni Valvestino e Magasa, dalla regione Lombardia, e di Pedemonte, con la frazione di Casotto, dalla regione Veneto.
Il senatore Durnwalder, nell’articolato testo che motiva la richiesta, rilegge la tribolata storia di questi comuni. Non è la distanza, ad esempio i più di cento chilometri che separano Pedemonte da Vicenza contro i meno di quaranta da Trento, ma ragioni culturali, storiche e, naturalmente, di convenienza. «Non siamo noi della Svp a spingere in questa direzione – precisa Durnwalder – ma è la popolazione stessa a chiederlo». E ricorda, oltre all’annessione alla Lombardia imposta nel ‘29 da Mussolini per Valvestino, come nel 2008 il 73 per cento della popolazione di Pedemonte si sia espressa favorevolmente all’ipotesi di un passaggio alla Provincia autonoma di Trento. Quindi se in un caso si rimedierebbe a un atto d’imperio, nell’altro si tratterebbe di soddisfare una richiesta che arriva dalla popolazione stessa. Se questo passaggio dovesse andare in porto, è lo stesso senatore a segnalare la tortuosità del percorso, potrebbe essere il preludio di una successiva mossa finalizzata a spostare Livinallongo e Colle Santa Lucia in territorio altoatesino.
E, anche se il senatore si guarda bene dall’esplicitarlo, la stessa Cortina d’Ampezzo potrebbe tornare all’Alto Adige, riportando il Veneto a sud di Dogana Vecchia, là dove inizia il Cadore e si chiude la conca ampezzana. Sempre per volontà popolare e non per mire espansionistiche. Lo stesso senatore spiega da dove nasce questa spinta: «L’appartenenza alla millenaria cultura ladina e il nostro evidente impegno a tutelarla. Nelle vicine Val Badia e Val Gardena è tutto diverso rispetto a quanto accade in Veneto. A partire dalle scuole elementari ladine per continuare con le rappresentanze previste dalle istituzioni. Poi è evidente che la nostra autonomia ci consente di intervenire sul territorio in modo diretto e capillare, anche se devo riconoscere che la Regione Veneto, nonostante lo statuto ordinario, sta impegnandosi per migliorare la situazione». Non si tratterebbe quindi di un’intromissione ma di un sostegno a una volontà espressa dalla base. «Lo dimostra anche il fatto – conclude Durnwalder – che alle ultime elezioni europee molti consensi sono arrivati proprio da questi luoghi così prossimi ai nostri confini».
La mossa di Durnwalder non è passata inosservata. L’associazione pantirolese Andreas Hofer Bund rilancia subito e invita il senatore a presentare analoghi disegni di legge per Livinallongo, Colle Santa Lucia e anche Cortina per «ripristinare l’unità dei ladini». Dario Bond, assessore regionale con delega alla Montagna del Veneto e presidente dei Fondi di confine però frena. «L’intenzione da parte di Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo di muoversi sul tema referendario c’è. La voce gira e non è infondata. Ciò detto, credo siano prove di bandiera che ognuno di noi che rappresenta la collettività ha la libertà di fare. Ma, onestamente, lasciano il tempo che trovano. Non so se la Provincia autonoma di Bolzano o la Regione Veneto potranno mai dire di sì. Per me è un no secco, sono proposte ma che queste trovino l’applicabilità è un altro paio di maniche. Dico: stiamo attenti a giocare col fuoco, sono assetti molto delicati fatti di equilibri faticosamente raggiunti e che stanno dando buoni frutti, penso ad esempio alle Olimpiadi invernali».