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 2026  gennaio 15 Giovedì calendario

Napoleone rivuole la banca

I commenti sul recente attacco di Trump al presidente della Federal Reserve, la banca centrale statunitense, si sono focalizzati sui rischi che questo attacco comporta per la gestione indipendente della moneta. In effetti, il fatto che questo procedimento penale sia stato preceduto da un anno di critiche e insulti pesantissimi a Powell da parte di Trump fa insorgere il dubbio che l’indagine – decisa da Jeanine Pirro, nominata da Trump a Federal Attorney (pubblico ministero) per il Distretto di Columbia e che nel 2019 sostenne che il tycoon era «quasi sovraumano» – sia stata motivata dalla volontà non solo di punire Powell (il cui mandato finirà comunque fra tre mesi), ma anche di mandare un segnale a chiunque lo sostituirà: la banca centrale deve fare quello che vuole il presidente.
Ma, al di là del caso specifico, la vicenda ha anche riaperto una questione più ampia: perché mai la gestione della moneta dovrebbe essere affidata ai tecnici, altrimenti detti «burocrati non eletti», delle banche centrali? La domanda è stata posta anche nel nostro Paese negli ultimi mesi: cos’è questo dogma per cui non è la politica a decidere i tassi di interesse, quanti euro stampare e così via? Non era meglio quando le banche centrali dipendevano dallo Stato? In fondo non erano state create (vedi Napoleone con la Banque de France) col fine di finanziare lo Stato?
Chiariamo una cosa.
L’ indipendenza delle banche centrali nel gestire la moneta non risulta da un colpo di mano dei tecnocrati, ma da atti di legge, provvedimenti presi quindi dalla politica, che si è voluta liberare di questo compito soprattutto a partire dagli anni Ottanta del XX secolo. Perché la politica ha deciso questo? La risposta ha a che fare con l’enorme potere che deriva dal controllo della moneta. Battere moneta significa creare potere d’acquisto dal nulla e quindi poter aumentare la spesa pubblica senza dover aumentare le tasse e neppure accrescere il debito pubblico e i conseguenti interessi. È il sogno di ogni politico. Altro che coperture! Altro che debito e deficit! Un colpo di bacchetta magica e il problema è risolto. Capite bene la tentazione cui è soggetto il politico: usare la moneta per essere rieletto o, comunque, per comprarsi il favore del popolo. E, nel corso dei secoli, abbiamo visto come la tentazione di abusare del controllo del conio sia stata troppo forte da resistere (vedi la Turchia di Erdogan per un caso recente). Ma con quali conseguenze? Quello di creare inflazione: se crei troppo potere d’acquisto rispetto alla capacità produttiva dell’economia (ossia se la domanda di cose eccede quanto può essere offerto) i prezzi aumentano: la conseguenza è l’inflazione.
E fu con l’ondata inflazionistica degli anni Settanta e Ottanta, preceduta da un periodo di «denaro facile», che la politica, in molti Paesi (compreso negli Usa col Federal Reserve Reform Act del 1977) decise che sarebbe stato meglio, per il bene di lungo periodo della società, affidare la gestione della moneta a tecnici indipendenti sotto il vincolo di un mandato focalizzato sul mantenimento di un basso tasso di inflazione.
Questo non significa che i tecnici non possano sbagliare: nessuno è perfetto (i sostenitori delle criptovalute pensano sia meglio affidare il potere di creare moneta a un algoritmo, come andare col pilota automatico). Credo, per esempio che l’ondata di inflazione del 2021-22 sia stata in buona parte causata da politiche troppo espansive delle banche centrali, peraltro in una situazione in cui era molto difficile calibrare la spinta da dare alla domanda per uscire dalla crisi Covid. Ma se i tecnici possono sbagliare, non avranno un interesse a farlo sistematicamente, come invece avviene se il potere di creare moneta viene usato dalla politica per comprare il consenso.
In conclusione, la risposta alla domanda del perché la moneta debba essere gestita da burocrati non eletti è semplice: proprio perché non devono essere eletti e non useranno il loro enorme potere per comprare il consenso anche al costo di mandare a catafascio il bene intangibile, ma elevatissimo, del valore della moneta.