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 2026  gennaio 15 Giovedì calendario

Referendum, scontro legale. Denunciato lo spot dell’Anm

Lo scontro tra i fautori del Sì e quelli del No alla riforma Nordio finisce, dopo il Tar, direttamente in Procura. E i manifesti del comitato Giusto dire No, sostenuto dall’Associazione nazionale magistrati, diventano oggetto di denuncia per violazione dell’articolo 656 che punisce chi diffonde «notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico».
L’iniziativa era stata ipotizzata «come provocazione» dall’avvocato Raffaele Della Valle. Il giurista Giorgio Spangher, presidente del Comitato Pannella-Sciascia-Tortora per il Sì promosso dal Partito radicale, è passato ai fatti. E la scorsa settimana ha denunciato «tutti i soggetti responsabili in seno al Comitato Giusto dire No e dei facenti parte dell’Anm che hanno agito in concorso» nella campagna referendaria per quello slogan: «Vorresti giudici che dipendono della politica? No». Secondo Spangher, e l’avvocato Fabio Federico, diffonde «una notizia palesemente falsa e tendenziosa, finalizzata a manipolare l’opinione pubblica e ingenerare nel corpo elettorale un timore del tutto infondato, così da influenzare il voto». Alla Procura si chiede di valutare il «sequestro preventivo dei manifesti, degli spot e di ogni altro materiale propagandistico con il messaggio illecito». L’iniziativa sarà illustrata oggi nella sede del Partito radicale. Ma l’Anm spiega che lo slogan è una «sintesi del pensiero del ministro».
A tenere banco ieri, però, è stato il ricorso al Tar del Comitato civico dei No contro la fissazione della data del voto il 22-23 marzo. Il Tar non ha concesso una sospensiva ma deciderà in fretta: il 27 gennaio. E il Comitato assicura che l’obiettivo 500 mila firme sarà raggiunto (ieri erano 496 mila). «Iniziativa dilatoria», la bolla l’avvocato Caiazza che ieri – assieme ai presidenti dei comitati Sì separa e Unioni camere penali per il Sì, Scopelliti e Petrelli, il forzista Zanettin e il presidente della Fondazione Einaudi Benedetto – ha assistito al racconto di due vittime di errori giudiziari raccolti dall’azzurro Enrico Costa. Antonio Lattanzi: «Arrestato e scarcerato quattro volte perché il gip faceva copia e incolla delle accuse del pm». E Angelo Massaro: «In cella 21 anni per un errore di trascrizione delle intercettazioni».
Intanto si riaccende lo scontro sul caso Hannoun. Il ministro dell’Interno Piantedosi, in una informativa alla Camera, parlando del presidente dell’Associazione palestinesi in Italia, «secondo l’ipotesi investigativa, il capo della cellula italiana di Hamas», richiama l’attenzione su chi gli ha accordato «vicinanza acritica e ideologica». «Perché Conte non dice nulla della M5S Ascari che ci andava a braccetto?», attacca la FdI Kelany. L’M5S parla di «squadrismo». E il dem Ghio: «No a calunnie».