Corriere della Sera, 15 gennaio 2026
Aiuti all’Ucraina, c’è l’intesa. Sì della Lega alla mozione
L’obiettivo è stato laborioso da raggiungere. Ma alla fine anche la Lega ha sottoscritto la mozione unitaria del centrodestra riguardo all’invio degli aiuti all’Ucraina. Dopo lunghe trattative tra il paziente ministro della Difesa Guido Crosetto, i leghisti Claudio Borghi e Stefano Candiani e Maurizio Gasparri di Forza Italia, il testo ha avuto il via libera anche di Matteo Salvini, che parla di mozione «molto equilibrata» che «si concentra molto sul tema difesa e non sul tema attacco, guerra, armi». Insomma, «quello che avevo chiesto». E dunque, dovrebbe essere spianata anche la strada del decreto annuale che il Consiglio dei ministri ha approvato lo scorso 29 dicembre. «La posizione è chiara ed evidente, siamo contenti, si parla di difesa non più di attacco, quindi va bene». Perché nel decreto, prosegue Salvini, «è scritto che si dà la priorità alla difesa, alla popolazione civile, alla cybersecurity e agli strumenti di logistica».
Borghi, che a suo tempo aveva promesso di tingersi barba e capelli di verde se il testo non fosse stato modificato, ieri era tranquillo: «Il testo è concordato e va bene perché ha accolto, più o meno, tutte le nostre richieste». Resta, però, la parola «militari» rispetto agli aiuti all’Ucraina: «Si dedica un punto preciso al fatto che gli aiuti devono essere difensivi» e sono scomparse «cose anacronistiche del tipo “l’imprescindibile unità territoriale dell’Ucraina”». Insomma, la mozione è «più consonante allo spirito dei tempi».
Giorgio Mulè, il vicepresidente della Camera per FI, osserva che «non c’è nessun motivo o ipotesi che si tolga “militari”. La risoluzione è già scritta, si parla di aiuti militari insieme a quelli umanitari. La parola “militari” c’è ovviamente così come ci sarà il sostegno a Kiev per tutto il tempo necessario».
Insomma, potrebbe anche filare liscio il dibattito che oggi seguirà l’informativa del ministro Crosetto sull’Ucraina, ma non è detto che vada nello stesso modo per il decreto «cornice» annuale di aiuti approvato dal Consiglio dei ministri il 29 dicembre. Lo stesso Borghi dice di augurarsi che «possa essere migliorato in Parlamento». Ieri, intanto è stato incardinato nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera. In maggioranza, in realtà, nessuno si scompone. Sia in FdI che in FI si osserva che se qualche parlamentare leghista non votasse il decreto Ucraina sarebbe «un problema di Salvini e non della maggioranza o del governo». In realtà, i potenziali ostili al decreto sono pochi: a parte Borghi, i vannacciani. Il team di Roma ha annunciato per questa mattina un flashmob di fronte a Montecitorio, giusto il giorno dopo l’accordo sulla risoluzione. Ma è intervenuto in Aula il deputato Andrea Barabotti, che non è vicino al generale: «La Lega sostiene questo governo senza mezzi termini. Chi, eletto nel centrodestra, decidesse di non sostenere le iniziative che trovano una sintesi nel confronto tra i leader della coalizione, sta scegliendo consapevolmente di indebolire questa maggioranza».