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 2026  gennaio 15 Giovedì calendario

Condanna dell’Italia, tutti uniti al Senato (tranne M5S)

Risoluzione sull’Iran sì, ma senza il Movimento 5 Stelle. Ieri, dopo lunghe trattative, arriva il documento della commissione Esteri del Senato che condanna la «repressione violenta delle proteste pacifiche in Iran», «impegna il governo ad attuare ogni iniziativa diplomatica utile a far desistere le autorità di Teheran» e a «promuovere, d’intesa con i partner dell’Ue, la cessazione dell’uso sproporzionato della forza». Il M5S però non lo firma: «Mancava il no ad azioni unilaterali», spiega Giuseppe Conte. E le forze di maggioranza attaccano: «Si certifica l’inesistenza del campo largo», dice, tra gli altri, Mariastella Gelmini di Noi moderati. Una «scelta incomprensibile», per Antonio Tajani.
Il ministro degli Esteri, poi, informa che «Teheran ha reagito alla convocazione dell’ambasciatore, a sua volta convocando l’ambasciatore italiano». La Farnesina sollecita gli italiani che possono farlo a lasciare l’Iran: è stato ridotto il personale in ambasciata a Teheran ed è stata anche disposta una maggiore tutela per i 900 soldati italiani tra Kuwait e Iraq.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto attacca: «In Iran si massacra una generazione. Mi piacerebbe offrire la libertà ad alcuni di quei giovani mandando al posto loro gli pseudointellettuali italiani che difendono ciò che accade». Giorgia Meloni, dall’Oman, rinnova, in un comunicato congiunto con il sultano Haitham bin Tarik, l’auspicio a «risolvere i conflitti con mezzi pacifici, in conformità con i principi del diritto internazionale».
Il resto delle opposizioni evita commenti sulla spaccatura: il Pd ribadisce la linea di «non entrare nel merito delle scelte dei partiti alleati». Si smarca Pina Picierno: «L’astensione del M5S è grave. O si sta con il popolo iraniano o con gli ayatollah». E al riparo dai microfoni, alcuni parlamentari della componente riformista, in sofferenza da tempo, giudicano la spaccatura «grave». La presidente della commissione, Stefania Craxi (FI), rivendica la «convergenza larga tra la maggioranza e la parte responsabile dell’opposizione» e critica la «scelta, peraltro calata dall’alto, del M5S di astenersi» in cui legge «una preoccupante inclinazione verso le autocrazie, con vocazione antioccidentale». Conte difende la posizione: «Avevamo chiesto una cosa semplice, esplicitare la contrarietà ad azioni militari unilaterali, fuori dal quadro del diritto internazionale, che coprono altri interessi. Ci hanno detto di no, non firmiamo. Ma non siamo contrari al testo». Chiusa la pratica della risoluzione, le distanze torneranno a misurarsi in occasione delle iniziative di piazza a sostegno gli iraniani: il Pd sarà davanti al Campidoglio, domani, al fianco del movimento Donne, vita e libertà, alla quale parteciperà una delegazione del M5S (anche Conte), +Europa e Avs; sabato la manifestazione promossa dai Radicali cui aderisce Azione. Punge il leader centrista Carlo Calenda: «Il Pd non raccoglie l’appello per una iniziativa comune». Ma la linea di Schlein trapela in Transatlantico: «La maggioranza ci attacca per coprire le sue molte divisioni, anche sulla legge elettorale. Non ci caschiamo».