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 2026  gennaio 14 Mercoledì calendario

Nelle Rsa spezzata una pillola su tre: possibili effetti tossici

Una media di 85 anni, più patologie croniche e circa otto farmaci al giorno, da assumere fino a cinque volte nell’arco della giornata. È lo scenario “standard” all’interno delle Rsa, un contesto che rende la gestione della terapia farmacologica particolarmente complessa. In queste condizioni, una compressa su tre viene spezzata o triturata e circa la metà delle capsule viene aperta e mescolata a cibi o bevande, per facilitare la deglutizione nei pazienti con difficoltà. «Sbriciolare, dividere o aprire una pillola può comportare il rischio di perdere parte del principio attivo e, di conseguenza, della dose terapeutica e dell’efficacia», spiega Alba Ma-lara, presidente della Fondazione Anaste Humanitas, che ha collaborato alla ricerca condotta dalla Società Italiana di Geriatria e Gerontologia su 3.400 anziani residenti in 82 strutture di 12 regioni italiane. Alcuni farmaci, in particolare, non dovrebbero mai essere manipolati. Le capsule gastroresistenti, se aperte, perdono il rivestimento che protegge il principio attivo fino all’intestino, con possibili effetti tossici e una riduzione dei benefici. Lo stesso vale per le pillole a rilascio lento o controllato: spezzarle o triturarle altera la velocità di assorbimento del farmaco e può provocare sovradosaggi o effetti indesiderati.
Ma i rischi non riguardano solo i pazienti. La triturazione delle pillole produce polveri che, se maneggiate senza adeguate protezioni, possono esporre infermieri e operatori sanitari a fenomeni di allergia o intossicazione, soprattutto nel caso di farmaci citotossici. A pesare è anche l’elevata esposizione farmacologica: nel 42% degli anziani si registra almeno un’interazione pericolosa tra due o più farmaci, spesso legata alla combinazione di psicofarmaci, che aumenta il rischio di cadute e il peggioramento delle funzioni cognitive, in particolare nelle persone con demenza. Un dato che migliora sensibilmente quando nelle Rsa è presente stabilmente il geriatra. «Tra i farmaci che non possono essere manipolati ma che più frequentemente vengono invece alterati – osserva Malara – ci sono, ad esempio, la quetiapina, il pantoprazolo, l’aspirina, il trazodone e alcuni antipertensivi come bisoprololo e ramipril». Il problema, spiegano gli esperti, è anche normativo e organizzativo. «Le attuali “do not crush list” – le raccomandazioni attualmente disponibili per la gestione della terapia orale – non sono univoche né aggiornate», sottolinea Andrea Ungar, ideatore dello studio e ordinario di Geriatria all’Università di Firenze. Una lacuna che, conclude Dario Leosco, presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) e ordinario di Geriatria all’università Federico II di Napoli, «rende urgente la definizione di riferimenti nazionali condivisi, capaci di guidare le decisioni cliniche e ridurre il rischio di errori nella manipolazione dei farmaci».