il Giornale, 14 gennaio 2026
Il "Brat Pack" che rivoluzionò la letteratura a stelle e strisce
Con l’espressione Literary Brat Pack si indica un gruppo informale di giovani scrittori americani (denominati appunto monelli letterari) che, negli anni Ottanta, conquistarono improvvisamente l’attenzione del pubblico e dei media, diventando il simbolo di una nuova generazione letteraria.
Il termine fu coniato sulla scia del più noto Brat Pack cinematografico e venne utilizzato per la prima volta in senso critico nel 1987 dalla rivista Village Voice, con un articolo di Tom Wolfe che, non senza ironia e una certa dose di polemica, mise sotto i riflettori un manipolo di autori accomunati più dalla visibilità che da un vero manifesto estetico condiviso.
I nomi più frequentemente associati al Literary Brat Pack sono Bret Easton Ellis, Jay McInerney, Tama Janowitz e, in misura più laterale, autori come Mark Lindquist o Joel Rose. Erano giovani, per lo più newyorkesi o dell’East Cost, e hanno raccontato un’America lontana dall’epica tradizionale: un mondo fatto di alienazione, consumismo, eccessi, feste, droga, sesso e un diffuso senso di vuoto esistenziale.
I loro personaggi erano yuppie, artisti, studenti privilegiati, adolescenti spaesati: figli di un benessere che non riusciva a colmare un profondo disagio emotivo.
Il successo arrivò rapidamente. Meno di Zero di Bret Easton Ellis (1985), Le mille luci di New York di Jay McInerney (1984) e Schiavi di New York di Tama Janowitz divennero veri e propri fenomeni culturali, capaci di definire l’immaginario di un’epoca. La scrittura era minimalista, influenzata dal linguaggio pubblicitario, dalla musica pop e dalla cultura dei media. Tama Janowitz, con Schiavi di New York (1986), offrì uno sguardo più ironico e frammentario, raccontando la precarietà e le nevrosi della scena artistica newyorkese, con una sensibilità spesso più empatica e autobiografica.
Gli scrittori del Literary Brat Pack frequentavano gli stessi ambienti, le stesse feste, gli stessi club, venivano fotografati insieme e intervistati come se fossero una rock band rock. Questa esposizione generò entusiasmo ma anche sospetto: molti critici accusarono il gruppo di superficialità, di cinismo e di essere più interessato alla fama che alla letteratura. Tom Wolfe stesso utilizzò il termine Brat in senso volutamente provocatorio, sottolineando una presunta immaturità narrativa e morale.
Col tempo, tuttavia, il giudizio sul Literary Brat Pack si è fatto più sfumato. Se è vero che l’etichetta rischiò di appiattire voci molto diverse tra loro, è altrettanto vero che questi scrittori hanno saputo intercettare con precisione lo spirito del loro tempo.
Hanno raccontato l’ansia, il nichilismo e la disconnessione emotiva di una generazione cresciuta nell’ombra del sogno americano, anticipando temi che sono diventati centrali nella narrativa contemporanea.
Oggi il Literary Brat Pack viene letto non solo come un fenomeno di costume, ma come un momento cruciale della letteratura americana recente: un laboratorio di linguaggi, stili e ossessioni che ha contribuito a ridefinire il rapporto tra letteratura, cultura pop e mercato editoriale. Dietro l’etichetta provocatoria e giovanilistica, resta l’eredità di autori che, ciascuno a modo proprio, hanno saputo raccontare con lucidità e disincanto le contraddizioni di un’epoca.
E se Tama Janowitz, che da anni si è ritirata nel suo ranch in New Mexico, per molti anni è stata in parte dimenticata, sino a questo romanzo, anche Jay McInerney sembrava scomparso dai radar della letteratura, dandosi più alle sue due passioni: l’enologia e la politica. Da anni è impegnato, con interventi ed editoriali, a scrivere contro la politica di Donald Trump e le sue presunte derive.?
È notizia recente che ad Aprile tornerà finalmente nelle librerie americane con il romanzo See you on the other side, conclusione della tetralogia dedicata alla famiglia dei coniugi Calloway raccontati nell’arco di trent’anni ( i precedenti sono Si spengono le luci, Good Life e La Luce dei giorni, tutti editi in Italia da Bompiani).
Bret Easton Ellis, invece, è impegnato nel seguire la realizzazione di una serie televisiva tratta dal suo romanzo Le schegge (in Italia pubblicato da Einaudi) e segue molto il cinema sia realizzandolo (diverse le sue sceneggiature e i suoi cortometraggi anche di un certo successo) sia come critico: ha fatto molto discutere negli Stati Uniti la sua critica a Una battaglia dietro l’altra di Paul Thomas Anderson, vincitore domenica notte di quattro Golden Globes. Per Ellis il film Non è niente di che, e viene elogiato solo per la sua ideologia politica, perfettamente con la sinistra.?
Questi scrittori monelli dopo quasi cinquant’anni sono ancora qui dimostrando che chi li vedeva come meteore letterarie non aveva intuito tutte le loro potenzialità?