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 2026  gennaio 13 Martedì calendario

Molestie sessuali e nonnismo, nuovi scandali nell’esercito tedesco

Sottufficiali che spargevano il verbo dello stupro – “No vuol dire sì e sì vuol dire anale” – e si esibivano in saluti hitleriani. Paracadutisti che diffondevano adesivi razzisti e si producevano in insulti antisemiti come “Judensau” (“porco ebreo”). Feste in uniforme pseudo-nazista, altre feste annaffiate da fiumi di alcol e inondate di cocaina e la prassi di salutarsi con “Sierra Hotel”, che nell’alfabeto fonetico della Nato corrisponde a SH, ossia “Sieg Heil”. E poi sistematiche molestie contro le rarissime colleghe donne, vittime continue di esibizionismi, violenze e minacce di stupro e raramente protette dai loro superiori. Una paracadutista è stata rincorsa fino al bagno al grido di “esci da qui che ti devo sodomizzare”. Altre hanno denunciato continue incursioni negli spogliatoi femminili, anche di colleghi ubriachi, e minacce di stupro. Un soldato avrebbe chiesto a una collega: “Se dovessi morire durante un combattimento ti dispiacerebbe se ti violentassimo mentre il tuo cadavere è ancora caldo?”.
Un nuovo scandalo sta travolgendo la Bundeswehr, e proprio nel mese in cui è entrata in vigore la nuova leva semi obbligatoria che dovrebbe accrescere l’esercito di 80mila unità nei prossimi anni. A circa 650mila diciottenni dovrebbero essere arrivate le cartoline per una prima cernita proprio in questi giorni. E lo scandalo riguarda, oltretutto, due famosi reggimenti di paracadutisti, Zweibrücken in Renania-Palatinato e Lebach nella Saar, dunque le caserme dove si addestrano le squadre di elite dell’esercito tedesco.
Sotto inchiesta della magistratura e della Bundeswehr sono finiti 19 paracadutisti, alcuni dei quali sottufficiali, mentre il comandante di Zweibrücken, Oliver Henkel, è stato trasferito altrove. Una ventina di soldati accusati di simpatie naziste, violenze e minacce sono stati intanto cacciati tout court dalla Bundeswehr. Sono duecento gli episodi finiti sotto la lente della magistratura e dell’esercito, un’inchiesta partita dalle denunce di alcune soldatesse che ha prodotto finora indagini contro 63 commilitoni.
Gli abusi erano arrivati già alle orecchie della Responsabile parlamentare della Bundeswehr, Eva Högl, a ottobre nel 2024. Una paracadutista aveva raccontato tra le lacrime episodi di molestie e repressione da parte dei colleghi uomini. Per mesi Högl non aveva potuto dare seguito alla denuncia perché la donna era voluta rimanere anonima. Ma a febbraio la notizia che i paracadutisti volessero reclutare nuove leve attraverso un servizio sulla rivista Playboy aveva suscitato l’indignazione di molte paracadutiste, che sono appena il 5% del totale. Quell’episodio aveva messo in moto una valanga di denunce e avviato le inchieste.
Quando è uscito il primo racconto di quegli orrori sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, a fine dicembre, il ministro della Difesa Boris Pistorius ha promesso di fare piena luce: “I casi denunciati di estremismo di destra, abusi sessuali e consumo di droghe sono sconvolgenti”, ha tuonato il politico socialdemocratico. Ma secondo Spiegel sapeva di quelle denunce da mesi. E dalle indagini è emerso anche che Zweibrücken era famosa da anni per essere una caserma di “odiatori di donne”.
La Germania non è nuova a scandali che riguardino simpatie estremiste esibite apertamente nella Bundeswehr: dopo la crisi dei profughi del 2015 erano venute fuori delle vere e proprie reti di putschisti con simpatie neonaziste e collegamenti con l’ultradestra Afd: Nordkreuz e la rete Hannibal. Soldati e ufficiali di alcune unità di elite scoperti con veri e propri arsenali di armi e munizioni in parte rubati alla Bundeswehr pianificavano un sanguinoso colpo di Stato militare. Eppure, erano stati sottoposti a blandi processi per possesso illegale di armi. Solo in un caso, quello di Franco Albrecht, un militare che si era finto profugo e preparava un attentato per dare la colpa ai migranti, i magistrati tedeschi avevano formulato l’accusa di terrorismo. Uno scandalo nello scandalo.