Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  gennaio 13 Martedì calendario

Moldova, la leader Sandu: “Per resistere alla Russia voterei per la riunificazione con la Romania”

È quantomeno insolito che un capo di Stato sostenga la dissoluzione del suo Paese, eppure Maia Sandu lo ha fatto. Intervistata dal podcast britannico “The Rest Is Politics”, la presidente della Moldova ha dichiarato che, nell’eventualità di un referendum, voterebbe a favore della riunificazione con la Romania, Paese membro dell’Unione Europea e della Nato, pur di proteggere la fragile democrazia dalle pressioni russe.
«Guardate che cosa sta succedendo nel mondo. Per un piccolo Paese come la Moldova, sta diventando sempre più difficile sopravvivere come democrazia, come nazione sovrana e, naturalmente, resistere alla Russia», ha osservato aggiungendo: «Se si facesse un referendum, voterei per la riunificazione con la Romania».
Tuttavia, la pragmatica ex funzionaria della Banca Mondiale ha osservato che nei sondaggi «attualmente non c’è una maggioranza a favore». Soltanto circa un terzo dei suoi connazionali condivide la sua posizione, un’ampia percentuale è indifferente, molti invece sono contrari. A partire dai russofoni nella regione separatista di Transnistria o degli abitanti di etnia turca ma russificati della Gagauzia, regione autonoma nel Sud del Paese.
Dopo essere stata parte della Russia zarista ed essere conosciuta come Bessarabia, la Moldova fu unificata con Bucarest in quella che era nota come la “Grande Romania” per poco più di vent’anni nel periodo tra i due conflitti mondiali. Nel 1940 fu annessa all’Unione Sovietica prima di dichiarare la sua indipendenza durante la dissoluzione dell’Urss nel 1991.
Oggi è considerata la nazione più povera d’Europa con un prodotto interno lordo cinque volte più basso di quello romeno. Su 2,4 milioni di abitanti, circa 1,5 milioni possiedono anche la cittadinanza romena.
Non è la prima volta che Sandu parla della riunificazione con la Romania. Ma quando le fu chiesto un parere in merito alla fine del 2021, aveva dato una risposta più evasiva dicendo che persino una maggioranza del 50 per cento più uno in un referendum non sarebbe stata sufficiente. Ma ora che è stata rieletta per un secondo mandato nel 2024 con oltre il 55% dei voti e che, lo scorso settembre, il suo Partito d’azione e solidarietà ha vinto le elezioni parlamentari, non deve soppesare più le parole.
Sotto la presidenza di Sandu, l’ex Repubblica sovietica incuneata tra Romania e Ucraina ha presentato domanda di adesione alla Ue che la stessa presidente ha descritto come un obiettivo «più realistico» durante l’intervista. I negoziati di adesione sono iniziati nel 2025. E Sandu è pronta all’ingresso nella Ue entro il 2030, ma dovrà attuare riforme difficili e combattere l’opposizione del partito socialista filorusso, nonché le ingerenze di Mosca.