repubblica.it, 13 gennaio 2026
Milionario venezuelano arrestato a Bardonecchia ma torna libero: “Lì il carcere è inumano”
Quando i poliziotti del commissariato di Bardonecchia gli hanno chiesto il passaporto e hanno inserito il suo nome in banca dati, hanno strabuzzato gli occhi: quell’uomo, fermato alle 7 del mattino del 5 gennaio, era Francisco Javier D’Agostino Casado, milionario di 51 anni con nazionalità spagnola e venezuelana. Sul suo conto pendeva un mandato d’arresto internazionale: Caracas lo accusava di criminalità organizzata finalizzata al traffico di petrolio, truffa e falso. Per questo gli agenti lo hanno arrestato e portato in carcere a Torino ma Alessandra Pfiffner, giudice della Corte d’Appello, lo ha liberato la sera stessa: «Sussistono i gravi indizi di colpevolezza ma in Venezuela ci sono diffuse violazioni dei diritti umani, come dimostra il caso dell’italiano Alberto Trentini. Quindi si convalida l’arresto ma si ritiene che non sussista alcuna ragione di una misura coercitiva». Così il milionario, assistito dall’avvocato italiano Gianluca Visca, è stato subito “recuperato” da un jet privato ed è tornato a Palma di Maiorca, dove vive e dove sta investendo per rilanciare le corride.
Basta scorrere i siti d’informazione spagnoli per trovare decine di articoli su D’Agostino Casado: El Diario, per esempio, racconta che è «figlio di una spagnola e di un italiano emigrati in Venezuela dopo la Seconda guerra mondiale. È cognato del bisnipote di Francisco Franco, che è anche cugino del re Felipe». Suo suocero è Victor Vargas, proprietario del Banco Occidental de Descuento e definito «il banchiere di Hugo Chavez». E lui avrebbe contrabbandato petrolio con la D’Agostino and Company y Elemento Oil & Gas, in collaborazione con il regime di Nicolas Maduro. Tanto che gli Stati Uniti gli avevano bloccato i conti.
Poi, però, qualcosa è cambiato: gli americani hanno depennato il cinquantunenne dalla “lista dei cattivi” e il Venezuela ha emesso il mandato d’arresto internazionale. Le accuse valgono una pena fino a 20 anni e sono spiegate nella nota della Criminalpol italiana che ha inviato il giorno dell’arresto a Bardonecchia: «D’Agostino è il leader di un gruppo strutturato di criminalità organizzata che si dedica al traffico di petrolio, truffa, falsificazione dei documenti e legittimazione di capitali. Dominano la maggiore quantità di navi venezuelane, si appropriano dei carichi e li estorcono ai proprietari. Ciò va a detrimento dello Stato venezuelano, che ha smesso di ricevere valute per la vendita di petrolio».
Ma la Corte d’Appello solleva un problema: «Non si può non tenere conto della condizione dei detenuti nelle carceri del Paese» scrive la giudice nell’ordinanza di convalida. Poi prosegue citando Onu e Amnesty International: «Le autorità del Venezuela sono coinvolte in un sistema decennale di “uccisioni, detenzioni arbitrarie, torture e violenze sessuali, processi iniqui, arresti di massa”. Dal rapporto di Amnesty emerge che, dopo le proteste seguite all’annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali di luglio, “sono stati eseguiti arresti arbitrari contro oppositori politici, difensori dei diritti umani, giornalisti ma anche centinaia di minori. Le condizioni di detenzione hanno continuato a peggiorare. È prevalsa ancora l’impunità per le violazioni dei diritti umani”».
Poi la giudice cita il cooperante liberato proprio ieri insieme al torinese Mario Burlò: «Del resto in Venezuela è detenuto da oltre un anno, senza aver avuto notizia delle accuse mosse a suo carico, Alberto Trentini, a riprova del fatto che arresti arbitrari e processi iniqui sono frequenti anche nei confronti di cittadini stranieri». In caso di mandati d’arresto internazionale, la detenzione è prevista solo ai fini dell’estradizione. Ma il pericolo di trattamento «inumano e degradante» rende difficile che il Ministero della Giustizia accolga la richiesta di Caracas. Risultato, il milionario è stato liberato il giorno stesso del suo arresto, il 5 gennaio, due giorni dopo la fine del regime di Maduro, catturato dagli Stati Uniti.