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 2026  gennaio 13 Martedì calendario

Musk attacca Google, dopo l’accordo con Apple: «Una irragionevole concentrazione di potere»

L’accordo tra Google e Apple per portare l’intelligenza artificiale Gemini sugli iPhone – e rendere finalmente Siri un maggiordomo digitale in grado di assistere gli utenti nelle loro attività quotidiane sullo schermo -  non rappresenta solo la soluzione al grosso problema che attanaglia la società di Cupertino da ormai un paio d’anni. I ritardi nello sviluppo di un modello proprietario in grado di recuperare informazioni dagli smartphone, dagli iPad e dai Mac e rispondere a ogni richiesta dei rispettivi proprietari hanno provocato diversi cambi di poltrona nella divisione responsabile del progetto, molti malumori ai vertici e persino una class action per pubblicità ingannevole. Ora la soluzione – di cui già si parla da tempo – è quella di allearsi con un «amico» di lunga data per una «modica» cifra, non resa nota ufficialmente, che si aggira intorno al miliardo di dollari l’anno. A storcere il naso è uno dei principali rivali di Google nella sfida all’AI, nonché principale commentatori/critico di tutto ciò che avviene nel mondo della tecnologia e non solo. Elon Musk ha risposto alla notifica descrivendo l’accordo come una «irragionevole concentrazione di potere per Google, visto che ha già Android e Chrome». 
Per quanto il suo intervento sia fortemente interessato – con la sua xAI Musk è immerso nel settore sviluppando un suo modello di AI chiamato Grok – questa volta le parole di Musk hanno un fondamento. Google può già integrare la sua Gemini su tutti gli smartphone Android, ovvero circa il 70 per cento di quelli utilizzati nel mondo. Se dovesse inserire Gemini anche sugli iPhone avrebbe il totale monopolio del settore. Anche se, è bene specificarlo, Apple sfrutterà un modello personalizzato dell’AI di Google, che dovrà rispettare tutti i paletti di tutela della privacy sposati da Cupertino e che dialogherà con i Foundation Models già funzionanti nell’ecosistema di Apple Intelligence. Il rapporto tra i due colossi è già finito in tribunale durante il processo che ha dichiarato Google un «monopolista» per aver sfruttato accordi economici e pratiche di abuso di posizione dominante per mantenere il suo motore di ricerca la prima scelta per tutti gli utenti. Tra queste, ha fatto scalpore il contratto da 18 miliardi l’anno per inserire Google come scelta predefinita su tutti i dispositivi Apple. A seguito della sentenza, è stato però permesso alle due società di continuare a collaborare. Ora si aggiunge un ulteriore tassello a questa alleanza. Da capire invece che ne sarà dell’accordo attualmente attivo con OpenAI, che permette agli utenti di iPhone di fare domande a ChatGpt attraverso applicazioni integrate nel sistema operativo. 
Le relazioni tra questi colossi della Silicon Valley sono fitte e intricate. Per chiudere il cerchio, il principale obiettivo nel mirino di Elon Musk non è certo Apple, ma proprio OpenAI. La ex startup no profit che lui stesso ha contribuito a fondare è stata trascinata in tribunale dall’imprenditore con l’accusa di frode e violazione del contratto proprio a seguito del cambio di assetto societario. Un passaggio necessario per aumentare i ricavi e preparare la quotazione in borsa: il prossimo obiettivo di Sam Altman.