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 2026  gennaio 12 Lunedì calendario

Svelato il «segreto» degli animali in bottiglia di padre Forcault che durava dal 700: ecco come ce li ha messi

Ma come ha fatto padre Jean Baptiste Forcault a inserire i suoi animali impagliati in campane di vetro dall’imboccatura troppo stretta per consentire il passaggio dei reperti? È stato un mistero a lungo conservato, da quando lo studioso francese, frate del Convento dei Minimi, arrivò a Parma alla corte ducale di Filippo I di Borbone con l’incarico di ornitologo. La sua collezione ornitologica, caratterizzata appunto dai preziosi reperti sotto vetro – 35 uccelli e un mammifero (uno scoiattolo con due noci, al centro nella foto) tutti tassidermizzati – è stata il primo embrione di quello che sarebbe divenuto il Museo di storia naturale di Parma, recentemente evoluto nel Must, il Museo di storiografia naturalistica presso l’ateneo cittadino. 
Il «mistero», di cui si è discusso a lungo, è stato svelato in modo scientifico con un articolo pubblicato su Museologia scientifica e firmato dal direttore scientifico del Must, Davide Persico, dai docenti Maria Amarante e Antonella Volta e dalla laureanda Alice Giovagnoni. Le ampolle sono perfettamente conservate a distanza di tre secoli e sono tra i gioielli del museo. Le ampolle di vetro, fatte realizzare appositamente, presentano come unico accesso una piccola imboccatura sigillata da Fourcault dopo avervi introdotto gli animali, tutti di dimensioni maggiori del foro di ingresso. E sono corredate da elementi utili per contestualizzarli scenograficamente.
Ma come è stato possibile infilarveli, considerate le dimensioni minime della bocca di ingresso? Padre Forcault non aveva mai rivelato il suo metodo e a lungo ci si è interrogati su come sia stato possibile ottenere il risultato. Sono state formulate diverse ipotesi nel corso dei secoli ma solo oggi è stata data una risposta scientificamente provata. Per ottenerla si è fatto ricorso a metodologie moderne di indagine, all’utilizzo di radiografie e tomografia assiale, ovvero la tac. «Le indagini hanno fatto luce su materiali e metodi impiegati da Fourcault – spiegano gli autori dell’articolo -, svelando che quello che sembrava essere il foro d’ingresso era in realtà un’apertura apparente ridotta, realizzata sovrapponendo all’apertura reale un colletto di vetro fissato mediante gli elementi in legno del tappo». 
La vera apertura, evidenziano gli autori dello studio, era generalmente larga il triplo rispetto al piccolo collo che si vede ora sulla sommità, e permetteva così il passaggio di parti dure e non comprimibili come ad esempio il cranio degli animali e gli oggetti in legno che si è scoperto essere composti da elementi assemblati poi all’interno in corpi solidi più grandi. Il corpo degli animali, invece, veniva preparato per essere compresso e poi  introdotto. «Le linee di giunzione del colletto in vetro e del margine dell’apertura dell’ampolla – aggiungono – erano state camuffate dal Fourcault mediante eleganti cordicelle avvolte tutto intorno e le linee di giunzione degli oggetti in legno nascoste da carteggi incollati: perfetta dunque l’illusione per chi guarda».
All’interno di una delle bottiglie si trova anche un cartiglio scritto a mano, si presume dallo stesso prelato-scienziato ma in terza persona, in cui oltre a rivendicare la paternità della collezione, si spiega che «la procedura di chiudere gli oggetti nel cilindro introducendoli attraverso il suo piccolo orifizio fu da lui ideata nel 1765 dopo una lunga serie di anni di prove che portò alla perfezione nel 1771. É un segreto di cui egli è inventore e unico possessore». 
Un dettaglio che non è secondario, perché rivelerebbe l’intenzione non soltanto di conservare al meglio gli animali impagliati, ma anche quella di stupire l’osservatore. Nessuno impediva infatti di utilizzare semplici contenitori cilindrici, che sarebbero stati perfetti per un museo. La scelta della forma a campana con la strozzatura al vertice è una raffinatezza stilistica nata dal desiderio di suscitare meraviglia e ammirazione. E così in effetti è stato. Le ampolle do Fourcault non sono solo dei «recipienti», ma degli oggetti artistici unici. 
E all’insegna dello stupore è stata anche la riorganizzazione del museo, che ha portato alla nascita del Must, con l’accorpamento in una unica sede delle collezioni e l’enfasi data alle «stanze delle meraviglie», sulla scorta delle abitudini dei nobili di un tempo che erano soliti raccogliere in un unico ambiente tutto il meglio dei loro reperti naturalistici o artistici con l’obiettivo di impressionare i loro ospiti in visita.