Corriere della Sera, 13 gennaio 2026
Quant’è difficile regalare un libro di Roth
Prima di Natale sono stato in libreria – una delle più fornite di Milano – per comprare «Il complotto contro l’America». Volevo fare un regalo. Ebbene, non c’era. Alla richiesta di spiegazioni, il commesso mi ha subito riportato alla realtà: Adelphi, come è noto, ha acquisito i diritti dell’intera opera di Philip Roth da Einaudi e, finché non ripubblicherà i singoli titoli, quei libri semplicemente non possono stare sugli scaffali. È l’accordo. Risultato: oggi, dell’intera bibliografia di uno dei più grandi scrittori del Novecento, si trova solo «Portnoy», l’unico finora ripubblicato (ritradotto e rititolato) da Adelphi. Tutto il resto, da «Pastorale americana» fino proprio a «Il complotto contro l’America», è scomparso dal circuito e per poterlo rileggere – a patto di non acquistarlo in lingua originale o ne «I Meridiani»; ma in questo caso bisogna portarsi dietro mezza bibliografia – bisognerà aspettare un bel po’ (il cronoprogramma di Adelphi prevede la riedizione di due titoli all’anno; quindi auguri). Il lettore, naturalmente, non sta smettendo di cercare Roth. E così il vuoto è colmato altrove: nell’usato, romanzi come «Pastorale americana» o lo stesso «Complotto contro l’America», oggi circolano a cifre che arrivano a 80, 90, perfino 100 euro. Viene in mente, allora, un altro caso, solo all’apparenza lontano: «Loro» di Paolo Sorrentino. Se qualcuno volesse vederlo in Italia, oggi, non potrebbe: Mediaset ne detiene i diritti e il film, che racconta la parabola di Silvio Berlusconi, è stato reso indisponibile. Ebbene, non si tratta di stabilire se gli editori abbiano il diritto di fare ciò che fanno (ce l’hanno). La domanda è un’altra: a che punto – in un mondo sempre più dominato da ecosistemi chiusi e piattaforme, dove l’opera, ormai, coincide con l’accesso – il diritto di possedere un contenuto può spingersi fino a impedirne la fruizione collettiva? Non è che dovremmo cominciare a chiederci se debba esistere anche un «diritto alla circolazione» delle opere? Non contro il mercato, ma a tutela della loro stessa esistenza.