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 2026  gennaio 13 Martedì calendario

Mezzi pubblici, la rete fa acqua

In Italia, si sa, abbiamo il più alto numero di auto per 1000 abitanti d’Europa (701 contro 590 in Germania, 579 in Francia o 544 in Spagna) e c’è chi si mette in macchina anche per fare un chilometro. D’altro canto, però, mancano i mezzi pubblici: le grandi città del nostro Paese hanno la metà dell’offerta delle principali città europee, se consideriamo il rapporto fra posti a sedere e chilometri pro capite coperti, e un quinto dei chilometri di trasporto su rotaia, molto più efficiente dei bus. Questo divario emerge dal rapporto «Mind the Gap» realizzato dall’ufficio studi di Clean Cities, la coalizione europea di 100 ong che ha come obiettivo una mobilità urbana a zero emissioni entro il 2030. In Italia, dice il rapporto, ci sono in totale meno di 270 km di metropolitane, a fronte di 680 km nel Regno Unito, 657 km in Germania e 615 km in Spagna (dati 2023). Un divario analogo si registra nelle reti tranviarie (397 km in Italia contro 878 km in Francia e 2.044 in Germania) e ferroviarie suburbane (722 km in Italia, addirittura in calo rispetto al 2021, contro i 2.041 km della Germania, i 1.817 km del Regno Unito e i 1.443 km della Spagna).
Il divario fra Europa e Italia, come al solito, è più contenuto per le città del Centro-Nord
, con Milano abbastanza vicina alla media europea, ma assume proporzioni drammatiche nelle città del Centro-Sud: il rapporto fra l’offerta di trasporto pubblico nella top 3 europea (Praga, Madrid, Varsavia) e le città del Centro-Sud italiano, infatti, è di 1 a 8. Un rapporto quasi identico è riscontrabile per quanto riguarda i livelli di utilizzo: per ogni utente dei trasporti pubblici a Napoli, Palermo, Bari o Catania, ce ne sono otto a Varsavia, Parigi e Praga. Nello studio, curato dai ricercatori Jens Müller, Martin Baierl e Anka Sušická con il coordinamento di Claudio Magliulo, il numero di spostamenti pro capite per anno nei trasporti pubblici è di 410 all’anno in media nelle città europee considerate, mentre scende a 300 nelle città italiane del Centro-Nord e a malapena 70 in quelle del Centro-Sud. «Proprio nelle regioni a più basso reddito abbiamo i livelli più bassi di offerta e quindi di utilizzo dei trasporti pubblici, e conseguentemente i tassi di motorizzazione più elevati in Italia, producendo una dipendenza dall’auto privata che pesa sui bilanci delle famiglie, riduce l’accesso ai servizi e peggiora la qualità dell’ambiente urbano, a partire dall’aria», rileva Magliulo.
La correlazione tra il livello dell’offerta e il tasso di utilizzo salta all’occhio osservando il numero di posti/chilometro pro capite in rapporto al numero di spostamenti pro capite all’anno (dati 2023): dai 20 mila posti/km di Varsavia (con oltre 550 spostamenti) si scende ai 15 mila di Londra (450 spostamenti), a poco più di 10 mila della media Ue+Uk, ai 10 mila di Milano (350 spostamenti), fino agli 8 mila di Roma (350 spostamenti) e alla media italiana di 5000 posti/km pro capite, con 300 spostamenti all’anno, ma tutte le città del Centro-Sud sono ben lontane da questa media. A Napoli l’offerta si ferma a 2000 posti/km pro capite, mentre a Reggio Calabria, Palermo e Messina si aggira sui 1000 posti/km.
Il ritardo accumulato dal nostro Paese negli ultimi decenni – in cui invece di sviluppare nuove infrastrutture di trasporto pubblico su ferro si sono smantellate le reti di tram esistenti ereditate dal secondo dopoguerra – non è stato scalfito nemmeno dagli investimenti recenti, sostenuti dall’iniezione di risorse europee.
Sui quasi 195 miliardi di euro del Pnrr, infatti, solo 3,6 miliardi sono andati allo sviluppo di infrastrutture di trasporto rapido di massa (metro e tram) e altrettanti al rinnovo delle flotte di autobus e treni. Queste risorse, già limitate rispetto al fabbisogno – valutato in oltre 40 miliardi di euro in un’analisi di Kyoto Club e Transport & Environment – saranno in ogni caso terminate alla fine del 2026, con la chiusura dei progetti finanziati da Next Generation Eu. «È quindi essenziale che si iniettino nuove ed ingenti risorse per continuare a migliorare la rete di trasporti pubblici nelle città e nelle aree metropolitane d’Italia», sottolinea Magliulo. Secondo Clean Cities sarebbe necessario aumentare le risorse per il Fondo nazionale trasporti fino a raggiungere un livello di trasferimento verso i trasporti pubblici almeno pari ai livelli del 2009. Ad oggi, questo comporterebbe un incremento di circa tre miliardi di euro all’anno. L’obiettivo minimo, da raggiungere già nella legge di bilancio 2026, dovrebbe essere di riportare la dotazione del Fondo ai livelli reali del 2010-2011, pari a circa 6,5 miliardi a prezzi attuali, con uno stanziamento che porti a un maggior finanziamento per 1,2 miliardi. Si tratta di investimenti significativi, ma sulla stessa scala di quanto messo a disposizione per l’ecobonus dei veicoli privati.