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 2026  gennaio 13 Martedì calendario

Da Ceccanti a Salvi. E c’è anche Picierno La sinistra per il Sì: noi siamo coerenti

Sul palco ci sono tanti esponenti storici di una sinistra un po’ âgée, rigorosamente a filiera corta Pci-Pds-Ds, che però, all’unanimità, rivendicano «coerenza». Il Pd dice di votare No al referendum sulla Giustizia? «Questa riforma appartiene a un patrimonio del centrosinistra: è il completamento ineludibile della riforma Vassalli», va subito al punto Augusto Barbera. Il presidente emerito della Corte costituzionale, già 4 volte deputato con Pci e Pds, è il profilo più alto tra le decine di persone arrivate a Firenze per «La Sinistra che dice sì», l’iniziativa lanciata dal costituzionalista Stefano Ceccanti e da Enrico Morando, il tandem che guida i riformisti di Libertà eguale, con il professor Carlo Fusaro.
Barbera pesa ogni parola, ma è deciso: «A marzo non si vota né a favore del governo Meloni né contro – avverte —. Ci saranno altre occasioni per poter giudicare questo governo, a partire dalle elezioni politiche del prossimo anno». Parole che fotografano meglio di altre il conflitto irrisolto all’interno della sinistra e del Pd, la cui anima garantista fatica ancora a prevalere rispetto a quella più giustizialista. «La riforma della corte disciplinare per i magistrati era nel programma del 2022 del Pd», incalza infatti Ceccanti, ex senatore dem riformista. In sala arriva anche Cesare Salvi, ex ministro che dopo una storia a sinistra rifiutò di confluire nel Pd: «Chi dice di votare No per mandare a casa Meloni ha un atteggiamento sbagliato. E lo dice uno che è nettamente all’opposizione di questo governo – riflette —. Io dico no al derby della premier contro i magistrati. Oggi dobbiamo assumere il punto di vista del cittadino, il suo diritto alla difesa, che con questa riforma sarà ancora più garantito».
Sferzanti le parole di Claudio Petruccioli, altro volto storico del Pci ed ex presidente della Rai, che la mette così: «È vero che chi vota Sì rischia di confondersi con Meloni, ma chi vota No oggi rischia di mettere il timbro sulla sinistra che si organizza sull’asse Landini-Conte». Applausi.
Quasi nessuno dei personaggi che interviene a favore del Sì è un eletto in carica: le parole sono schiette, anche perché non c’è il timore di non essere ricandidati, viste le Politiche ormai alle porte. Pina Picierno, prima linea dei riformisti dem, i conti con il suo partito dovrà farli nel 2029 e da Bruxelles va ancora una volta controcorrente rispetto alla sua segretaria Elly Schlein: «Occorre uscire dalla tenaglia ideologica che soffoca il dibattito italiano, quella fra garantismo e giustizialismo – incalza la vicepresidente del Parlamento Ue —. La stagione delle riforme del processo penale è stata una battaglia della sinistra riformista da sempre. Perché senza giustizia credibile non c’è coesione sociale e non c’è democrazia».
Intervengono Enzo Bianco, ex ministro dell’Interno e presidente Anci e l’ex deputata dem Anna Paola Concia. In sala c’è praticamente tutto lo stato maggiore dei renziani toscani, guidati dalla capogruppo di Iv al Senato Raffaella Paita: «Non ho intenzione di rinnegare tesi che avevo quando ho iniziato a fare politica, a partire dalla Fgci – spiega —. Ho partecipato a tanti congressi in cui ho condiviso temi e mozioni in cui la separazione delle carriere era tra principi fondamentali del centrosinistra». Mentre Matteo Renzi, sul suo voto, continua a prendere tempo.