Corriere della Sera, 13 gennaio 2026
Il padre decorato in guerra, attentati, calcio e amnistie. Vita e morte del «bell’Alain»
La vita e la morte dell’uomo che in Corsica chiamavano «il bell’Alain» racchiudono tutte le scene di un film, e anche qualcuna in più. Suo padre André era un eroe della Seconda guerra mondiale, paracadutista pluridecorato in Indocina e in Algeria, poi disertore nel 1961 quando era chiaro che il generale De Gaulle avrebbe acconsentito all’indipendenza, infine autore di attentati dinamitardi a Parigi e di un progetto mai realizzato di rapimento dello stesso De Gaulle.
Con questa storia famigliare, Alain Orsoni nasce ad Ajaccio nel 1954 e dopo il liceo va a studiare legge a Parigi nella facoltà di Assas, dove diventa un militante della formazione neofascista Gud (Groupe Union Défense). Nazionalista francese a Parigi, nazionalista corso ad Ajaccio, nel 1975 partecipa alla prima grande operazione armata del gruppo indipendentista guidato da Edmond Simeoni: assieme al fratello Guy e ad altri 10 compagni di lotta armati di fucile da caccia occupa la cantina di un viticoltore di Aléria. L’allora premier Jacques Chirac manda i gendarmi ad assaltare la cantina, due agenti rimangono uccisi.
Nell’agosto 1980, membro del Fronte di liberazione nazionale corso (Flnc), spara contro i militari francesi di guardia all’ambasciata dell’Iran a Parigi facendo quattro feriti, e dopo 36 giorni di sciopero della fame viene liberato nel dicembre 1981 grazie all’amnistia voluta dal presidente François Mitterrand. Due anni dopo, una banda corsa rivale legata alla mafia italo-americana spera di ingraziarsi le autorità offrendo informazioni sul Flnc e organizza un’azione contro Alain Orsoni. Al suo posto però viene catturato, torturato e ucciso il fratello Guy Orsoni, il cui corpo resterà introvabile. L’anno dopo, un commando del Flnc entra nella prigione di Ajaccio e uccide due dei responsabili. Alain è con loro ma all’ultimo momento gli chiedono di non entrare, «deve sembrare un’azione politica, non una faida famigliare». «Non aver fatto parte del commando resterà il più grande rimpianto della mia vita», dirà poi, ringraziando pubblicamente gli esecutori dell’incursione nella prigione tanto da guadagnarsi una condanna per «apologia di omicidio». Lo stesso giorno in cui il fratello Guy viene vendicato, nasce il figlio di Alain Orsoni e dell’avvocata Frédérique Campana: lo chiamano Guy, come lo zio ucciso, e Guy Orsoni avrà a sua volta una carriera degna della dinastia: dopo rapine e attentati da protagonista del banditismo corso nel maggio 2025 è stato condannato a 13 anni di carcere per avere tentato di assassinare Pascal Porri, capo della banda rivale del «Petit Bar» di Ajaccio, sospettata di avere cercato di uccidere il padre Alain Orsoni già una prima volta nel 2008.
Nel frattempo la vita di Alain Orsoni è molto movimentata: eletto all’Assemblea corsa nel 1986, nel 1990 fonda una formazione scissionista del Flnc, il Mpa (Movimento per l’autodeterminazione) che viene presto ribattezzato dagli oppositori «Movimento per gli affari» o «Monete per Alain».
In una vecchia intervista a Libération, intitolata «Sono in pericolo di morte», Alain Orsoni ha dato una spiegazione socio-politica alle lotte intestine del nazionalismo corso: «Mi accusano di riformismo, termine che accetto, e di una rottura con la linea pura, dura e rivoluzionaria. Come se il militare con il passamontagna fosse una brava persona e chi si presenta alle elezioni un corrotto che vuole trarre vantaggi materiali».
Ci sono stati poi gli anni dell’esilio, a Miami in Florida, poi in Nicaragua con un’attività di gioco d’azzardo, poi a Barcellona e infine il ritorno in Corsica, da presidente della squadra di calcio dell’AC Ajaccio, tra spostamenti a bordo di una Audi A6 a prova di proiettile e interviste in cui Alain Orsoni dichiarava «tutti conoscono i miei spostamenti, vivo a casa di mia madre, non ho paura di morire». Ieri l’ultima scena, ai funerali della madre.