ilmessaggero.it, 12 gennaio 2026
Iran, oro trasferito in Russia: i misteriosi voli cargo di Mosca su Teheran e l’ipotesi piano di evacuazione
Mentre l’Iran è attravresato dalle proteste più gravi degli ultimi anni e la moneta nazionale crolla ai minimi storici, una misteriosa serie di voli cargo russi verso Teheran riaccende i timori di una possibile fuga di capitali e dei vertici del regime verso Mosca. Secondo quanto riportato dalla testata specializzata Air Cargo Week, tra il 27 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026 aerei da trasporto Il-76TD riconducibili alla Russia avrebbero effettuato voli ripetuti verso la capitale iraniana, operando sotto copertura civile e seguendo rotte studiate per evitare lo spazio aereo controllato dalla Nato.
La pubblicazione evidenzia come non si tratti di normali voli commerciali. L’uso dello stesso velivolo, la frequenza delle missioni e la priorità alla rapidità operativa indicano un’operazione logistica coordinata, compatibile con un supporto tecnico-militare o con la preparazione di scenari di emergenza. In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni del parlamentare britannico Tom Tugendhat, secondo cui vi sarebbero «segnalazioni credibili del trasferimento di grandi quantità di oro fuori dall’Iran a bordo di aerei russi». Tugendhat ha parlato anche di cargo in arrivo a Teheran probabilmente carichi di armi e munizioni, seguiti da voli di ritorno con materiali di valore.
Le proteste di massa sono esplose il 28 dicembre, dopo il crollo del rial a un minimo storico e in un quadro di crescente pressione economica e sociale. Nello stesso periodo, sono circolate indiscrezioni su una possibile fuga della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, con Mosca indicata come destinazione privilegiata. Uno scenario che richiama quanto avvenuto in Siria. Secondo ricostruzioni di media internazionali, Bashar al-Assad avrebbe lasciato il Paese alla fine del 2024 diretto in Russia, portando con sé un carico d’oro dopo il fallimento del sostegno militare di Mosca contro l’opposizione armata.
Dal punto di vista operativo, la scelta di effettuare più voli anziché un unico trasferimento consolidato risponde alla logica della logistica militare: carichi frazionati riducono i rischi, evitano congestioni aeroportuali e consentono un dispiegamento progressivo degli asset. Anche le rotte adottate – più lunghe ma politicamente meno esposte – rafforzano l’ipotesi di un’operazione pianificata a livello statale. Con il persistere della crisi iraniana e l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, gli analisti ritengono che ponti aerei di questo tipo diventeranno sempre più frequenti tra Paesi alleati sottoposti a sanzioni o restrizioni finanziarie. Il corridoio Russia-Iran rappresenta così un esempio concreto di come il trasporto aereo venga utilizzato come strumento strategico, ben oltre le dinamiche del mercato civile.