La Stampa, 12 gennaio 2026
Referendum, quel pezzo di sinistra per il sì Ex comunisti e iscritti Pd a fianco di Nordio
"La sinistra che vota sì”. Già il titolo dell’iniziativa sarebbe sufficiente a irritare Elly Schlein e compagni. Non è stato scelto a caso, punta a evidenziare una frattura, piccola o grande che sia, nel Pd, nel cosiddetto campo largo e nel fronte che sostiene il “no” al referendum sulla giustizia. Uno spunto gustoso per chi guarda da destra, tanto che i giornali più vicini alla maggioranza di governo hanno ampiamente rilanciato l’appuntamento di oggi pomeriggio a Firenze. Organizzato dall’associazione “Libertà Eguale” di Enrico Morando e Stefano Ceccanti, ex parlamentari e tra i fondatori del Pd, avrà tra gli oratori alcuni volti noti della sinistra italiana del passato. Gente cresciuta nel Partito comunista (poi nel Pds), come Cesare Salvi, ministro del Lavoro nei governi D’Alema e Amato, o Claudio Petruccioli, presidente della Rai tra il 2005 e il 2009. Entrambi, in varie interviste e interventi pubblici, hanno spiegato perché sono favorevoli alla riforma Nordio. «La posizione ufficiale del Pd non è in linea con la sua storia, vedo una continuità assoluta tra la riforma del 1999 (governo D’Alema, ndr) e quella odierna – dice Salvi – l’allarme sui magistrati assoggettati al governo e sul tradimento della Costituzione è privo di senso». Anche Petruccioli ricorda il lavoro fatto durante la commissione Bicamerale D’Alema: «Da sempre sono favorevole alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente – sottolinea –. Mi pare che il Pd guardi più a un obiettivo politico, far cadere Meloni, che al merito della riforma».
Chissà se ha ragione un altro relatore del convegno fiorentino, il professor Augusto Barbera, presidente emerito della Corte costituzionale e per un ventennio parlamentare Pci e Pds, quando dice che «nel Pd molti sono a favore, ma non lo dicono. Io rimango coerente con il voto che diedi, da parlamentare comunista, a favore del nuovo processo». Anna Paola Concia, attivista ed ex deputata Pd, anche lei oggi a Firenze e in prima linea nel comitato “Sì Separa” promosso dalla Fondazione Einaudi, la mette giù così: «I referendum non si fanno per provare a mandare a casa i governi, ma per far esprimere i cittadini sulle leggi – avverte –. La separazione delle carriere era una delle proposte della sinistra, è falso che l’indipendenza della magistratura venga messa a rischio, consiglio un approccio meno ideologico». Insomma, con il suo “no” Schlein starebbe rimuovendo un pezzo di storia della sinistra, visto che a sostenere la separazione delle carriere era anche un «socialista, riformista e partigiano come Giuliano Vassalli», ricorda Ceccanti, e queste posizioni «erano largamente maggioritarie nella legislatura 1996-2001 dei governi dell’Ulivo». Un’altra era politica, risponderebbero probabilmente dal Nazareno, dove, però, questi movimenti non passano inosservati. Come il fatto che al convegno fiorentino di oggi manderà un messaggio video di supporto anche Pina Picierno. Non una ex dal passato illustre, ma attuale eurodeputata dem e vicepresidente del Parlamento europeo, oltre che tra i principali oppositori interni di Schlein. «Il tema va affrontato senza demonizzazioni e senza propaganda – spiega a La Stampa – con l’obiettivo di rendere più chiari i ruoli nel processo e più forte l’imparzialità del giudice, aumentando la fiducia dei cittadini nella giustizia». Difficile dire quanto seguito abbia l’impostazione di Picierno nella base Pd, più facile fotografare la spaccatura del campo largo sul referendum.
A sposare le ragioni del “sì”, infatti, ci sono anche Più Europa (a Firenze ci sarà Benedetto Della Vedova), il Partito socialista di Enzo Maraio e un bel pezzo di Italia Viva: Matteo Renzi ufficialmente lascia libertà di voto per non indispettire gli alleati, ma oggi all’iniziativa fiorentina arriverà la sua capogruppo al Senato, Raffaella Paita, che dice di sentirsi «coerente con quello che ho sempre sostenuto e che la sinistra ha sempre sostenuto». Parole che lasciano pochi dubbi sull’orientamento dei renziani e certificano, dunque, la divisione della coalizione che ha stravinto, ad esempio, le ultime elezioni regionali in Campania: Pd, M5s e Avs da una parte, IV, Più Europa e Psi dall’altra. Senza dimenticare altre due forze schierate per il “sì”, Azione di Carlo Calenda e i Liberaldemocratici di Luigi Marattin, fuori dal centrosinistra, ma comunque formalmente all’opposizione in Parlamento.