La Stampa, 12 gennaio 2026
Cabello, il chavista che guida i "colectivos" Le milizie anti-Usa che minacciano il Paese
Il salto di qualità lo compie nel febbraio 1992, quando partecipa al fallito colpo di Stato contro l’allora presidente Carlos Andrés Pérez, orchestrato da Hugo Chávez. All’epoca tenente dell’esercito, viene incarcerato per due anni. Un purgatorio che lo proietterà ai vertici del chavismo. Diosdado Cabello è nato nello Stato di Monagas nel 1963. Da adolescente milita in Bandera Roja, un’organizzazione della sinistra radicale. Nel 1987 si diploma all’accademia militare, secondo nel suo corso. Dopo l’elezione di Chávez alla presidenza nel 1998, a Cabello vengono garantite alte cariche governative.
Nel 2013 figura tra i principali candidati alla successione di Chávez, dopo l’annuncio della malattia da parte del presidente: Nicolás Maduro ha la meglio. Dopo le controverse elezioni presidenziali del 28 luglio 2024, Cabello viene nominato ministro degli Interni e della Giustizia, un incarico che gli garantisce il controllo delle forze di polizia e degli apparati di intelligence.
Il dipartimento di Stato Usa ha fissato una ricompensa di 25 milioni di dollari per chi fornisca informazioni utili alla sua cattura. Sul suo capo pendono le stesse accuse per narcotraffico in base a cui, il 3 gennaio 2026 le forze speciali americane, su ordine di Donald Trump, arrestano Maduro e la consorte Cilia Flores nel corso dell’operazione militare a Caracas. Con la cattura dell’ex presidente, è lui a rimanere in Venezuela il punto di riferimento dell’ala più intransigente del chavismo. Cabello si è espresso contro la liberazione dei prigionieri politici annunciata dal governo ad interim guidato da Delcy Rodriguez. Tra questi, ci sono anche almeno 25 cittadini col passaporto italiano, rinchiusi nelle carceri del Paese. Uno di questi è Alberto Trentini.
«Rappresenta il nucleo duro del potere coercitivo. Il suo ruolo è stato storicamente quello di garantire il controllo interno attraverso l’intimidazione, la sorveglianza e l’articolazione di gruppi civili armati. In questa fase, il suo obiettivo sembra essere quello di garantire che qualsiasi riconfigurazione politica non indebolisca l’apparato di forza interno, attraverso i colectivos, le reti di intelligence e i quadri radicalizzati formati nel corso di decenni», spiega a La Stampa Luis Marcano, ex giudice della Corte Suprema della Repubblica Bolivariana.
Washington ha diffuso sabato un bollettino in cui il Venezuela viene classificato con il livello di allerta di viaggio, il che significa che nessuno dovrebbe viaggiare o rimanere nel Paese in circostanza alcuna. I principali rischi identificati includono: detenzione ingiusta di cittadini statunitensi; possibilità di tortura durante la detenzione; terrorismo e sequestro di persona; applicazione arbitraria delle leggi locali. Gli Usa hanno avvertito i proprio dipendenti, anche quelli arrivati venerdì per riaprire l’ambasciata a Caracas, di abbandonare il Paese. Per l’osservatorio InSight Crime c’è Cabello dietro a tutto questo.
Il ministro è accusato di far parte del cosiddetto Cartello dei Soli, e, secondo gli Usa, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia avrebbero coordinato con lui e altri funzionari il transito sicuro di cocaina attraverso il Venezuela in cambio di tangenti. Ha piazzato molti familiari in posizioni di potere, ha guidato la creazione e l’impiego delle Cuadrillas de Paz (Cupaz), oggi note come Uppaz, un altro insieme di attori armati che contribuiscono al controllo politico e sociale del regime. «È stato soprattutto tra i fondatori dei Circoli Bolivariani, gruppi di civili armati creati da Chávez per reprimere il dissenso politico e considerati un precursore dei successivi colectivos, realtà dal carattere più paramilitare e meno ideologico», spiega inSight Crime. Nel corso degli anni, i colectivos hanno costruito un vero sistema di governo locale nelle aree che controllano: impongono regole e sanzioni alle comunità, gestiscono la distribuzione di cibo sovvenzionato e di servizi pubblici. «Agli americani diciamo: potete venire, ma ve ne andrete nei sacchi neri», ha assicurato Valentín Santana, leader di La Piedrita, uno dei colectivos più antichi del quartiere 23 de Enero, in un video diffuso poco dopo l’arresto di Maduro. «Non avete idea – è il suo monito sinistro – di quello che avete scatenato».