repubblica.it, 12 gennaio 2026
Dopo 10 anni e 30 disegni di legge arriva in Cdm il Ddl caregiver. Rimborsi da 1 euro e 11 centesimi
Il giorno tanto atteso è arrivato. Ci sono voluti 10 anni e 30 proposte di legge – mai arrivate all’approvazione finale – per portare in Consiglio dei ministri un disegno che riconosca il ruolo, e le difficoltà, di un caregiver familiare. «Una proposta sostenibile», ha raccontato ad Avvenire la ministra per le disabilità Alessandra Locatelli. Un sostegno differenziato in base all’intensità del compito di cura.
Peccato che la tutela economica sarà garantita esclusivamente ai familiari conviventi che svolgono almeno 91 ore di cura settimanali con un reddito massimo di 3 mila euro annui e un Isee familiare non superiore ai 15 mila euro. A loro potrà essere riconosciuto un contributo economico esentasse fino a 400 euro mensili, erogato ogni tre o sei mesi.
Facciamo i calcoli. 91 ore settimanali corrispondo a circa 13 ore al giorno di lavoro essenziale per coprire i buchi statali e assistere persone con disabilità e non autosufficienti. 13 ore al giorno, che ripetute ogni giorno del mese ammontano a 364 ore mensili. La sostanza? Se nella sfortuna sei tra i fortunati, avrai un rimborso di 1 euro e 11 centesimi l’ora. Ma, e qui la ciliegina, il contributo totale destinato a ciascuno dipenderà dal numero di domande che verranno presentate nel momento in cui sarà individuata la platea di destinatari e sarà compatibile con le ulteriori misure di sostegno previste per i caregiver familiari a livello regionale. Anche sulle tempistiche la situazione non sembra migliorare. Gli interessati potranno registrarsi sul sito dell’Inps a partire da settembre di quest’anno, quando arriveranno 1,5 milioni di euro che serviranno però per costruire la piattaforma utile a erogare i fondi. Niente contributi quindi fino al 2027, quando verranno stanziati i primi 257 milioni di euro.
Tra le tutele, differenziate a seconda del monte ore nel caso in cui l’assistito sia un minore, i caregiver riconosciuti potranno avere il diritto al congedo parentale. Così come potranno ricevere ferie e permessi solidali dai colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro. Se invece si tratta di un giovane (in Italia si stima che 7 su 100 delle persone tra i 14 e i 25 anni svolge in silenzio l’attività di caregiver), potrà richiedere la compatibilità dell’orario di servizio civile con l’attività di cura. Gli studenti con responsabilità di cura potranno essere esonerati dal pagamento delle tasse universitarie o vedere riconosciuta l’esperienza come crediti nei percorsi di formazione scuola-lavoro.
Insomma, tenendo conto dell’ammontare annuo e del numero di persone che sulla carta potranno beneficiare del finanziamento (i posti saranno circa 52 mila), la quota totale sembra risibile rispetto ai 7 milioni di persone che si occupano in Italia di familiari non autosufficienti. Secondo l’Osservatorio Sara Assicurazioni, quasi 6 italiani su 10 hanno dichiarato infatti di conoscere personalmente o tramite parenti e amici qualcuno che ha affrontato o sta affrontando questa situazione. E tra le difficoltà più temute spicca proprio la solitudine – quindi l’assenza di sostegni, riferimenti e il conseguente rischio di isolamento – tra i fattori che in assoluto più condizionano la quotidianità e l’equilibrio emotivo dei caregiver, spesso costretti a rinunciare al lavoro o a ridurne drasticamente l’attività, dedicando anni preziosi alla cura della persona cara senza però tutele lavorative, contributive e pensionistiche.
In questo quadro, il disegno di legge oggi proposto rischia di essere uno specchietto per le allodole. Come ha spiegato la docente di politiche del lavoro e del welfare Alessandra Servidori, componente della Rete interministeriale povertà e del Comitato dei Diritti umani, la proposta rischia di essere una vera e propria «lotteria digitale, in cui il diritto è determinato dalla velocità della connessione internet o dalla prontezza del Caf».
A criticarne l’impianto governativo, sia per la limitatezza sia per l’assenza di confronto con il Parlamento, anche la deputata del Pd della commissione affari sociali Ilenia Malavasi, già promotrice – nel 2023 – di una proposta di legge sul caregiver familiare. «Il provvedimento rischia di escludere proprio chi sostiene il peso più grande della cura», ha dichiarato in una lettera pubblicata sul Quotidiano Sanità. A venir penalizzate sarebbero «soprattutto le donne, obbligate a scegliere tra la cura e il lavoro, indebolendo ogni progetto di autodeterminazione». Molte, soprattutto tra i 40 e i 60 anni, hanno raccontato di sentirsi schiacciate tra la cura dei figli e quella dei genitori anziani, con forti rischi di burnout. Insomma, una grande attesa per «un approccio che rischia di creare nuove disuguaglianze tra i caregiver».