la Repubblica, 12 gennaio 2026
Ode a Boudicca, la regina incubo di Roma
Qualcuno ha mai sentito parlare del karnyx? Improbabile. Non è certo un articolo di uso comune. Gli antichi Celti lo usavano come tromba di guerra, e un antico commentatore di Omero, il vescovo Eustazio, ce lo descrive: un oggetto “cavo, non troppo grande, con la tromba a forma di animale, unita a un tubo di piombo in cui soffiano i trombettieri. Ha suono acuto e dai Celti è chiamato karnyx”. Immaginate dunque una testa di lupo, in ferro, cava, denti minacciosi, due lunghe orecchie pendule, che si innesta in cima a un tubo tenuto in posizione verticale e terminante, all’altro capo, in un bocchino per il suonatore. Un pannello argenteo del Calderone di Gundestrup, rinvenuto nello Jutland e anch’esso di fabbricazione celtica, mostra tre trombettieri che issano verticalmente i loro karnykes ben al di sopra delle teste dei guerrieri, intenti ad accompagnare le truppe allo scontro.
Per quale motivo stiamo parlando di questo dimenticato strumento? Il fatto è che il Guardian del sette gennaio dà la notizia della scoperta proprio di un karnyx, assieme ad altri oggetti appartenuti agli antichi Britanni, nei pressi di Norfolk, e a questo ritrovamento attribuisce anzi grande rilievo. Pare infatti che finora in Inghilterra ne fosse affiorato solo un altro, e in pessime condizioni. In sé, tuttavia, la scoperta non meriterebbe tanto clamore, se si esclude l’orgoglio nazionale, perché in realtà di karnykes se ne possiedono già parecchi, provenienti da varie aree europee e anche dall’Italia, dalla Val di Non. Se non fosse per una suggestiva concomitanza.
La zona in cui l’oggetto è stato rinvenuto corrisponde a quella in cui vivevano gli Iceni, un popolo bellicoso, che partecipò alla rivolta contro i Romani occupanti che ebbe luogo nel 60 d. C.; e che fu capeggiata da un personaggio davvero straordinario: la regina Boudicca. L’archeologia, si sa, oltre che produttrice di straordinarie scoperte storiche, è anche un inesauribile serbatoio di sogni. Ragion per cui, perché non immaginare che questo antico karnyx avesse risuonato proprio alle spalle della regina?
Cassio Dione, lo storico greco del II-III secolo d. C., ce la descrive in piedi, su una tribuna di terra, mentre arringa i suoi 120mila uomini. Alta di statura, terribile di aspetto, lo sguardo straordinariamente acuto e la voce aspra. I suoi capelli erano folti, lunghi, biondissimi, e le scendevano fino ai fianchi. Al collo portava una collana d’oro e indossava una tunica di vari colori, coperta da un mantello. Questo era il suo consueto abbigliamento, precisa lo storico, ma quel giorno, per rendere la sua persona ancor più terrificante, brandiva una spada.
Non era infrequente, aveva spiegato Tacito, lo storico romano del I-II secolo d. C., che i Britanni si facessero guidare da una donna; ma Boudicca, oltre che sulla sua figura imponente, poteva contare anche sulla nobiltà della sua stirpe e sull’ira che l’infiammava. I Romani l’avevano fatta frustare e le sue figlie vergini erano state violentate. Le sue parole, dall’alto di quella tribuna di terra (ovvero, secondo Tacito, dal carro con cui passava in rivista le sue truppe, con le figlie in piedi davanti a lei) erano state dure e sprezzanti contro gli occupanti.
«I Romani», diceva, «sono stati capaci solo di depredarci e di imporci sempre nuove tasse, defraudandoci dei nostri raccolti e dei nostri beni. Che dire di un popolo che fa pagare perfino una tassa sui morti? L’avidità è ciò che li distingue. Non abbiate paura di loro! Il lusso e l’abbondanza li hanno rammolliti, senza il loro pane lievitato, il loro vino, il loro olio, si sentono perduti, mentre per noi ogni radice è pane, ogni succo è olio, ogni acqua è vino. Non abbiate paura di loro! Non sono né più numerosi né più valorosi di voi. Se non sono protetti dai loro accampamenti, dai loro scudi, dai loro elmi e dalle loro corazze, sono assolutamente incapaci di combattere, mentre a voi basta lo scudo per proteggervi. Già in passato li abbiamo respinti, come avvenne quando fummo attaccati dal celebre Giulio Cesare, mentre ad Augusto e a Gaio Caligola rendemmo impossibile la navigazione quando ancora erano lontani dalla nostra isola. Che è così grande da essere piuttosto un continente, con un Oceano che a tal punto ci separa dagli altri popoli, che la credenza comune ci giudica una gente che vive sotto un altro cielo, mentre anche i più sapienti fra i continentali ignorano il nostro nome. Andiamo dunque contro i Romani! Gli dimostreremo che essi non sono altro se non lepri e volpi, che tentano di dominare dei cani e dei lupi».
Al termine di queste parole Boudicca lasciò fuggire dal proprio seno una lepre, e ne osservò il cammino. L’animale corse dalla parte dei Britanni, e questo segno favorevole, inviato dalla dea Andraste, fu accolto da un grande clamore. La regina ringraziò la dea, aggiunse altre parole di disprezzo verso gli occupanti e la battaglia ebbe inizio. I Romani subirono una terribile sconfitta, i Britanni distrussero ben due città, saccheggiarono, compirono tutte le atrocità che, purtroppo, accompagnano da sempre ogni vittoria. Finché Paolino, di rientro dall’invasione dell’isola di Mona, si scontrò nuovamente con le truppe di Boudicca e, benché il suo esercito fosse di gran lunga inferiore di numero, riuscì questa volta a sconfiggere i Britanni, assoggettando nuovamente il territorio al dominio romano. La biondissima regina morì di lì a poco per malattia: o, come riferisce Tacito, suicidandosi col veleno.