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 2026  gennaio 12 Lunedì calendario

Ritardi nelle opere pubbliche, arriva il super commissario

Dai commissari al commissario. Al singolare. Con pieni poteri. Il governo è pronto ad affidare la gestione dei cantieri delle strade regionali e provinciali sotto sorveglianza a Claudio Andrea Gemme, amministratore delegato di Anas e manager vicino a Matteo Salvini. È stato lui a volerlo, dallo scorso marzo, alla guida della società della rete di asfalto lunga 32mila chilometri. Funzionale, nel disegno del leader della Lega, anche per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina: Anas, infatti, è il soggetto attuatore di numerosi interventi in Lombardia e Veneto, le due Regioni che ospiteranno i Giochi e assai care al Carroccio.
Ora una nuova operazione, sempre con il timbro del vicepremier leghista. Sarà portata a termine oggi pomeriggio, quando il Consiglio dei ministri si riunirà a Palazzo Chigi. Sul tavolo della riunione arriverà un decreto, visionato da Repubblica, con «disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari del governo».
Ecco l’accentramento: via i 13 commissari che sono impegnati attualmente nello svolgimento di attività di progettazione, affidamento, coordinamento ed esecuzione dei lavori sulla rete Anas. Nominati da tre governi (Conte I, Draghi e Meloni), ora saranno mandati a casa. Lasceranno «compiti, funzioni e poteri» nelle mani di Gemme. Sarà lui il super commissario di 93 opere, da Nord a Sud. Valgono oltre 26 miliardi. Almeno sulla carta perché i fondi stanziati, tra nazionali ed europei, sono molti di meno. Soprattutto i cantieri sono in ritardo: l’avanzamento registra percentuali bassissime. In alcuni casi sotto l’1%.
Per questo il reset. La relazione tecnica che accompagna il decreto svela la preoccupazione dell’esecutivo. «Obiettivo della disposizione – si legge – è quello di promuovere economie di scala nella gestione delle funzioni commissariali». Tradotto: ridurre i costi e velocizzare le procedure. La relazione illustrativa è ancora più esplicita: «La proposta mira ad accelerare la realizzazione e il completamento di taluni interventi già commissariati». Come? Attraverso la gestione del commissario unico che, se lo vorrà, potrà nominare sub-commissari andando a pescare tra i responsabili (a tempo) delle strutture territoriali di Anas.
La necessità di preferirli ai commissari in carica è motivata così: «Si intende valorizzare la conoscenza diretta del territorio e la vicinanza operativa ai cantieri, che potrà garantire una maggiore efficacia nella realizzazione e completamento degli interventi». A taccuini chiusi, i leghisti sono più diretti: «La verità è che su molte di queste opere non si sa nulla, meglio avere persone del territorio a gestirle». Una considerazione che viene agganciata anche a ragioni di consenso politico, non solo al Nord.
La centralizzazione dei cantieri non resterà una mossa solitaria. La Lega vuole arrivare il prima possibile a tirare fuori Anas dal perimetro di Fs. Lo scorporo doveva entrare nella manovra sotto forma di emendamento, ma i tempi stretti hanno impedito al Carroccio di arrivare al risultato sperato.
Nelle ultime ore il pressing nei confronti del ministero dell’Economia, dove Anas ritornerebbe a titolo gratuito, si è fatto di nuovo insistente. L’obiettivo è travasare lo schema preparato per la legge di bilancio nel primo decreto utile: atti veloci per il trasferimento della società, ma soprattutto una nuova missione. Di fatto l’azienda diventerebbe la stazione appaltante dei lavori delle province, altro tema caro a Salvini. In questo modo – è il ragionamento – le stesse province sarebbero finalmente in grado di spendere i soldi che lo Stato assegna loro per i lavori. Risorse che invece oggi vengono in gran parte restituite: i cantieri per strade, viadotti e ponti non riescono a partire o ad avanzare a causa di una macchina amministrativa deficitaria.
Soldi persi, voti a rischio. Un binomio che la Lega vuole archiviare velocemente.