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 2026  gennaio 12 Lunedì calendario

Il più segreto degli amori

Nel 1961 l’editore Einaudi pubblica un romanzo, Il segreto, con una prefazione di Linuccia Saba. L’autore non aveva nome, era indicato soltanto come Anonimo Triestino. Dopo la pubblicazione del libro, diversi lettori – soprattutto triestini – ritennero che l’autore fosse Giorgio Voghera, il quale a sua volta lo attribuiva al padre Guido, che avrebbe utilizzato, in chiave romanzesca, temi tratti dai suoi diari e quaderni. In realtà, documenti d’archivio e una testimonianza di Anna Curiel Fano attestano che il vero autore è Giorgio, tesi confermata da Elvio Guagnini – il più autorevole e instancabile studioso e conoscitore di letteratura triestina – nell’introduzione che accompagna la bella riedizione del Segreto, per Asterios edizioni.
La sorpresa è che tante precisazioni siano diventate un ampio romanzo, asciutto e struggente, una storia d’amore. Come ha raccontato Linuccia Saba, era stato un suo vecchio amico a lasciarle il manoscritto, con l’incarico di leggerlo e, se avesse pensato che ne valeva la pena, di inviarlo a un editore, senza dire a nessuno chi l’aveva scritto. Letto il libro, Linuccia Saba aveva ritenuto che fosse opportuno, anzi necessario pubblicarlo. La pubblicazione del Segreto dell’Anonimo Triestino destò presto una grande curiosità.
C’è qualcosa di affascinante e di endogamico in questa letteratura praticata come un clan famigliare che produce un capolavoro, una storia il cui casto sentimento resiste a tutto, all’intensità della passione, agli anni e al loro scorrere. C’è quasi un rovesciamento delle parti tra verità e finzione, tra la vita che sfocia nell’arte e l’arte che fluisce nella vita.
In entrambe è spesso l’amore che funge da collante. Il segreto dell’Anonimo Triestino narra una storia nella quale l’abbandono del giovane Mino Zevi al proprio amore totale per Bianca Sorani è un sentimento nell’impossibilità di dialogo amoroso, un sentimento che vive in sé stesso. Un tema che potrebbe essere banale e che si regge sulla propria intensità e sulla propria solitudine. Non c’è e non può esserci veramente storia in questo amore.
E c’è anche qualcosa di indiscreto nella curiosità senza riguardo suscitata dalla suggestione dell’autore anonimo, dal desiderio senza remore di sapere. L’indiscrezione può essere allora una forma di interesse che arriva alla passione.
Il segreto è un grande libro; ha il respiro della grandezza, la passione e la violenza della totalità, il procedere a grandi e trascinati passi. Lo scenario è talora quello di un’Italia che ha ancora da completare il suo Risorgimento – Trieste che diviene una città italiana con la Prima guerra mondiale – e non sa ancora bene quale sia la propria modernità. Leggendo il libro ci si chiede, per un attimo, in quale parte del mondo si stia vagando, anche se il respiro del racconto dà paradossalmente il senso di una geniale e per certi versi misteriosa avventura.
Sin dall’infanzia Mino Zevi, il protagonista del romanzo, fa i conti con una Storia ostacolata dalla vita stessa che egli conduce. «Proprio in quell’estate in cui compii sei anni, successero due cose molto importanti: scoppiò la prima guerra mondiale e io fui messo a scuola».
Nell’ironia dolorosa e tragica della vita di Mino Zevi c’è il dramma di tutta la sua esistenza, esposto al dolore e a un dramma ineludibile. Senza cadere in paragoni impossibili, nel destino di Mino Zevi si può avvertire, ironica e ironicamente tragica, la grande voce del tardo e tragicamente ironico Italo Svevo.