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 2026  gennaio 12 Lunedì calendario

Sicurezza, è tensione. Il duello Lega-FdI sui militari nelle strade

Che la questione sicurezza sia tutt’altro che chiusa, lo certifica la nota di Massimiliano Romeo: «Ci chiediamo perché, oggi, nella maggioranza ci sia chi cambia idea e si comporta come i governi di centrosinistra». Il capogruppo leghista al Senato parla esplicitamente al pari grado di Fratelli d’Italia, Lucio Malan. Il punto di partenza è, ancora, l’utilizzo dei militari nell’operazione «Strade sicure». Che il ministro Guido Crosetto vorrebbe meno pesante per gli organici della Difesa: «I soldati facciano i soldati, quello dei poliziotti non è il loro lavoro» è il ragionamento. Malan in un’intervista a Repubblica aveva commentato: «È sempre rassicurante vedere uniformi per strada. Che siano polizia, carabinieri o militari dell’Esercito. Però ha ragione il ministro Crosetto: i soldati devono fare i soldati. È preferibile avere forze di polizia nelle città e nelle stazioni, perché il militare non può procedere ad alcune azioni proprie delle forze dell’ordine».
Romeo ribatte: «I soldati in strada con compiti di sicurezza furono introdotti nel 2008 dal governo Berlusconi, con il ministro della Difesa di allora Ignazio La Russa. Fu un governo come il Conte II a ridurre progressivamente il contingente, depotenziando una misura che aveva funzionato e che la Lega, alla prima occasione utile, ha reintegrato». Insomma, «il collega Malan dimentica l’effetto deterrenza dei militari nelle strade, che vale più di mille norme che possiamo scrivere». E per la Lega «la sicurezza è una priorità e restiamo convinti che rafforzare la presenza dei soldati sia uno strumento valido».
Le due violente aggressioni di sabato notte intorno alla Stazione Termini di certo hanno contribuito. Ma la competizione tra Lega e FdI sui temi della maggioranza è più profonda e meno recente. Il vicesegretario della Lega, Claudio Durigon, la dice così: «Noi vogliamo essere piu incisivi e piu netti. Il ragionamento è che le assunzioni non sono facili. E attenzione: i problemi che vediamo oggi nelle grandi città cominciano a diffondersi anche nei centri più piccoli». Per farla breve: «Occorrono presidi territoriali più forti». Cosa che Salvini, commentando le aggressioni della notte precedente, sui social dice in modo molto più duro: «Sono tanti, sono troppi. Mani libere alle Forze dell’ordine. Remigrazione, pugno di ferro e tolleranza zero». Al punto che da Azione Daniela Ruffino si chiede: «Non so se qualcuno nella Lega pensa di usare i militari come Donald Trump sta facendo con la Guardia nazionale negli Stati Uniti». A completare il tris dei capigruppo di centrodestra al Senato, interviene da Forza Italia Maurizio Gasparri. Per dire che «non bisogna attardarsi in discussioni, invocando più militari o più forze di polizia, ma dobbiamo avere più presenze e più organici del popolo in divisa nel suo complesso». Insomma «passiamo ai fatti, senza perdere tempo in discussioni superficiali».
Giorgia Meloni nella sua conferenza stampa di fine anno ha promesso l’arrivo, in uno dei prossimi Cdm, di un nuovo decreto Sicurezza, incentrato soprattutto sui «maranza». Proprio su quello si erano accesi i primi fuochi della polemica, con i provvedimenti presentati dai sottosegretari leghisti Molteni e Ostellari accolti con freddezza dai FdI, anche se una parte cospicua finirà nel futuro provvedimento. Ma in FdI c’è una convinzione: «Con il decreto, le loro polemiche non finiranno. Sono parte del concorso di Salvini per il Viminale nel 2027».