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 2026  gennaio 12 Lunedì calendario

Sostegno da Schlein, preoccupazione da Conte. Su cortei e iniziative sinistra in ordine sparso

Non si vedono le piazze piene per la tragedia iraniana. In questi giorni il regime di Khamenei sta soffocando nel sangue chi manifesta per la sopravvivenza quotidiana, per i diritti delle donne, dei giovani. Ma le manifestazioni in difesa di questo popolo in Italia si contano sulla punta delle dita. E non sono i leader dell’opposizioni che chiamano a raccolta.
Filippo Sensi, senatore del Pd, ci ha provato ad organizzare una manifestazione. Dice: «La settimana scorsa sotto la statua di Ferdowsi ho chiesto di manifestare vicinanza e sostegno agli insorti iraniani. Hanno aderito +Europa, Italia viva e il Partito liberaldemocratico. Oltre al Pd, naturalmente». Già, ma quante persone c’erano sotto quella statua? «Una trentina in tutto».
Solidarietà a parole, fino ad oggi. Ieri i leader dell’opposizioni hanno dichiarato la loro vicinanza al popolo iraniano. Ma non si è ancora sentito un invito deciso a scendere in piazza, a riempire quelle piazze per la tragedia di questi giorni in Iran come successe per il dramma di Gaza.
Elly Schlein, segretaria del Pd, ha scritto una nota, ieri: «Siamo da sempre e mai come oggi al fianco dei movimenti democratici che manifestano da giorni in Iran, delle tante donne e giovani che dimostrano coraggio, determinazione e voglia di libertà. Guardiamo a questi eventi con profonda solidarietà e ammirazione».
Ma a manifestare fisicamente, in strada, oltre alle poche decine di persone sotto la statua di Ferdowsi, ad ora, ci sono stati i partiti della maggioranza, e associazioni come «Nessuno tocchi Caino» o Sinistra per Israele. Perché?
Pina Picerno, europarlamentare dem, ha una sua opinione: «In Italia il sentimento di amicizia e sostegno alle proteste iraniane è diffuso, ma sulla mobilitazione popolare pesa un ancoraggio ideologico che alimenta un riflesso di ostilità verso l’Occidente e ci rende ciechi davanti alle enormi violazioni dei diritti umani del regime teocratico degli ayatollah, a partire dalle più elementari rivendicazioni di genere. Il femminismo non può essere piegato a una malintesa accettazione delle differenze culturali. Il rischio è l’indignazione selettiva: l’idea che la libertà degli altri sia un tema intermittente, soggetto alle mode».
Arturo Scotto, deputato dem, era a bordo della ben nota Flotilla che ha sfidato il governo di Israele per portare gli aiuti a Gaza. E adesso dice: «Sono convinto che nei prossimi giorni la protesta monterà moltissimo perché quello che sta succedendo è gravissimo. Del resto ci è voluto tempo anche per organizzare le grandi manifestazioni per Gaza». Ieri Carlo Calenda, leader di Azione, ha lanciato un appello: «Quello che sta succedendo in Iran chiama tutti noi ad un gesto di solidarietà. Credo che tutte le forze politiche e sindacali dovrebbero unirsi in una dimostrazione pubblica di sostegno». Ma anche Giuseppe Conte, leader del M5S, ha risposto soltanto con una nota: «Esprimiamo forte preoccupazione per quel che sta accadendo in Iran, con attacchi e violenze ai cittadini che manifestano, morti e gravissime violazioni dei diritti umani. La comunità internazionale e l’Europa siano protagoniste di un deciso e rapido lavoro diplomatico per porre fine al massacro».
C’è un’altra voce che sta rimanendo drammaticamente silente in queste ore, quella della comunità Lgbt. In Iran per gli omosessuali c’è la pena di morte. «Ma in Italia il movimento Lgbt è ostaggio della sinistra radicale, come lo è il femminismo», dice Alessio De Giorgi, oggi responsabile della comunicazione del Pd in Europa, ieri tra i fondatori di Gay.it, storico sito del movimento.