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 2026  gennaio 10 Sabato calendario

Nuovo record negativo nel 2025 per il riscaldamento degli oceani

Il contenuto di calore nei mari continua a crescere costantemente: nuovi livelli inediti sono stati toccati in ciascuno degli ultimi nove anni
Nel 2025 le temperature degli oceani hanno raggiunto un nuovo record: uno studio internazionale che ha coinvolto più di 50 ricercatori evidenzia che nell’anno appena trascorso i mari hanno immagazzinato più calore che in qualsiasi altro anno dall’inizio delle misurazioni. Dai dati registrati nel 2023, l’aumento di calore è stato di 23 miliardi di miliardi di joule, che equivalgono all’energia consumata dall’economia mondiale in 37 anni.
L’analisi, pubblicata sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences, ha visto partecipare tra gli altri l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Bologna. I dati analizzati dai ricercatori di 31 istituzioni di tutto il mondo, guidati da Yuying Pan e Lijing Cheng dell’Istituto di fisica atmosferica dell’Accademia Cinese delle Scienze, confermano che il contenuto di calore degli oceani continua a crescere costantemente: negli ultimi nove anni si sono sempre raggiunti nuovi livelli record. L’analisi mostra che il trend di riscaldamento oceanico è diventato più marcato a partire dagli anni ‘90 del secolo scorso. Inoltre, negli ultimi decenni, si può rilevare anche un lieve incremento nel tasso di riscaldamento dei duemila metri più superficiali dei mari globali. Il riscaldamento, però, non avviene in maniera uniforme: alcune aree si stanno scaldando più velocemente di altre. Queste zone includono l’Atlantico meridionale, il Pacifico settentrionale, l’Oceano Antartico e le aree dei tropici. Nel 2025, in particolare, circa il 16% della superficie oceanica globale ha raggiunto un livello record di calore oceanico, e circa il 33% si è classificato tra i primi tre valori più elevati nella storia. Gli studiosi hanno osservato infine che la temperatura media annuale della superficie del mare in realtà nel 2025 risulta leggermente inferiore rispetto ai due anni precedenti, ma sempre di 0,5 gradi superiore alla media di base del periodo compreso tra il 1981 e il 2010. L’abbassamento è dovuto principalmente alla transizione da El Niño, fenomeno che provoca il forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico Centro-meridionale, a La Niña, caratterizzato invece dal raffreddamento di quelle zone. Le temperature della superficie del mare sono particolarmente importanti perché influenzano il meteo globale: se sono più elevate, favoriscono piogge più intense, cicloni tropicali e inondazioni.
In generale, calcolare il calore immagazzinato dagli oceani è importante perché fornisce uno dei migliori indicatori del cambiamento climatico a lungo termine. Le acque globali, infatti, assorbono più del 90% del calore in eccesso intrappolato dai gas serra, e ciò le rende il principale serbatoio di calore del sistema climatico. Va ricordato che l’aumento del calore oceanico provoca diversi problemi, tra cui l’innalzamento del livello globale dei mari. Il calore oceanico fa crescere inoltre caldo e umidità nell’atmosfera, intensificando e prolungando di conseguenza le ondate di calore e gli eventi meteorologici estremi.