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 2026  gennaio 11 Domenica calendario

Mossa a Palazzo Madama: commissione d’inchiesta su fake news e dossieraggi

Una commissione d’inchiesta sui dossieraggi? «Ci sto». Alla chiamata alle armi risponde Matteo Renzi, che in questi anni – torna a denunciare su Il Tempo l’ex premier – ne ha vissute di tutti i colori. Ma la chiamata, vien da chiedersi, da chi arriva? A sondare gli ambienti parlamentari, la scintilla si sarebbe accesa al Senato, dove diversi gruppi, di maggioranza e opposizione, starebbero ragionando su una commissione d’inchiesta ad hoc, tanto che l’idea avrebbe raggiunto lo scranno più alto di Palazzo Madama, quello occupato da Ignazio La Russa che con ogni probabilità non farebbe mancare il suo parere positivo all’iniziativa. Tanto più che con lo spauracchio dossieraggio ha dovuto fare i conti anche lui e più volte. L’ultima solo una manciata di giorni fa, con il figlio Geronimo spuntati tra i nomi dei file rubati dal ricco archivio Bellavia. La Russa, poi, era stato tirato dentro, assieme all’altro figlio Leonardo Apache, alle operazioni di spionaggio della banda dei dossier che, secondo la Procura di Milano, era guidata dall’ex superpoliziotto Carmine Gallo e dal presidente di Fondazione Fiera Milano Enrico Pazzali. «Se non sei spiato oggi non sei nessuno...», era sbottato all’epoca il presidente del Senato, segnalando l’emergenza. Di una commissione sui dossieraggi avevano ragionato anche il Guardasigilli Carlo Nordio e il ministro della Difesa Guido Crosetto, quando, nel marzo 2024, era partita l’inchiesta di Perugia sui presunti accessi abusivi, con falle nel sistema della sicurezza informatica e la minaccia di un mercato parallelo di informazioni riservate. Poi più nulla se ne era fatto. Ora la tentazione è tornata a serpeggiare, anche perché i casi su cui indagare sarebbero tanti, alcuni ghiotti. E la sfuriata della premier Giorgia Meloni alla conferenza stampa di fine anno avrebbe smosso ancor più le acque.
Ma per la commissione di cui si ragiona a Palazzo Madama però – ed è elemento non secondario – la parolina “dossieraggi” non figurerebbe affatto. L’organismo parlamentare, semmai vedrà la luce, sarà chiamato a ficcare il naso sul variegato e ricco mondo delle fake news, dove i politici, al pari che nelle spy story, la fan da padrona. Notizie che il più delle volte nascono in Rete e che nell’etere si alimentano, a volte mandando all’aria vite, carriere, relazioni e, nel caso degli eletti, potenziali ricandidature. E i dossieraggi? In qualche modo ricadrebbero nel raggio d’azione della Commissione, perché, a ben guardare, spesso c’è un filo che lega e tiene assieme le due cose, come un Giano bifronte a due volti. Senza contare che, di fronte a una nuova spy story, sarebbe gioco facile per il neo organismo parlamentare puntare i riflettori e occuparsi della questione.
A frenare però l’iniziativa c’è una questione di tempi. «Mancano 500 giorni alla fine della legislatura – ragiona il capogruppo di Fi al Senato Maurizio Gasparri – per istituire una nuova commissione serve una legge, poi la nomina dei membri e via discorrendo. Insomma, serve tempo e stiamo stretti. Piuttosto, facciamo luce sulla vicenda Bellavia-Report sottoponendo la questione alla Commissione Antimafia».
Un’idea, certo. Ma per molti solo un contentino che finirebbe per lasciare “scoperti” altri casi emersi da inizio legislatura, con una stridente disparità di trattamento. Tanto più che alcuni hanno coinvolto la presidente del Consiglio, che ne ha fatto accenno anche nella conferenza stampa di fine anno. Come la vicenda del capo di gabinetto di Giorgia Meloni, Gaetano Caputi, che sarebbe stato spiato dai nostri servizi segreti. E che dire dei due uomini sorpresi ad armeggiare attorno alla macchina dell’ex compagno della premier Andrea Giambruno proprio sotto casa Meloni? Altra vicenda fitta di mistero. «Troppi i casi, troppe volte e troppe le persone coinvolte. Una Commissione serve eccome...», rimarcano in ambiente di Italia Viva. Trovando però il muro del Pd: «A indagare ci pensano magistrati e giornalisti, non scherziamo...».
Un passo avanti e uno indietro, la strada della commissione appare irta di ostacoli. «Non ritengo sia un tema di cui debba occuparsi il Parlamento – rimarca il dem Antonio Nicita – piuttosto occorrono tutele per evitare che giornalisti vengano spiati senza che si sappia da chi, vedi il caso Paragon. Mentre sul vero tema della disinformazione digitale servirerbbe rendere effettivo il Digital Service Act a tutela degli utenti».