Specchio, 11 gennaio 2026
Alla ricerca dei luoghi di manga e anime Così i cartoni cambiano le rotte del turismo
Tra le nomination per il miglior film d’animazione ai Golden Globe, che saranno assegnati oggi e si tramuteranno probabilmente in candidature all’Oscar, spicca tra gli americani Elio, Troppo cattivi 2 e Zootropolis 2, l’anime Demon Slayer: Kimetsu No Yaiba – Il Castello dell’Infinito. La designazione è il riconoscimento di un risultato al box office straordinario: il film con 134 milioni di dollari racimolati è l’anime con il maggior incasso di sempre negli Usa, ben più delle amatissime fiabe di Hayao Miyazaki, e con 564 milioni di euro (di cui 4,4 totalizzati in Italia) è il sesto incasso al mondo del 2025. I numeri fotografano la grande rinascita dei “cartoni giapponesi”, che dopo essere entrati nelle case di tutti gli italiani negli anni ’70 e ’80, con serie come Atlas UFO Robot, Mazinga Z, Candy Candy e Heidi, erano spariti per diversi anni, prima della grande rinascita globale. «Il successo di Il Castello dell’Infinito è il climax di un percorso iniziato da qualche anno che ha permesso di vedere altre storie di Demon Slayer al cinema», spiega Mitchel Berger, vicepresidente esecutivo del commercio globale di Crunchyroll, la piattaforma di streaming dedicata agli anime proprietà di Sony, dove ha debuttato nel 2019 la serie tv omonima, e che distribuisce anche i film.
Gli incassi monstre degli ultimi tempi, prima destinati a pochi sporadici eventi, come Miyazaki, Pokemon e Dragon Ball, sono il segnale più evidente dell’espansione culturale dell’animazione giapponese a occidente: secondo i dati dell’AJA, l’associazione degli animatori giapponesi, il settore nel 2024 è arrivato a valere 25,2 miliardi di dollari, la cifra più alta della storia, con una crescita del 25 per cento all’estero rispetto al 2023. Una percentuale destinata ad aumentare, così come è aumentata la presenza di film al cinema: da Kaiju No. 8: Mission Recon a Chainsaw Man – Il Film: La Storia di Reze ai due episodi di Jujutsu Kaisen usciti quest’anno, fino a Lupin The IIIRD – The Movie: La Stirpe Immortale, l’offerta è ormai ampia e variegata. Ancor più si può dire per quel che è disponibile in streaming dove si trovano storie per tutti, come racconta Francesca, 22 anni, impiegata e fan: «Rispetto all’animazione americana c’è una grande varietà di generi che spaziano dall’isekai, storie fantasy in cui una persona normale viene trasportata in un universo parallelo, all’azione con titoli come Jujutsu Kaisen e Demon Slayer, agli spaccati di vita vera, dove magari si segue un gruppo di ragazze che va in gita sul monte Fuji». La domanda che sorge spontanea è capire da chi sia composto il pubblico di 17 milioni di abbonati che Crunchyroll ha nel mondo, se non da bambini e ragazzini che possono restare affascinati da storie di cacciatori di demoni o di teen-ager che affrontano le difficoltà della scuola e del bullismo: «In realtà queste storie parlano a un pubblico di ogni età», dice Giorgio, 22 anni, cameriere. «Perché le difficoltà nella vita non solo quelle che hai vissuto a scuola, ma magari quelle che capitano al lavoro o in ufficio. Perciò identificarsi nei personaggi è molto facile». Che si tratti di rielaborare i traumi del passato o di un “effetto Peter Pan” di giovani adulti che, costretti a confrontarsi col mondo complicato di oggi, si rifugiano nella fanciullezza ormai sfuggita di mano, i dati della piattaforma parlano chiaro: la maggior parte degli utenti ha tra i 15 e i 25 anni, ma tra gli abbonati ci sono anche molti over 30 e 40. «Abbiamo amato tantissimo i cartoni come Goldrake e Heidi da piccoli e ora passiamo il testimone ai nostri figli», raccontano Luca e Paola, 41 e 38 anni, di Brescia, genitori di Francesco e Andrea, gemelli di 12 anni che vanno pazzi per One Piece, serie talmente celebre da essersi guadagnata una versione con attori in carne ed ossa su Netflix.
Rispetto al passato, in cui l’appetito per gli anime si risvegliava solo per il grande nome, come Mamoru Hosoda, in arrivo al cinema il 19 febbraio con Scarlet, storia di una principessa in cerca di vendetta, oggi attorno ai “cartoni giapponesi” c’è una comunità di appassionati curiosa e onnivora: «La crescita è avvenuta nell’ultimo decennio», dice Berger «perché in precedenza era difficile trovare il modo di vedere queste serie tv», che, è bene ricordarlo, vengono prodotte a ritmi frenetici. Basti pensare che Crunchyroll pubblica circa 40 nuovi show ogni tre mesi, in linea con i programmi tv giapponesi: solo per l’inizio 2026 ha appena annunciato nuove stagioni di Jujutsu Kaisen, Frieren: Beyond Journey’s End e My Hero Academia: Vigilantes, solo per citarne alcune, oltre a una trentina di nuovi titoli tra cui il fantasy Sentenced to Be a Hero, il dramma d’azione Dead Account. I titoli destinati ad avere successo possono arrivare anche a 1.150 episodi, come One Piece: abbastanza per tenere impegnati fino all’età della pensione. «Il successo è determinato», prosegue Berger «anche dalla diffusione di clip di anime su Instagram, TikTok e Youtube e dalla relativa discussione che avviene tra i fan della Generazione Z».
A determinare la rinascita degli anime sarebbe stata la grande astinenza di disegni animati provenienti dal Sol Levante, uniti alla catastrofe globale del Covid: «Per una ventina d’anni i cartoni giapponesi sono stati praticamente assenti dalla tv generalista», dice Alessandro Falciatore, 51 anni, direttore editoriale di Animeclick. it, il portale di riferimento in Italia. «Durante la pandemia molte persone, annoiate dai soliti prodotti americani, ha scoperto gli anime su piattaforme generaliste come Netflix ed Amazon, e questo ha permesso al prodotto di sfondare anche in America, che con la crescita di Crunchyroll, è ora un mercato di riferimento ed ha anche scoperto i manga cui i cartoni sono ispirati, ormai in grado di battere anche i classici supereroi». Il successo degli albi a fumetti giapponesi, trainato da quello degli anime, è una realtà anche in Italia, come rivelato dall’Associazione Italiana Editori: nei primi nove mesi del 2025 la spesa in fumetti ha raggiunto i 59,5 milioni di euro, quasi tre volte i 20, 1 milioni del 2019, numeri trainati dal successo dei manga, che rappresentano il 74,4% delle vendite, con un +280,7% di copie vendute. «La passione per gli anime e i manga, che nasce anche da un rinnovato interesse per l’animazione disegnata a mano in contrasto con quella sempre più realizzata al computer dall’industria americana, si trasforma poi nella curiosità per il Sol Levante e la sua cultura, che rispetto agli anni’80 arriva ora da noi con prodotti meno italianizzati e spinge moltissime persone ad andare in Giappone per cercare i luoghi descritti nei loro cartoni preferiti», conclude Falciatore. Affermazione supportata anche qui dai numeri: tra i tanti motivi che hanno determinato l’aumento del turismo nel Paese, col record del 2024 di 36, 9 milioni di visitatori, con un incremento del 47,1 per cento rispetto al 2023, oltre allo yen debole, come dichiarato da Carolin Funck, docente di Geografia e turismo all’Università di Hiroshima, «c’è il forte impatto di anime, manga e Instagram». «A guidare la crescita del fenomeno nella cultura pop», conclude Berger «sono anche le celebrità che professano il loro amore per gli anime: un post di personaggi come la rapper Megan Thee Stallion, Damiano David o il fuoriclasse Lamine Yamal, è una pubblicità enorme». Che attira nuovi fan pronti ad abbonarsi a Crunchyroll o a staccare un biglietto aereo per Tokyo.