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 2026  gennaio 11 Domenica calendario

Il mistero dell’Agatha scomparsa

Agatha Christie, la regina della cosiddetta età dell’oro del giallo, quella degli anni Venti e Trenta del secolo scorso (ma regina anche dopo, in coabitazione con Ruth Rendell), morì cinquant’anni fa. Per ricordarla è in programma una fitta serie di iniziative, compresa una gita a bordo del piroscafo S S Sudan, quello di Assassinio sul Nilo. Vari eventi avranno luogo preso l’Hotel di Burgh Island, l’isola del Devon dove Agatha trascorreva periodi di vacanza e di lavoro (è lì che scrisse, tra l’altro, Dieci piccoli indiani). E a ottobre ci sarà una grande mostra a lei dedicata nelle sale della British Library, istituzione di altissimo livello culturale, che tuttavia, fatto significativo, da tempo ha varato una collana di detective stories, Crime Classics, che comprende ogni sorta di gialli inglesi, a partire da quelli pionieristici dell’Ottocento.
Agatha Christie non era una grande Autrice, ma era una bravissima narratrice che sapeva raccontare una storia con straordinaria efficacia. Tant’è vero che il meccanismo del delitto e il modo con cui il suo Poirot riesce a scoprire il colpevole da alcuni fu considerato superiore a quello previsto da Conan Doyle per il suo Sherlock Holmes. Questo forse non è vero, ma poco importa. Il “trucco” di Agatha Christie consiste nel fatto che la vicenda è disseminata di indizi decisivi che si riveleranno falsi indizi, di modo che il lettore, sollecitato a sforzarsi di capire chi è il colpevole, non potrà mai individuare l’assassino – senza contare il fatto che gli indiziati spesso mentono su sé stessi e sul loro passato.
Di questa sua virtù si parlerà certamente nelle varie tavole rotonde e conferenze che si susseguiranno per tutto il corso dell’anno. E sicuramente qualcuna sarà dedicata al mistero che riguarda un aspetto singolare della sua vita: per undici giorni, nel 1926 (altra ricorrenza, questa volta è un centenario) Agatha Christie scomparve. Perché lo fece è quasi certo: la scomparsa è infatti legata al tradimento del marito, Archibald Christie, Archie per gli amici, un ufficiale di artiglieria che aveva conosciuto nel 1912 e con cui si era sposata poco dopo lo scoppio della guerra, la vigilia di Natale del 1914, quando Archie era tornato dal fronte in licenza. Anche Agatha diede il suo contributo all’impegno bellico facendo l’infermiera nell’ospedale di Torquay, la sua città natale, fin quasi alla fine del conflitto, quando lei e il marito, nel frattempo diventato colonnello presso il ministero dell’Aviazione, andarono ad abitare a Londra. E poi, su insistenza di lei, nella cittadina di Sunningdale.
Però Archibald si era innamorato di un’altra donna, Nancy Neele, di nove anni più giovane di Agatha, e il 3 dicembre 1926, dopo una litigata, se ne uscì di casa per andare al lavoro – in realtà per andare a passare il fine settimana con l’amante. Il giorno prima Agatha aveva parlato con il suo agente a proposito del suo stato di salute (era rimasta molto scossa dalla morte della madre), ma la sera era andata con la sua amica Charlotte Fisher alla scuola di ballo che frequentavano insieme. La mattina del 3 dicembre (qui incomincia il giallo) Agatha e la figlia Rosalind, che aveva sette anni, erano andate a trovare la madre di Archie; poi, la sera stessa, anche lei se n’era andata via di casa, lasciando una lettera in cui diceva che si sarebbe recata nello Yorkshire (ma perché mai nello Yorkshire?). La sua auto fu trovata in tutt’altra zona, nei pressi di una cava di gesso vicino a Guilford, cittadina che si trova a una quarantina di chilometri da Londra. Poi, il 14 dicembre, Agatha fu rintracciata in un albergo di Harrogate, lo Swan Hydropathic Hotel, dove si era registrata sotto falso nome, quello di Mrs Theresa Neele (il cognome dell’amante del marito). Harrogate è una città termale che in effetti si trova nello Yorkshire, a trecentosettanta chilometri di distanza dal luogo dove era stata trovata l’auto. Come ci era arrivata? A piedi fino alla stazione ferroviaria di Guildford e poi in treno fino a Londra e poi da lì, sempre in treno, fino a Harrogate?
Due medici diagnosticarono che la scomparsa era da spiegare con un caso di amnesia, comprensibile in una persona che mesi prima aveva avuto un periodo di esaurimento nervoso in seguito alla morte della madre; e Archie, pro domo sua, sostenne che la diagnosi era corretta. Tuttavia molti diedero una spiegazione diversa della sua scomparsa: alcuni pensarono a una trovata pubblicitaria, altri supposero che Agatha avesse avuto l’intenzione di suicidarsi in circostanze tali da incastrare il marito per omicidio ma che poi aveva cambiato idea. Ma è lecito pensare che avrebbe anche potuto decidere di “staccare” in modo clamoroso per superare il trauma del tradimento e mettere pubblicamente in imbarazzo il marito.
Che non si imbarazzò più di tanto, divorziò e nel 1927 sposò Theresa Neele. L’anno dopo anche Agatha si risposò: il marito era un archeologo di tredici anni più giovane di lei, che aveva incontrato in occasione di una visita guidata a un sito di scavi in Iraq e con cui spesso viaggiò in Medio Oriente, trovandone ispirazione per diversi romanzi, tra cui Assassinio sul Nilo. Su cosa accadde in quel dicembre 1926 Agatha non disse mai nulla e non ne fece alcun cenno nella sua autobiografia (di quella vicenda, scrisse, «non vale la pena parlarne»). A differenza di quanto avviene nei suoi gialli, non essendoci nella realtà uno scientifico Poirot o una intuitiva Miss Marple, il giallo della sua scomparsa restò irrisolto.