La Stampa, 11 gennaio 2026
"La multa Agcom è come la censura. Niente cybersicurezza ai Giochi"
Una multa milionaria dell’Agcom a Cloudflare, colosso statunitense specializzato nella fornitura di infrastrutture digitali, per non aver disabilitato l’accesso ai contenuti pirata scatena le ire dell’amministratore delegato Matthew Prince. La cui reazione non si fa attendere: minacce a interrompere i servizi di cybersicurezza per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Così come il blocco della sicurezza informatica di tutti gli utenti italiani e la rimozione dei server sul territorio nazionale. Ma c’è di più. Perché le sue intimidazioni, pubblicate su X, diventano un richiamo al “Free Speech” e un endorsement a JD Vance e Elon Musk. E non si sono fatte attendere le reazioni della destra italiana.
Ma facciamo ordine. Il 29 dicembre l’Agcom infligge una sanzione da 14,2 milioni di euro a Cloudflare. Pari all’1% del suo fatturato globale da 1,7 miliardi di dollari, di cui 8 milioni in Italia nel 2024. Al centro della decisione c’è il servizio Domain Name System (DNS) pubblico 1.1.1.1, uno dei più utilizzati al mondo. Il DNS è quel meccanismo che traduce i nomi dei siti in indirizzi IP, garantendo la navigazione sul web. E il servizio gestito da Cloudflare sfrutta un modello progettato per essere neutrale rispetto ai contenuti, nonché ottimizzato per velocità e resilienza. Proprio la neutralità infrastrutturale, però, è entrata in collisione con la legge antipirateria italiana. Una normativa attiva dal 2024 che permette agli utenti di segnalare in tempo reale domini e indirizzi IP considerati vicini alla pirateria. E che dà agli operatori 30 minuti per fermarli sul nascere.
Ecco, l’Agcom. Per l’agenzia Cloudflare, quale gestore di un DNS pubblico, doveva disabilitare in modo mirato l’accesso a questi siti tramite la piattaforma Piracy Shield. L’ordine era già arrivato nel febbraio 2025. Ma in circa un anno non c’è stato alcun adeguamento. Da qui, la multa. Subito contestata dalla società americana. Tanto sul piano tecnico quanto giuridico. Infatti, l’azienda sostiene che un intervento a livello di DNS sugli indirizzi IP, spesso condivisi da più servizi, comporti un rischio strutturale di oscuramento di contenuti e di degrado del servizio, con impatti su siti non coinvolti in attività illecite. E che per questo servirebbe installare «un “filtro” nel software», sebbene sia «una soluzione irragionevole e sproporzionata».
Parole morbide rispetto all’uscita a gamba tesa dell’ad Prince su X contro la decisione. Dopo un incipit sull’Italia a favore di «una oscura cricca mediatica europea che dovrebbe poter dettare cosa è permesso e cosa non lo è online», l’affondo contro quella che considera una censura firmata Agcom: tutto ciò è «disgustoso. Ora contesteremo la multa ingiusta. Non solo perché è sbagliata per noi, ma perché è sbagliata per i valori democratici». Con tanto di elogi al vice presidente Usa per la «leadership nel riconoscere che questo tipo di regolamentazione è una questione fondamentale di commercio sleale» e a Musk, che «ha ragione: la libertà di parola è sotto attacco da parte di una cricca di politici europei molto disturbati e fuori dal mondo». E poi ci sono le ritorsioni contro il Paese. In particolare, il potenziale addio ai servizi pro bono di Cloudfare, dal «valore di milioni di dollari», a Milano-Cortina – la società, partner del Comitato Olimpico internazionale, non ha mai avuto contatti con Fondazione Milano-Cortina -. A corollario, un’immagine generata dall’AI di un guerriero che issa la bandiera “Open Internet” e il Colosseo sullo sfondo. Tra i primi commenti, c’è il senatore leghista Claudio Borghi. Che assicura: «Faremo del nostro meglio per verificare se ci sia stato un malinteso. La Lega ha sempre votato contro qualsiasi forma di censura in Ue». Mentre la lettura del deputato di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, è di tutt’altro avviso. «La sanzione rappresenta la conferma definitiva dell’efficacia della legge 93/2023, di cui sono stato primo firmatario – dice in una nota -. L’Italia ha varato la prima legge quadro in Europa in materia, ottenendo il plauso e le congratulazioni dei grandi network americani». Tuttavia, per Andrea Stroppa, referente di Musk in Italia, il Piracy Shield è «un obbrobrio giuridico, scritto da chi non conosce l’Abc del funzionamento di Internet». Le polemiche hanno preso piede solo ieri. Fin da subito l’ad della Lega Calcio Serie A, Luigi De Siervo, aveva rivendicato il risultato come «un passaggio storico nella lotta alla pirateria audiovisiva in Italia». Ma ieri, dinanzi allo scoppio del dibattito, la stessa Lega è uscita con una dura nota contro le affermazioni di Prince. «Sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità che lascia sbalorditi e che danneggia la stessa azienda americana», rivendica.