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 2026  gennaio 10 Sabato calendario

L’Italia dei ragazzi a rischio suicidio: più letti negli ospedali per aiutarli

Una bambina. Ad appena 9 anni, nei mesi scorsi, è stata ricoverata al Bambin Gesù di Roma perché ha tentato il suicidio. Il suo è forse un caso limite ma non tanto distante da quelli di ragazzini appena più grandi che hanno provato, e talvolta sono riusciti, a fare la stessa cosa. Due dodicenni nella provincia di Firenze alcune settimane fa e, appena giovedì, un tredicenne trovato morto a Viterbo sotto la finestra di casa e sulla cui vicenda è stata aperta un’inchiesta per istigazione al suicidio.
La diffusione di problemi psichiatrici
Tanti giovanissimi italiani vogliono farsi male, fino al gesto estremo. I loro casi rappresentano i picchi più drammatici di un aumento della diffusione dei problemi psichiatrici tra bambini e adolescenti che sta travolgendo il sistema sanitario, oltre che ovviamente le famiglie e la società tutta. Praticamente non c’è struttura pediatrica in Italia che non abbia la necessità di allargare la sua offerta, in particolare di posti letto, dove vengono assistiti i casi acuti di pazienti che arrivano al pronto soccorso in piena crisi psichiatrica. «Cerchiamo di aumentare l’offerta, ma comunque andiamo più piano rispetto alla crescita della domanda», dicono gli esperti.
I dati dei suicidi dei giovanissimi
I dati dei suicidi dei giovani sono un po’ datati. Istat ha da poco diffuso quelli del 2022 (circa 550 casi), facendo notare come tra il 2020 e il 2021 ci sia stato un incremento mai visto, del 16%. Valgono allora le parole di un esperto come Stefano Vicari, ordinario di neuropsichiatria della Cattolica e primario al Bambin Gesù. Per lui non è tanto una questione di suicidi realizzati, che di recente sono stabili se non in lieve calo, ma di «aumento dei tentativi e delle ideazioni suicidarie, che per fortuna non vanno a buon fine o vengono comunque intercettati». E infatti in Lombardia tra il 2019 e il 2025 i casi di minori con comportamenti autolesivi o suicidari presi in carico dal sistema sanitario sono raddoppiati, da 407 a 815.

Disagio che cresce
Il disagio, insomma, sta crescendo. E se a Roma come letti si sentono abbastanza coperti, realtà come il Meyer di Firenze o il Gaslini di Genova hanno bisogno di crescere. Nella città toscana il reparto da 12 posti non basta e l’azienda sta cercando di allargarsi in strutture convenzionate. Come spiega il professore e primario della neuropsichiatria infantile del capoluogo ligure, Lino Nobili, «i nostri letti, dieci, non ci bastano più. Praticamente dobbiamo usare ogni giorno posti di altri reparti di pediatria. E c’è qualche minore che finisce nelle strutture per adulti. Il Gaslini avrebbe bisogno del doppio dei letti». Poi c’è la Lombardia, cioè la regione che mette in campo più servizi e nel 2024 ha ricoverato 3.557 giovani con problemi psichiatrici e/o di abuso di sostanze. In una recente delibera, come spiega Antonella Costantino, direttrice della neuropsichiatria infanzia e adolescenza del Policlinico di Milano, si è deciso di stanziare risorse per potenziare l’attività. L’intervento è soprattutto sulle strutture territoriali, destinate alla prevenzione, ma si indica anche la necessità di avere più letti per i pazienti psichiatrici.
Problemi psichiatrici sempre più complessi
Quindi sempre più pazienti, sempre più giovani, vogliono farsi male o comunque soffrono di problemi psichiatrici sempre più complessi. Al Bambin Gesù, spiega Vicari, la psichiatria nel 2012 faceva 230 consulenze al pronto soccorso, salite a 1.050 nel 2019 e a 1.655 oggi. «Questi problemi sono diffusissimi ma se ne parla poco e spesso in modo sbagliato – dice il primario – Dovremmo lavorare sui genitori, aiutarli a dare delle regole, e fare in modo che la scuola non sia tutta incentrata sul merito ma educhi alle relazioni positive tra i ragazzi, lavori per far gestire le emozioni. I ragazzi sono soli, il mondo degli adulti è disattento rispetto ai loro bisogni. Basta pensare che una ricerca recentemente ha detto che quasi la metà di loro preferisce parlare con ChatGpt invece che con una persona, un parente». E da Genova Nobili sintetizza: «Per questi ragazzi non funziona più il sistema di relazioni sociali». Come per quel dodicenne che adesso è ricoverato sempre in psichiatria al Bambin Gesù. Non va più a scuola ed è dipendente dai porno che si trovano online.