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 2026  gennaio 11 Domenica calendario

Lo Smithsonian si piega a Trump: i suoi impeachment cancellati dalla foto esposta nella «Galleria dei presidenti»

Un più minaccioso Donald Trump in bianco e nero con i pugni sulla scrivania ha rimpiazzato il precedente ritratto del tycoon con le mani sovrapposte sul ventre alla National Portrait Gallery dello Smithsonian. 
Non si tratta di un semplice cambio di foto nell’unica collezione completa di ritratti presidenziali al di fuori della Casa Bianca: oltre alla vecchia immagine, è anche stato rimosso il testo a parete che la accompagnava e menzionava i suoi due impeachment e l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021, riporta il Washington Post. Ieri la Casa Bianca ha condiviso sui suoi social una foto della mostra aggiornata «America’s Presidents» e Trump stesso ha divulgato  il nuovo ritratto su Truth Social.  
Non solo, è stata anche cambiata la posizione: la nuova foto di Trump è comparsa dove prima c’era quella dell’ex presidente Joe Biden, risulta la prima che si vede entrando nella sala della mostra.
Prima delle modifiche,  il testo accanto al precedente ritratto di Trump recitava: «Messo sotto impeachment due volte, con l’accusa di abuso di potere e incitamento all’insurrezione dopo che i suoi sostenitori avevano attaccato il Campidoglio degli Stati Uniti il 6 gennaio 2021, è stato assolto dal Senato in entrambi i processi». Questa spiagazione è stata sostituita con una breve «didascalia» che riporta soltanto i due mandati di Trump.
Altri ritratti nella galleria restano invece tuttora accompagnati da una spiegazione degli eventi accaduti durante il mandato di ciascun presidente. Quella a corredo del ritratto ufficiale dell’ex presidente Bill Clinton, per esempio, comprende ancora informazioni sul suo impeachment: chiarisce che è stato messo sotto accusa per «aver mentito sotto giuramento su una relazione sessuale avuta con una stagista della Casa Bianca».
La portavoce della National Portrait Gallery, Concetta Duncan, ha dichiarato al Washington Post che il museo sta valutando l’utilizzo di didascalie meno descrittive, tipo cartelli luminosi che forniscano solo informazioni essenziali sulle opere esposte. 
Il cambiamento avviene a pochi giorni dalla scadenza dell’ultimatum del 13 gennaio imposto dall’amministrazione Trump con una lettera inviata lo scorso 18 dicembre alla Smithsonian. Nella missiva la Casa Bianca  minacciava di sospendere i finanziamenti al complesso museale se non avesse rispettato le regole imposte la scorsa estate dal presidente.  La Smithsonian si piega a Trump dunque: del resto il suo bilancio di 1 miliardo di dollari dipende in gran parte dai fondi federali. 
Da tempo Trump prende di mira la Smithsonian, definendola  «l’ultimo baluardo dellacultura Woke». Nella lettera di agosto si ordinava alla Smithsonian di condurre una revisione completa di tutti i suoi contenuti – dai testi delle mostre ai contenuti social – «per valutarne il tono, il contesto storico e l’allineamento con gli ideali americani». Questo sulla base di un ordine esecutivo firmato da Trump a marzo, il «Restoring Truth and Sanity to American History», con cui conferiva al suo vice J.D. Vance il mandato di garantire che i programmi del complesso museale non siano «divisivi» e riflettano presunti «valori tradizionali».
L’anno scorso Trump aveva chiesto il licenziamento della direttrice della National Portrait Gallery,  Kim Sajet per quelle che definì prove di faziosità e parzialità. Tra queste, c’era la frase sugli impeachment, ora rimossa, riferisce il New York Times.  Quella frase da tempo infastidiva dunque l’amministrazione Trump.