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 2026  gennaio 11 Domenica calendario

Brutte sorprese dai ghiacci. Tornano antichi batteri cattivi

Indovinello scientifico. Che cosa c’è sulla Terra senza la cui presenza la vita come la conosciamo sarebbe impossibile? L’ossigeno? Sbagliato. In realtà la vita sul Pianeta è legata a qualcosa di infinitamente piccolo: i microbi. Tecnicamente a tutti i microrganismi. Perfino a quelli conservati nel ghiaccio dei Poli, batteri patogeni millenari che ora – a causa dei cambiamenti climatici – si risvegliano e minacciano di innescare nuove pandemie. Ce lo racconta Antonella Fioravanti in Viaggio nel mondo invisibile (Aboca).
Il volume – sottotitolo: Microrganismi, salute e cambiamento climatico. Il difficile equilibrio della vita sulla Terra – a dispetto del peso ha il pregio di rendere accessibile a tutti la comprensione dell’infinitamente piccolo. E non poteva essere altrimenti dato che Fioravanti, oltre che scienziata premiata – ha ricevuto l’Eos Pipet Award dell’Accademia reale del Belgio per la ricerca sui batteri multiresistenti – è anche una grande divulgatrice.
La ricercatrice che ha sconfitto l’antrace (trovando la cura, un nano-anticorpo capace di battere il superpatogeno usato anche nelle guerre batteriologiche) spiega che sotto la superficie visibile degli oggetti esiste un intero mondo da scoprire: batteri, virus, funghi, organismi unicellulari. E inizia il suo racconto proprio dai patogeni sepolti per centinaia di migliaia di anni, dalle «cronache del ghiaccio che muore» e sciogliendosi libera, ormai da un decennio, batteri pericolosi per uomini e animali, spore rimaste intrappolate per ere geologiche oppure per «soli» 75 anni: come quelle dell’antrace trasmessa nel 2016 dal corpo di una renna malata rimasto nel permafrost della Siberia dal 1941; con il risultato di uccidere 2.500 renne, un ragazzo dodicenne, e far ammalare 90 persone. «I batteri dormienti, nascosti nel ghiaccio, erano tornati attivi per colpa nostra. Con il cambiamento climatico», scrive. Da lì l’avvio della sua ricerca di un’arma per sconfiggere l’antrace, giunta a conclusione con successo proprio in parallelo a una nuova grave minaccia portata ancora una volta da microrganismi: la pandemia da coronavirus Sars-CoV-2, il Covid.
Il libro alterna notizie sui microbi ad accorati appelli affinché l’umanità faccia qualcosa contro il cambiamento climatico, la catastrofe silenziosa. Ma torna sempre ai microrganismi perché esseri monocellulari, batteri, funghi, virus, giocano «una parte attiva – e negativa – sul cambiamento climatico». Come nel caso del metano: «Esistono batteri che incidono sulla percentuale di metano in atmosfera». Ma ci sono anche batteri che mangiano anidride carbonica, e altri che attuano processi di bio-rigenerazione.
«I microrganismi – ribadisce Fioravanti – sono organismi talmente piccini che non li vediamo e sono fatti da singole cellule. Sono la base della vita. Sono antichissimi. I primi ad aver abitato il Pianeta e i primi che hanno dato la possibilità a chi è venuto dopo di abitarlo, perché hanno prodotto ossigeno». E poi c’è tutto quel che succede dentro al nostro corpo. Quante volte abbiamo sentito parlare di microbioma? Secondo una ricerca, in una persona di circa 70 chili ci sono più o meno 30 trilioni di cellule che gli appartengono e 38 trilioni di microrganismi (batteri, virus, funghi, protozoi). Utili. Come i batteri «buoni» nell’intestino e quelli che vivono su pelle e mucose. Tanti altri microrganismi vengono usati nella produzione di yogurt, birra, pane. Altri «trovano impiego in campo farmaceutico, nella produzione di insulina e antibiotici». Quanto ai microrganismi «cattivi» all’origine di malattie infettive, i patogeni sono protagonisti della complessa catena delle infezioni. «Studiarli ci aiuta: sono essenziali per comprendere la dinamica delle epidemie».
Quando mancanza d’igiene e ignoranza favorivano l’attacco dei patogeni, epidemie come la peste nera nel XIV secolo uccisero tra i 25 e i 50 milioni di persone solo in Europa (fra il 30 e il 60% degli europei dell’epoca) e in totale, incluso il Nord Africa, tra 75 e 200 milioni di individui. Nel 1918-1919, l’«influenza spagnola» causò tra i 50 e i 100 di milioni di morti in tutto il mondo.
Di fronte a simili esempi, potrebbe venir voglia di abbandonare la lettura, ma l’autrice ci conforta: se «i patogeni non fanno distinzioni e colpiscono senza pietà», pure è vero che «di fronte a questa crudele imparzialità, abbiamo un’arma potente: la scienza». Che ci offre strumenti, speranze, soluzioni. Purché sia accompagnata da «metodo, disciplina, volontà di proseguire la ricerca».