Corriere della Sera, 11 gennaio 2026
Il piano anti violenza (e maranza). Multe ai genitori che non controllano
Il primo obiettivo è disarmare i maranza. Togliere i coltelli ai bulli che fanno parte delle baby gang, ma anche ai ragazzi più grandi. E allo stesso tempo, nel caso invece dei minorenni, punire i genitori o comunque i familiari che ne sono responsabili, per aver omesso di controllarli. Provvedimenti che potrebbero essere estesi anche ad altri oggetti «atti ad offendere» per i quali scatterà il divieto totale.
L’allarme
Insomma, tolleranza zero nei confronti di ragazzi sorpresi in possesso di questi strumenti, perché soprattutto di recente sono stati troppi gli episodi di delinquenza giovanile nei quali sono comparse armi, perfino nelle mani di soggetti poco più che adolescenti. A lanciare ancora una volta l’allarme è stata la premier Giorgia Meloni, ma già da settimane anche i sottosegretari della Lega all’Interno e alla Giustizia Nicola Molteni e Andrea Ostellari lavorano alle nuove misure contenute nella futura legge «anti maranza» che sarà approvata durante una delle prossime sedute del Consiglio dei ministri.
Le aggravanti
Un’implementazione del decreto Caivano, che già contiene provvedimenti contro il disagio giovanile, la povertà educativa e la criminalità minorile, in vigore dal 2023 ma ritenuto insufficiente sotto alcuni aspetti: «Non basta – ha confermato sempre la presidente del Consiglio —. Gang giovanili e maranza continuano a imperversare, perciò stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico». Al vaglio una serie di aggravanti: il giovane armato di coltello e a volto coperto, oppure inserito in un gruppo riunito in luoghi considerati sensibili. Potrebbero essere scuole, centri commerciali, stazioni ferroviarie, fermate della metro, movida. Il prefetto – sempre secondo il disegno di legge allo studio – avrà la «facoltà di irrogare sanzioni amministrative accessorie»: il ritiro della patente, del passaporto, del permesso di soggiorno, ma potrà anche emettere provvedimenti per impedire «il diritto di conseguirli» a chi non rispetta la legge. E allo stesso tempo, nel caso che a compiere il reato sia un minore, «il soggetto tenuto alla sorveglianza» rischia di essere multato. Perché la misura viene considerata colma, e quello che deve essere superato è il «diffuso senso di impunità». Quindi è necessaria una stretta.
Nelle città
Anche all’ultimo Capodanno si è rischiato, a Roma come a Firenze. I bulli, fra cui anche bande di stranieri di seconda e terza generazione, hanno dato vita a maxi risse davanti al Colosseo e in piazza Duomo. Proprio nella Capitale contro passanti e perfino un’ambulanza sono stati lanciati petardi da un ponte. Prima ancora, a Natale, quattro ragazzi sono stati aggrediti in corso Buenos Aires, a Milano, nell’indifferenza di chi ha assistito alla scena. Un fenomeno che dilaga. Con conseguenze anche mortali: a Monreale nell’aprile scorso tre ragazzi – Salvatore Turdo, Massimo Pirozzo e Andrea Miceli – sono stati uccisi a colpi di pistola, come a ottobre Paolo Taormina a Palermo. Nello stesso mese a Perugia Hekuran Cumani è stato accoltellato a morte davanti all’università, come Simone Schiavello a Ostia. Sempre la Lega ha proposto nei mesi scorsi altre misure da inserire nel ddl: meno ricongiungimenti familiari dei migranti, allontanamento e rimpatrio volontario più rapido dei minori stranieri non accompagnati considerati pericolosi per i loro precedenti violenti, estensione dell’ammonimento del questore nei confronti dei 12-14enni con il coinvolgimento dei genitori, tutela processuale per gli operatori di polizia, aumento delle pene per i furti e il superamento della legge Cartabia per contrastare i borseggi: oggi la nuova normativa esclude la procedibilità d’ufficio da parte delle forze dell’ordine, ma spesso le vittime non si accorgono di essere state derubate e quindi in quei casi, senza denuncia, i responsabili non possono essere perseguiti.