Corriere della Sera, 10 gennaio 2026
Mps, spinta del mercato sul titolo. Lo Stato apre il dossier vendita
Il governo valuta la cessione della sua quota in Monte Paschi e ribadisce l’importanza di un terzo polo dietro Intesa Sanpaolo e Unicredit, con il titolo dell’istituto toscano che torna a salire in Borsa, sollecitato anche dagli analisti. L’azione ieri ha chiuso a 8,99 euro (+0,71%), con BofA che ha alzato il prezzo obiettivo a 11,50 euro da 11.
«Oggi noi deteniamo meno del 5% di Mps, non escludo che lo cediamo ma non c’è nessuna fretta. Sicuramente proprio perché non controlliamo Mps, non abbiamo una voce in capitolo sul terzo polo bancario», ha detto Giorgia Meloni ieri in conferenza stampa, ricordando poi il suo pensiero sul tema: «Sapete come la penso: sarebbe utile al nostro sistema bancario nel complesso ma il governo non ha l’autorità, i mezzi per fare assolutamente niente su questo». I tempi insomma non sono ancora maturi per rivedere il risiko in azione: toccherà aspettare fino a dopo le assemblee di primavera, quando le banche su cui si specula di più – la stessa Siena e Banco Bpm – ritroveranno una governance forte sul lungo periodo. La cessione del 4,8% del Tesoro, dopo la tornata di assemblee ed eventuali altre mosse nel risiko, potrebbe assumere di nuovo la forma di un collocamento accelerato, visto l’attore istituzionale che detiene quella quota e la capitalizzazione del Monte. La premier ha poi rivendicato il lavoro fatto dall’esecutivo su Mps dall’insediamento nell’ottobre 2022, con l’azionista Mef. «Quando siamo arrivati – ha spiegato – lo Stato deteneva il 64%, abbiamo fatto un lavoro serio e oculato che ha consentito una rivalutazione delle azioni: quando ci siamo insediati valevano 2 euro contro gli 8 odierni». Il governo nello stesso tempo si è impegnato con l’Ue a scendere sotto il 20% «Abbiamo portato nelle casse dello Stato circa 2,5 miliardi, il che è una buona cosa perché quando fu salvata Mps erano soldi degli italiani e una parte di queste risorse è rientrata», ha aggiunto. Quanto all’inchiesta che vede indagati l’ad di Mps Luigi Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Delfin, Francesco Milleri, ma non l’esecutivo, Meloni non si dice preoccupata. «Mi pare che anche la Procura abbia detto che nelle azioni del governo non c’è niente di illegittimo».
Intanto, si prepara il cantiere del Monte. L’agenda è fitta anche se i lavori per la stesura delle lista del cda, il capitolo più urgente, prenderanno avvio ufficialmente dopo l’assemblea straordinaria del 4 febbraio, chiamata ad approvare le modifiche statutarie. Il nuovo appuntamento è fissato per giovedì 22 quando il board si riunirà anche per definire il calendario dei prossimi mesi che dovrebbe fissare per il 16 aprile la data dell’assemblea. Un appuntamento cruciale, visto che la plenaria voterà il rinnovo del vertice e del cda della banca. Il cda del 22 potrebbe anche selezionare l’head hunter – con la candidatura di Korn Ferry che sembra prendere quota – che sosterrà la selezione dei nomi da parte dei consiglieri. A ruota ci saranno i conti del secondo semestre di Mediobanca e subito dopo quelli annuali del Monte. Entro metà marzo, mercato e Bce attendono poi il piano di integrazione Mps-Mediobanca.