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 2026  gennaio 10 Sabato calendario

Nomine, il risiko

Sta per iniziare la stagione delle nomine e la parola d’ordine di Giorgia Meloni è «niente esperimenti» per i vertici delle maggiori aziende partecipate che vanno in scadenza a fine marzo.
Nel caos internazionale c’è un punto fermo nazionale: il valzer delle poltrone. Un rito che appassiona il Palazzo e che nemmeno la preoccupazione per la caduta dell’Occidente può scalfire. L’elenco delle società interessate comprende tutti i settori chiave: l’energia, la difesa, i trasporti, i servizi finanziari. Quaranta tra amministratori delegati e presidenti, oltre cento consiglieri d’amministrazione, la guida della Consob e a seguire il comandante della Guardia di Finanza. Una giostra che di solito alza il livello della tensione politica ma che stavolta dovrebbe riservare pochi colpi di scena.
La linea della «continuità» scelta dalla premier – come spiegano a Palazzo Chigi – è dettata da «una fase storica molto delicata e dagli ottimi dati di mercato» delle aziende coinvolte negli avvicendamenti. Aziende i cui vertici erano stati nominati dall’attuale governo. Un dettaglio non irrilevante, perché la decisione di confermare buona parte degli ad è anche un modo per evidenziare che le nomine di tre anni fa si sono rivelate vincenti. Come non bastasse, questa strategia attenua il rischio di frizioni tra alleati nel finale di legislatura.
E allora «niente esperimenti». All’Eni l’amministratore delegato Claudio Descalzi è per Meloni «insostituibile». Una linea «virtuosa» – sottolinea una fonte di governo – che si estenderà anche ad altri ad. Come Flavio Cattaneo, alla guida di Enel. Nel report preparato per la presidente del Consiglio vengono sottolineati i risultati raggiunti: «Tre anni fa molti davano per scontato un collasso finanziario della società elettrica, che invece è scomparsa dalla lista dei dossier problematici». A Palazzo Chigi raccontano che Cattaneo sarebbe «tentato dalla grande sfida di Generali», tra un anno e mezzo, anche se lui ha smentito. Ma c’è tempo. La sua conferma imporrà a Stefano Donnarumma, ad di Ferrovie, di attendere: perché non è in scadenza e perché deve completare il «difficile piano» dell’ampliamento della rete.
Nella lista degli intoccabili sono inseriti Matteo Del Fante, alla guida di Poste Italiane e impegnato a gestire l’operazione Tim che ha trasformato la sua società in un colosso. E anche Roberto Cingolani, a capo di Leonardo. I numeri premiano il gigante italiano, sebbene a Palazzo Chigi sia in atto una riflessione sulla programmazione e la pianificazione strategica: «Il conflitto ucraino ha evidenziato che tutti erano più avanti di noi. Per esempio, i turchi e gli iraniani, sui droni. Segno che le industrie italiane della difesa si erano adagiate». Ma il governo è consapevole che «per colmare il gap in questo settore bisogna ragionare nell’ordine di un decennio».
Insomma molti saranno rinnovati, ma non tutti. Così i riflettori si spostano su Giuseppina Di Foggia, a capo di Terna, prima ad donna in una società partecipata fortemente voluta da Meloni. Si vedrà. Di certo non cambierà il metodo di lavoro deciso tre anni fa dalla premier: «Sugli amministratori delegati si fanno solo ragionamenti manageriali», disse ai vicepremier. Traduzione: per la spartizione politica ci sono i posti dei presidenti e dei consiglieri di amministrazione.
Sulla carta i nodi più delicati dovrebbero riguardare le scelte del prossimo presidente di Consob e soprattutto del futuro comandante della Guardia di Finanza. Nel primo caso l’esecutivo deve decidere entro il nove marzo. E il sottosegretario leghista Federico Freni potrebbe succedere a Paolo Savona. Nel secondo caso c’è tempo fino a maggio ma la soluzione è tutta da costruire. La lista dei possibili successori al generale Andrea De Gennaro, comprende quattro alti rappresentanti delle Fiamme Gialle: Umberto Sirico (su cui punta il ministro Giancarlo Giorgetti), Francesco Greco, Bruno Buratti e Leandro Cuzzocrea attualmente vicedirettore al Dis.
Sarà questo il passaggio più spinoso per il governo. È prassi ormai consolidata che il comandante della Gdf, concluso il suo mandato, venga destinato ad una società partecipata. È accaduto anche con Giuseppe Zafarana, che sembra destinato a concludere definitivamente la sua mission alla presidenza dell’Eni.