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 2026  gennaio 10 Sabato calendario

Sicurezza e legge elettorale. Meloni sfida toghe e opposizione

Dalla politica estera al bilancio di quanto fatto in politica interna, dai temi economici al rapporto con i magistrati. Dura tre ore per 40 domande l’appuntamento consueto di inizio anno e la premier Giorgia Meloni interviene sui temi di attualità. Fila tutto liscio, tranne che in due occasioni, quando perde la pazienza di fronte alle domande sul caso Paragon e dei giornalisti che sono stati spiati. Le chiedono anche dei suoi rapporti con il Colle e se vuole fare il presidente della Repubblica, quando si eleggerà il nuovo capo dello Stato. Prima risposta sull’argomento: «I miei rapporti con il Quirinale, con il presidente della Repubblica soprattutto, sono rapporti ottimi. Non è che nel merito siamo sempre d’accordo, però c’è una cosa che per me fa totalmente la differenza: Mattarella difende sempre l’interesse nazionale, e questo per me è tutto, ci offre sempre il suo aiuto sui principali dossier internazionali, anche se come è normale che sia non sempre la pensiamo allo stesso modo». Poi la risposta più precisa sulla sua eventuale ambizione: «Il ruolo di premier è già pienamente sufficiente per me».
Politica estera, Groenlandia: «La penso come lo scorso anno, non credo che gli Stati Uniti faranno un’azione militare, che non condividerei», afferma Meloni, pur precisando che «l’amministrazione Trump con i suoi metodi diciamo molto assertivi, sta soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area artica per i suoi interessi». Fra l’altro, annuncia anche che l’Italia svilupperà «una sua strategia specifica» sulla regione artica.
E se la premier viene incalzata chiarisce che «con Trump sono stata d’accordo sul Venezuela, ma non sulla Groenlandia» e quindi «ci sono molte cose sulle quali non sono d’accordo» e «lo dico, ma lo dico a lui».
Rapporti con Usa
La politica estera prende la scena nella prima parte. Sul rapporto con Trump e la vicinanza alla Casa Bianca, risponde così: «Non ho capito che cosa si sta chiedendo quando si dice che l’Italia deve prendere le distanze dagli Stati Uniti, dobbiamo uscire dalla Nato? Chiudere le basi americane? Rompere i rapporti commerciali? Dobbiamo assaltare i McDonald’s?».
Sull’Ucraina invece ribadisce che «non c’è oggi sul campo l’opzione di un intervento della forza multinazionale con l’ombrello delle Nazioni Unite», ma solo di quello dei “Volenterosi”, e conferma di non ritenere «necessario l’invio dei soldati italiani in Ucraina» perché «il principale strumento individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un sistema ispirato all’articolo 5 della Nato», anche perché «quante sono le truppe che noi dovremmo mandare per essere efficaci a fronte di un esercito russo che ha un milione e mezzo di persone?».
Inviato speciale
Meloni invece offre una notizia sul bisogno di ristabilire rapporti con Mosca, lanciando la proposta che la Ue si doti di un «inviato speciale», come Washington: «Credo che Macron abbia ragione su questo e che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia». Ipotesi ben accolta via social da Kirill Dmitriev, inviato del Cremlino per le negoziazioni sull’Ucraina: «Un dialogo rispettoso è sempre una buona cosa». Il tema diventa anche occasione per punzecchiare il vicesegretario leghista Roberto Vannacci, contrario alla proroga di aiuti militari a Kiev. Il relativo decreto verrà approvato – garantisce la premier – e non farlo «lo considererei uno sbaglio. Mi stupisce» che una contrarietà «in particolar modo arrivi da un generale».
Elogi a Tajani
Mentre sul rapporto con i suoi vicepremier difende Salvini dalle accuse di filo putinismo, sulle armi «non c’è un veto di Salvini. I burattini, non i politici, hanno i fili». Poi definisce «miracoloso» il lavoro di Antonio Tajani, «dopo che FI non poteva più contare sul carisma di Silvio Berlusconi».
Sinistra «surreale»
Se in Venezuela vengono liberati i primi detenuti politici Meloni spera che fra i prossimi ci sia anche Alberto Trentini, di cui «il governo italiano si occupa quotidianamente da 400 giorni», afferma Meloni: «Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali sia politici sia diplomatici sia di intelligence, e non smetteremo fin quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio». Quindi una critica alla sinistra schierata contro l’intervento americano in Venezuela: «Vedere alcuni di estrema sinistra che spiegano a degli esuli venezuelani che cosa significhi essere venezuelano lo considero surreale: è una sinistra che sta sempre dalla parte sbagliata della storia».
Sul fronte interno Meloni anticipa che lunedì arriverà l’indicazione per la data del referendum, che si terrà il 22 e del 23 marzo. Per la premier c’è stato «un intento dilatorio nelle polemiche che ci sono state nei giorni scorsi» ma, sottolinea, «non c’è nessuna impasse, non abbiamo ragione per forzare».
Lo «spot dell’Anm»
Ma Meloni punta anche l’indice contro l’Anm e la campagna a favore del No che sostiene che con la riforma i giudici verranno sottomessi alla politica. Per la premier sarà un boomerang: «Una cosa totalmente campata in aria, ma lo considero uno spot a favore del Sì». Non solo, è proprio la campagna fatta dall’Anm nelle stazioni che «delegittima i magistrati». «Chiunque ha un ruolo di responsabilità è chiamato a ricoprirlo con dignità e onore», e non raccontando il falso sulla riforma. Ma le accuse alle toghe non sono finite qui: sulla sicurezza nelle strade, sulle baby gang, il governo continua a lavorare, ma «se poi la polizia fa degli arresti e i magistrati rimettono in libertà i fermati si vanifica il lavoro del Parlamento e della polizia».
Legge elettorale
C’è spazio anche per il dibattito sulle modifiche alla legge elettorale, Meloni spera che ci possa essere «un’interlocuzione positiva e che non ci siano chiusure pregiudiziali» da parte dell’opposizione. «Noi faremo tutto quello che possiamo perché le norme siano condivise – è il messaggio spedito al Campo largo —. Se c’è una chiusura pregiudiziale, non escludo che si debba chiedere al Parlamento» di procedere «a maggioranza per risolvere questo problema e che i cittadini abbiano la certezza che si fa quello che stabiliscono le elezioni». Elly Schlein «dovrebbe vedere favorevolmente una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: è un vantaggio per tutti». Poi annuncia un piano casa e un decreto sul caro bollette, mentre sull’Ilva promette: «Non ci saranno impegni vincolanti da parte del governo fino a quando non ci saranno risposte chiare su un solido piano industriale, la tutela dell’occupazione e la sicurezza ambientale».
Elezioni anticipate
Ultima domanda: l’ipotesi di andare a elezioni anticipate nel caso in cui dovesse passare il referendum sulla giustizia: «Non è proprio nei miei radar. Il mio obiettivo è chiudere questa legislatura come l’ho iniziata, arrivare al cospetto dei cittadini per essere giudicata».