Libero, 9 gennaio 2026
Il paladino anti-autovelox è scomparso nel nulla
È svanito nel nulla il “paladino della lotta agli autovelox”. L’ingegner Antonio Menegon, 78enne di Tezze sul Brenta (in provincia di Vicenza), che da anni si batte contro il sistema di rilevazione automatico della velocità e che ha contribuito, più di chiunque altro, in modo decisivo a portare la procura di Cosenza a effettuare numerosi sequestri di altrettante apparecchiature non omologate in tutto il territorio italiano. È dai primi giorni dell’anno che Menegon non ha dà segni di vita. Dove si trovi non si sa, come stia nemmeno. I suoi famigliari, sua sorella e il cognato, però, hanno appena presentato una denuncia formale di scomparsa ai carabinieri veneti. C’è apprensione, è inutile girarci attorno, per la sorte di questo signore sempre pacato che da anni gestisce una galleria d’arte a Rosà (sempre nel Vicentino) e che ha fatto da consulente nella battaglia contro i velox irregolari: informato, preciso, puntuale, un professionista mai ideologico e, invece, chiaro nelle sue esposizioni. «L’ultimo contatto con lui risale al 2 gennaio», si limitano a confermare dall’associazione Altvelox, che tutela gli utenti della strada, sulle pagine dei social network. Da allora, ogni contatto è stato perso. (in un’occasione gli hanno incendiato la macchina), hanno trovato le chiavi di casa sua, un computer ancora acceso, il suo telefono cellulare e fuori, all’esterno dello stabile, il furgone e l’auto dell’ingegnere. Oggetti che al momento non fanno che alimentare sia il mistero che la preoccupazione.
Menegon è vedovo e nell’appartamento in cui vive da solo le forze dell’ordine non hanno repertato nulla di anomalo (così come non hanno trovato tracce o indizi nella galleria di Rosà e al piano superiore dove c’è il suo studio professionale). I primi a cercare di mettersi in contatto con lui sono stati alcuni colleghi che, subito dopo Capodanno, hanno provato a contattarlo telefonicamente senza, tuttavia, ricevere alcuna risposta: è per questo che si sono insospettiti. Ora gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi e lavorano senza sosta nella speranza che non sia successo il peggio. C’è da aggiungere, a nota positiva, che tra le poche certezze di questa vicenda è registrato il fatto che non sono stati rilevati segni d’irruzione da parte di terzi nell’appartamento dell’ingegnere.
Le autorità stanno adesso visionando le riprese delle telecamere di sorveglianza dei luoghi frequentati da Menegon e stanno scandagliando le conoscenze e le ultime frequentazioni del 78enne per cercare di avere un quadro un po’più chiaro.
L’APPELLO
«Vista l’anomalia della scomparsa e la preoccupazione dei suoi cari chiediamo a chiunque abbia visto qualcosa di segnalarlo alle forze dell’ordine», è l’appello che Elena Mezzalira, la sindaca di Rosà, lancia, attraverso l’emittente Rete veneta, a chiunque sia in possesso di una, seppur piccola, informazione che possa aiutare i carabinieri in questo caso. Così come Mezzalira anche il primo cittadino di Tezze, Luigi Pellanda, è sconvolto: «È un’amara sorpresa», specifica lui, «la comunità è scossa perché non si sa dove è andato a finire». Su Facebook, infine, l’associazione Altvelox, sotto a un post che totalizza più di 250 condivisioni, decine di commenti (tutti preoccupatissimi) e quasi 28mila visualizzazioni, specifica che una settimana fa Menegon ha parlato con loro nel primo pomeriggio, intorno alle 14. 45: «È la persona che, con il suo lavoro, ha contribuito in modo decisivo a portare ai sequestri del T-Exspeed 2. 0 su scala nazionale. A lui chiedevamo consigli e verifiche, perché sapeva tenere insieme tecnica, fatti e documenti, senza slogan. Ma In certi momenti il lavoro passa in secondo piano, e resta solo l’essenziale: la persona, l’amico. Speriamo, davvero, di poter dire presto che Antonio sta bene». Un auspicio a cui, sul web, si aggiungono in tanti.