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 2026  gennaio 09 Venerdì calendario

«I fidanzatini di Policoro furono uccisi» Ma il pm archivia

«La procura della Repubblica di Matera ha nuovamente rigettato l’istanza di riapertura delle indagini depositata nell’interesse della madre di Luca Orioli, Olimpia Margherita Fuina, e fondata su un dato incontestabile: oggi la scienza forense dispone di tecnologie che nel passato non esistevano e che consentono di ottenere risultati allora impossibili, specie su indumenti e reperti conservati». Lo ha reso noto l’avvocato Antonio Fiumefreddo, legale della famiglia Orioli, sul caso legato alla morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i due giovani trovati senza vita il 23 marzo 1988 nella villetta di lei a Policoro (Matera).
«Eppure – continua il legale -, nel provvedimento di rigetto, la Procura continua a definire “granitica” la conclusione della accidentalità della morte per inalazione di CO2, arrivando a sostenere che i dubbi sulla scena del ritrovamento e sulla possibile manipolazione degli indumenti “non scalfiscono” quella verità. È una formula che, più che descrivere un accertamento, cristallizza una tesi, trasformandola in dogma: e ciò, nonostante, quella “verità” sia stata, negli anni, sconfessata e contestata da ricostruzioni tecniche autorevoli, da ufficiali dei carabinieri e della Guardia di finanza, dal magistrato Luigi De Magistris, da esiti investigativi e da valutazioni che hanno qualificato la morte dei due ragazzi come duplice omicidio».
Fiumefreddo ha precisato come «l’istanza chiedesse un accertamento concreto e attuale sugli abiti indossati dalle vittime, proprio perché la vicenda è segnata, fin dalle prime fasi, da dubbi gravi sulla scena e sulla gestione dei reperti», anche in virtù delle «attuali tecniche di genetica forense che permettono di ricercare tracce biologiche anche minime con possibilità che nel passato erano inesistenti. Andremo avanti. Ci rivolgeremo anche al ministro della Giustizia».